Autore: cri

  • Idee per tesi di laurea in Ingegneria

    Quelle di seguito sono idee di ricerca e progettazione che CampiAperti propone agli ingegneri in cerca di tesi di laurea (per gli interessati contattare l’associazione Ingegneria senza Frontiere di Bologna).  Prossimamente cercheremo di coinvolgere altre discipline: economia, agraria, veterinaria, sociologia, antropologia….

    1 – Piccola meccanizzazione agraria: trebbia fissa

    Proponente: Pierpaolo Lanzarini

    Recapito/contatti: p.lanzarini(at)postale.it tel: 333.3801134

    Azienda Agricola: Terra, Memoria e Pace, Pioppe di Salvaro, Grizzana Morandi (Bologna)

    Descrizione: da diversi anni il contoterzista non viene più a mietere i cereali nei miei campi: sono troppo piccoli e scomodi da raggiungere. Per la sua mietitrebbia con barra da 5 metri non sono convenienti. Ho dovuto così attrezzarmi con una mietilegatrice che risolve il problema della mietitura, ma non quella della trebbiatura. Per evitare ore e ore di lavoro per la realizzazione di questa fase della lavorazione, servirebbe la realizzazione di una trebbia fissa, di dimensioni ridotte, visto che quelle tradizionali sono molto ingombranti e richiedono ricoveri che non esistono in azienda. L’unico prodotto in vendita che ho trovato ha dei costi proibitivi.

    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto: una macchina simile, trasportabile su un mezzo di dimensioni contenute, potrebbe essere condivisa da più aziende con situazioni analoghe.

    2 – Approvvigionamento idrico sostenibile e distribuzione

    Proponente: Romano Cosi

    Recapito/contatti: ilgranello(at)ilgranello.eu, 051/778726 ore pasti

    Azienda Agricola: Il Granello, Pianoro-Livergnano, (Bologna)

    Descrizione: chi coltiva ortaggi ha bisogno di molta acqua, soprattutto in luglio-agosto, ma in collina non esistono i consorzi di bonifica e le sorgenti sono spesso di portata estiva scarsa e delocalizzate nel podere. Quindi il costo dell’acqua può essere molto alto sia in termini finanziari, sia in termini di impatto ambientale, dato che si può essere costretti ad utilizzare l’acquedotto HERA con tutte le distorsioni che ne derivano.

    Sarebbe importante realizzare e ottimizzare un sistema di irrigazione con approccio simile a quello della permacultura, con piccoli bacini di accumulo, con distribuzione idrica favorita il più possibile dalla gravita, ed eventualmente con l’utilizzo di pompe eoliche/solari per l’innalzamento dell’acqua dalle sorgenti ai bacini di distribuzione estivi.

    Riferimenti bibliografici: alcuni accenni in: Permacultura, Bill Mollison, ma forse c’è qualcosa di più recente

    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto: molto interessati, anche nell’ambito di una progettazione pluriennale eventualmente legata ai nuovi fondi PRSR (se dovessero mai dar credito alla piccola Agricoltura Contadina)

     

    3 – Fonte di riscaldamento alternativa, Compost Heating / biogas

    Proponente: Romano Cosi

    Recapito/contatti: ilgranello(at)ilgranello.eu, 051/778726 ore pasti

    Azienda Agricola: Il Granello, Pianoro-Livergnano, (Bologna)

    Descrizione: utilizziamo molto il compost per mantenere/migliorare la fertilità del suolo. Il fabbisogno annuale è molto elevato, e quindi sufficiente a creare dei cumuli molto grandi. Abbiamo sperimentato che questi cumuli si scaldano comunemente fino a 60-80 gradi e continuano ad emettere calore per 8-10 mesi, a seconda della loro maturità e costituzione. Con l’inserimento di tubi coibentati e una piccola pompa il calore può essere distribuito. Occorre studiare il bilancio termico.

    Il compost può essere anche fatto con del cippato, opportunamente innescato, e ovviamente potrebbe anche essere utilizzato il letame fresco delle aziende che allevano animali (pecore, capre mucche maiali) e che magari hanno problemi di smaltimento.

    Il calore prodotto potrebbe essere utilizzato come minimo per scaldare il vivaio delle piante primaverile e sicuramente per contribuire notevolmente al riscaldamento della casa. Molta meno legna da tagliare per scaldarsi in inverno.

    E alla fine del ciclo, in tarda primavera, lo si spande in campo e si ricomincia.

    I cumuli di compost generano inoltre molto biogas, che potrebbe essere immagazzinato in apposite bombole.

    Perchè sia sostenibile e vantaggioso per i contadini, il progetto dovrebbe essere dimensionato sulla struttura e le caratteristiche della fattoria.

    Riferimenti in rete: ancora approssimativi, varie fonti con ricerche su “compost Heating”, “Jean Pain”, in realtà partiamo da una nostra constatazione di fatto.

    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto: Molto interessati ad un avvio iniziale di una struttura semplice ed economica, già dal primo anno si potrebbero risparmiare molti soldi per il riscaldamento della casa.

    Strutture più complesse potrebbero essere progettate anche nell’ambito dei fondi PRSR, come per esempio l’adeguamento delle vecchie letamaie.

    4 – Laboratorio trasformazione al primo piano

    Proponente: Strulgador
    Recapito/contatti: strulgador(at)gmail.com cell 3248395063 sempre
    Azienda Agricola: Strulgador via roncadella 1083 montombraro zocca (mo)
    Descrizione:  La nostra idea era predisporre un laboratorio di
    trasformazione al primo piano della casa, con montacarichi e scale
    esterne. come realizzarlo non ne abbiamo idea.

    5 – Essiccatore solare

    Proponente: Strulgador, Arvaja
    Recapito/contatti: strulgador(at)gmail.com cell 3248395063 sempre
    Azienda Agricola: Strulgador via roncadella 1083 montombraro zocca (mo)
    Descrizione:  La nostra idea era predisporre un essiccatore per erbe
    e frutta, delle dimensioni di Larg.3 x Lung.3x Altezza 2 m,
    all’interno di un casottino già presente da ristrutturare. Il sistema
    di essiccazione sarebbe idealmente composto da una ventola attivata da
    un pannello fotovoltaico, e un sistema di riscaldamento ad acqua calda
    scaldata con pannello solare e mossa presumibilmente con pompa
    alimentata da un fotovoltaico.
    Riferimenti in rete: http://www.catpress.com/bplanet9/solemacc.htm,
    http://www.peperonciniamoci.it/forum/topic/15433-essiccatore-solare-a-flusso-orizzontale-autocostruito/,
    http://www.ecoblog.it/post/5772/aria-calda-dai-pannelli-fotovoltaici
    Riferimenti bibliografici: Il libro dell’essiccazione, macroedizioni
    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto: credo sia un
    progetto che può interessare molti produttori che devono essiccare
    frutta, verdure, e erbe.

    6 – Progettazione di un dispenser per la semina di bulbi trainato da un motocoltivatore

    Proponente : Carlo Farneti
    Recapito/contatti: cfarneti(at)infinito.it 0516706124 ore pasti
    Azienda Agricola : Ca Battistini Savigno (Bologna)

    Descrizione: da tempo utilizziamo un sistema semplice ma efficace per la semina di bulbi, soprattutto di cipolline da seme, aglio e fave. Il sistema consiste in un piccolo assolcatore trainato da un motocoltivatore che apre un solco. Tra le due ali dell’assolcatore infiliamo l’estremità di un tubo di pvc diametro 5 cm di circa un metro di lunghezza. Il tubo viene poi fissato all’altra estremità al manubrio della motozzappa. La semina viene fatta in due persone. Uno guida la motozappa e la seconda persona infila velocemente i bulbi nel tubo.

    Sarebbe molto utile progettare una tramoggia attrezzata con un dispenser automatico da assemblare all’assolcatore in modo da poter eseguire il lavoro in una persona e più velocemente.

    Riferimenti in rete:

    http://slowfood..pisamontepisano.it/indexDati.jsp

    http://es.dreamstime.com/fotograf%C3%ADa-de-archivo-sembradora-antigua-image10869602

    http://spanish.alibaba.com/product-gs/ali-disc-harrow-sells-single-row-garlic-planting-machine-663070112.html

    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto siamo molto interessati, soprattutto se viene proposta una soluzione semplice e autocostruibile (o realizzabile da un artigiano locale)

    7 – Ottimizzazione dei flussi di aria e calore in un maltatore/essiccatore

    Proponente : Carlo Farneti
    Recapito/contatti: cfarneti(at)infinito.it 0516706124 ore pasti
    Azienda Agricola : Ca Battistini Savigno (Bologna)

    Descrizione: per la produzione di malto, necessario alla produzione di birra, abbiamo modificato il cassone di un frigo da latte di 600 litri. Nel processo di maltazione, successivamente alla fase di germinazione,  dobbiamo creare un flusso di aria calda che essicchi  il malto a una temperatura compresa tra i 30 e i 40 gradi e successivamente a una temperatura di 75-80 gradi. Intendiamo creare il flusso di aria calda attraverso una ventola e delle resistenze elettriche.  Necessitiamo quindi di uno studio non empirico finalizzato al dimensionamento della ventola e delle resistenze.

    Riferimenti in rete:

    http://fermentisociali.blogspot.it/

    http://roguespirits.wordpress.com/2013/03/28/from-the-farmstead-malt-house/

    http://homedistiller.org/forum/viewtopic.php?f=6&t=35519

    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto siamo molto interessati a effettuare miglioramenti del nostro sistema di maltazione

    8 – Progettazione di in impianto pilota per la creazione di biogas da residui organici

    Proponente : Carlo Farneti
    Recapito/contatti: cfarneti(at)infinito.it 0516706124 ore pasti
    Azienda Agricola : Ca Battistini Savigno (Bologna)

    Descrizione: navigando in rete abbiamo letto di impianti domestici, realizzati soprattutto in Cina  e in India,  per la produzione di biogas ad uso familiare. Sarebbe interessante un lavoro di indagine approfondita sulla possibilità di applicazione concreta di queste tecnologie presso le aziende agriocle  dell’associazione

    Riferimenti in rete:

    http://www.agarden.it/

    http://www.viviconsapevole.it/eventi/la-digestione-anaerobica-e-la-produzione-di-biogas-a-livello-domestico-verso-l-autosufficienza-e-la-sostenibilita.php

    http://www.alibaba.com/product-gs/292476678/innovative_family_size_biogas_plant_for.html

    Interesse alla realizzazione dell’intervento/progetto qualora risulti una tecnologia appropriata ed economica

  • Le vie nei campi

    Visite per la “certificazione partecipata”

    Molti nuovi produttori agricoli hanno chiesto di entrare a far parte di CampiAperti e di poter vendere ai mercati dell'associazione. Il primo passo del percorso di inclusione consiste nella visita alle nuove realtà, in una giornata dedicata alla conoscenza reciproca. Tutti gli interessati sono invitati a partecipare alle visite: è un'occasione per conoscere da vicino storie e persone interessanti.

    Di seguito il calendario delle visite: contattate i referenti per informazioni e per concordare gli appuntamenti

    DOMENICA 6 APRILE ORE 10

    VISITA A:
    Doriana Ghelfi, ortaggi, Rioveggio
    referente: Alessandro Castellini
    339 7686763

    e sempre domenica 6 aprile ma a Sasso Marconi
    VISITA A:
    Donatella Mongardi, erbe aromatiche e trasformati, Badolo, SassoMarconi
    referente: Elisa Manni
    051 778726

    LUNEDÌ 7 APRILE ORE 10
    VISITA A:
    Stefano, verdura, frutta e marroni, Mozuno
    referente: Alessandro Castellini
    339 7686763

    MARTEDÌ 8 APRILE primo pomeriggio
    VISITA A:
    Ivan Setti, ortaggi e frutta, Castelfranco Emilia
    referente Maria Miani
    333 9639611

    E sempre martedì 8 aprile
    ritrovo a Cà Bortolani alle 10.00

    VISITA A:
    Geart, tisane e formaggi, Vedegheto
    referente Sandrine

    348 3713539

    MERCOLEDÌ 9 APRILE ore 9,30
    ritrovo a faenza in via Tebano 42
    VISITA A:
    Peter e Cecilia, ortaggi, Imola
    Azienda agricola taroni ortaggi, Faenza
    biogreenimola, officinali e gastronomia, Imola
    referente Alberto Montanari
    329 2978599
    per chi viene da Bologna referente Sandrine
    348 3713539

    GIOVEDÌ 10 APRILE ORE 10,00
    VISITA A:
    Donatella Belletti, piante perenni e arbusti, San Giorgio in Piano
    referente: SIlvia
    393 1212468

    SABATO 12 APRILE ore 14,30
    ritrovo presso azienda agricola La Sega, via Valle del Samoggia 6477
    VISITA A:
    Shara Chiodi, piccoli frutti, Savigno
    Claudia Federici, frutta e ortaggi, castello di Serravalle
    referente Massimiliano
    349 6774226
    Podere cà nova di sopra, vino, Monteveglio
    referente Michele Caravita
    389 8809812

    e sempre il 12 aprile ma a reggio Emilia
    VISITA A:
    Lucia Ferraroni, pane, Reggio Emilia
    referente Manuela Messori
    335 1680823

    MERCOLEDÌ 7 MAGGIO ORE 10.30
    VISITA A:
    Marco Rossi, ortaggi, Molinella
    referente: Massimiliano Santi
    328 9050249

    DOMENICA 11 MAGGIO
    VISITA A :
    az. agricola Casa Leone, I Flocchi, Giovanni Pacchiani, Rossana Iomini,
    rispettivamente: cereali e legumi, vino, prodotti da forno, detersivi,
    Parma
    referenti: Carlo e Germana
    051  6706124

  • Elenco prezzi frutta e verdura di stagione

    Il seguente elenco prezzi ha due obiettivi principali:

      • consentire il sostentamente dei contadini che coltivano frutta e verdura
      • rendere accessibili i prodotti biologici contadini al maggior numero di persone possibile

    …ci muoviamo alla ricerca di un equilibrio tra queste due importanti aspirazioni.

    I nostri prodotti li potete trovare presso i mercatini di bologna.

    VERDURA
    VARIETA’ PREZZI NOTE
    Aglio fresco 5 – 7
    Aglio secco 7 -10
    Aromatiche 10
    Asparagi 5-7
    Bietola 2,4-3* *da serra
    Broccolo 2,7-3,5* *ricacci primaverili
    Carciofi 0,6-1* *piccoli-grandi
    Cardo imbiancato 3-4
    Cardo non imbiancato 2,5
    carote 2,5-3,5
    Cavolfiore 2,5-3
    Cavolo cappuccio 2,2-2,5
    Cavolo cappuccio rosso 2,5-3
    Cavolino di bruxelles 5-6
    Cavolo nero 3
    Cavolo verza 2,2-2,5
    Cetriolo 2,5-3* *da serra
    Cicoria 2,4-3
    Cime di rapa 2,5-3,5* *da serra
    Cipollotto di tropea 2,5-3,5
    Cipollotto fresco 3,5-4,5
    Cipolla dorata/bianca secca 2-2,5
    Fagioli freschi 3-3,5
    Fagiolini 4-5
    Fava 3-3,2
    Finocchio 2,5-3
    Fiori di zucca 0,10-0,15 cadauno
    Friggitello 4-5
    Lattughe 2,5-3,5
    Lattuga da taglio (misticanza) 5
    Melanzane 2,5-3
    Melone 2-2,5
    Patate 1,5-2
    Peperone 2,8-3,5
    Pomodoro ciliegino 3,5-4,5
    Pomodoro datterino 5-7
    Pomodoro cuore di bue 2,6-3,2
    Pomodoro da salsa
    a cassa
    1,3-1,5
    0,8-1
    Pomodoro insalataro 2,5
    Porro 2,8-3,3
    Piselli 4-5
    Radicchio 3-4* *castelfranco, treviso
    Radicchio da taglio 6-7
    Rape (ramolaccio) 2,2-2,5
    Ravanello 0,10 cadauno
    Rucola 8-10 0,8 – 1 mazzo da 100 g
    Sedano 3-3,5* * imbiancato
    Sedano rapa 3
    Spinacio 4
    Selvatiche (borragine, senape, ortica, papavero…) 4-5
    Topinambur 3
    Zucche 1,6-2
    Zucchine 2,2-3
    FRUTTA
    VARIETA’ PREZZI NOTE
    Albicocche 2,5-3,5
    Anguria 0,8-1
    Arance tavola 2
    Arance spremuta 1,8
    Avocado 5
    Cachi 2,3-2,5
    Cedri 3
    Ciliegie 6-8
    Clementine/mandarini 2,5
    Fichi 3,5-4
    Fragola 6-7
    Frutti di bosco (compreso gelso)
    mora coltivata
    8-15
    Giuggiole 3,5-5
    Limoni 3
    Mele 2-3
    Nespole 2,5-3
    Nocciole 8
    Noci 7-8
    Pere 2,8-3,3
    Pesche 2,5-3
    Pompelmo 2,3
    Prugne 2-3
    Uva 2,5-3
    Uva fragola 3
  • Inchiesta itinerante sulle resistenze contadine

    In questo blog Michela, Roberta, Michele e Sara spiegano il progetto "Genuino Clandestino: the book". In bocca al lupo a tutti e quattro!

    http://gcthebook.wordpress.com/

  • European Experience

    Come gruppo di lavoro sull’accesso alla terra all’interno di CampiAperti stiamo partecipando al progetto “European Experience-Sharing on Providing Land for Local Sustainable Agriculture”.

    Il progetto della durata di due anni, è finalizzato allo scambio di buone pratiche fra soggetti che in diversi Paesi europei si occupano di facilitare l’accesso alla terra e di promuovere un’agricoltura locale e contadina.

    Le realtà coinvolte nel progetto sono:

    Terre des Liens – Francia – capofila del progetto

    RegionalwertAG  e Gartencoop  Friburgo – Germania

    Soil Association Land Trust  e The Byodinamic Land Trust – Gran Bretagna

    Terre en vue  e http://www.land-in-zicht.be/ – Belgio

    AIAB Lazio e Coordinamento Romano, Terre Future, CampiAperti (Accesso alla Terra) – Italia   

    XCT (Xarxa de Custodia del Territori) e Rurbans/Terra Franca – Catalonia – Spagna

    Vivasol – Lithuania

    Da Agosto 2012 abbiamo partecipato a diversi incontri (Lione, Friburgo, Bristol, Roma). Inoltre abbiamo potuto fare una visita conoscitiva a Terres des Liens a Febbraio dell’anno scorso.

    Sono previsti ancora due incontri: uno in Spagna ad Aprile 2014 e l’ultimo di nuovo in Francia vicino a Parigi.

    I resoconti dei diversi incontri sono disponibili sul sito http://www.accessoallaterra.org/web/category/in-europa/

    Uno dei risultati previsti dal progetto è la creazione di un sito internet che raccoglierà informazioni dalle diverse organizzazioni coinvolte, fra le quali anche CampiAperti (ci sarà una pagina dedicata ad Accesso alla terra/CA con panoramica su CA e notizie specifiche su AT).

    Un altro dei risultati raggiunti dal progetto è stato quello di avviare una rete di relazioni fra soggetti che si muovono verso la difesa della terra come bene comune e verso la salvaguardia e il sostegno dell’agricoltura contadina e di prossimità.

    Si è anche avuta l’opportunità, grazie alla partecipazione a questa rete europea, di entrare in contatto con  realtà che promuovono e sostengono a livello europeo l’agricoltura sostenuta dalla comunità (http://urgenci.net/index.php?lang=en) e  la sovranità alimentare (http://nyelenieurope.net/en/).

    Si prevede una seconda edizione del progetto alla quale crediamo sarebbe importante riuscire a partecipare per mantenere aperto e vivo questo scambio di esperienze a livello europeo perché possono essere fonte di ispirazione e di confronto. L’idea è di partecipare insieme, Accesso alla Terra, Arvaia e CampiAperti. L’adesione formale sarebbe a nome di CA. La referente per il progetto sarei io (Cecilia) che mi prenderei l’impegno di aggiornare AT, Arvaia e CA che condividerebbero l'opportunità di partecipare agli incontri e l’onere di compilare ogni tanto i materiali richiesti.

    Cecilia

  • GENUINO CLANDESTINO – ROMA 17 – 18 MAGGIO 2014

    GC_Roma

    Genuino clandestino – Roma, 17-18 maggio 2014

    INVITO AI MOVIMENTI PER LA DIFESA DEI TERRITORI E DEI BENI COMUNI

    Genuino Clandestino, è una rete nazionale di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare che, attraverso pratiche locali di resistenza e costruzione di alternative, difende la Terra con fatica, sudore e passione.

    Ogni giorno dalle nostre campagne (e dalle città) ci opponiamo alla logica del capitale che distrugge i territori per il profitto di pochi e a danno delle comunità, impegnandoci a costruire pratiche e iniziative di controinformazione per affermare il diritto all’autodeterminazione alimentare, per la difesa dei beni comuni, per l’accesso alla terra, contro la vendita dei terreni agricoli pubblici, per il diritto ad abitare le terre che coltiviamo, per un lavoro che non sia sfruttamento.

    Ogni giorno siamo a fianco di quanti si stanno battendo contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione dell’ambiente, contro tutte le opere inutili e dannose, contro la mercificazione del territorio, delle risorse naturali e dei beni pubblici, per il diritto alla casa, e contro le scelte governative che tengono solo conto degli interessi dei potentati, delle lobby, delle banche e delle mafie.

    E con la campagna Terra Bene Comune intendiamo fermare la devastazione dei territori e difendere la vocazione agricola alimentare della terra, mettendo in rete comitati, movimenti e soggettività, ricomponendo le lotte,  creando un agire comune che sia ancora più efficace.

    Per questo il 16-17-18 Maggio a Roma, in occasione del nostro incontro nazionale a Roma, vorremmo incontrarci con i movimenti e comitati che si battono per la difesa dei territori e dei beni comuni, per rafforzare alleanze e sinergie, ed intrecciare i percorsi tra le lotte in campagna e quelle in città, unendo i precariati della campagna e quelli della città per smontare il concetto abusato di crisi con proposte di pratiche alternative. Un incontro che possa essere propulsore di ragionamenti, ma anche un sostegno concreto alle battaglie, presenti e future, accomunate dalla stessa rabbia verso un modello ed un sistema, quello capitalistico, che non ci rappresenta, non ci tutela, e sta dimostrando tutti i suoi limiti.

    Emblema di questo sistema, l’EXPO 2015 a Milano che, sotto il titolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, spera di salvare la faccia riciclando parole come sostenibilità, ambiente, nutrizione senza mettere in discussione il modello capitalista sviluppista, che ciclicamente ripropone gli stessi meccanismi basati sullo scippo di risorse e futuro. In contrapposizione all’EXPO, contenitore vuoto, modello di indebitamento, cementificazione e precarietà, vogliamo riportare al centro i bisogni delle persone, la sovranità alimentare  e la sovranità sociale dei territori.

    INVITIAMO PERTANTO MOVIMENTI E COMITATI A CONDIVIDERE CON NOI RIFLESSIONI, ESPERIENZE, PROSPETTIVE E STRATEGIE:

    Sabato 17 maggio 2014, ore 10,00-17,30, Forte Prenestino

    Tavolo Tematico: “Terra Bene Comune: alleanze e sinergie tra le lotte in campagna e quelle in città” per leggere il programma completo con gli altri tavoli tematici clicca qui

    Domenica 18 maggio 2014, ore 11,00-13,00, Piazza San Giovanni

    Assemblea pubblica “Mangiare nella Crisi: Ripensare il consumo, il lavoro e il futuro delle nostre comunità”

    Domenica 18 maggio , ore 9,00 – 17,00, Piazza San Giovanni, all’interno del mercato di Genuino clandestino, Piazza Terra Bene Comune, dove ogni realtà potrà esporre materiale informativo o altro tipo di comunicazione creativa in riferimento alla propria specifica vertenza.

    [gview file=”https://www.campiaperti.org/wp-content/uploads/2014/03/Programma_Provvisorio.pdf”]

  • Intervista a Vandana Shiva

    Un'interessante intervista a Vandana Shiva di Giuditta Pellegrini su Terra Nuova.

  • La polizia che fa politica (la politica che si fa polizia)

    Siamo colpiti dall'impegno con cui la questura e la procura di Bologna si prodigano per smantellare quei gruppi politici che non rientrano nell'alveo istituzionale.

    Il  circolo Fuoriluogo ha avuto il privilegio di fungere da laboratorio sperimentale per l'affinamento della strategia  della demolizione che, adesso possiamo dire, consta di tre fasi:

    Il torchio, ovvero l'adozione di misure cautelari  – in assenza di giudizio – tipo foglio di via, che limitano la libertà degli attivisti mettendoli fortemente sotto pressione. Queste misure sono assegnate sulla base di reati gravissimi tipo attacchinaggio abusivo, imbrattamento, manifestazione non autorizzata. A questo si associa un comportamento provocatorio della polizia finalizzato all'allargamento dei  capi d'accusa (vilipendio, resistenza a pubblico ufficiale…)

    Il pestaggio mediatico, ovvero la formulazione di accuse infamanti – come associazione a delinquere con finalità terroristiche – che creano grande attenzione sulla stampa e fanno terra bruciata attorno ai soggetti bersaglio

    L'oblio. Dopo anni si giunge al processo e i pericolosi gruppi terroristici si dimostrano per quello che sono: persone che hanno fatto informazione in merito a temi come  immigrazione lavoro e diritti sociali e hanno organizzato contestazioni e proteste sostanzialmente pacifiche. Tutto si sgonfia e decade.  Ma badate bene, il risultato comunque è raggiunto: i circoli sono disciolti e gli attivisti dispersi, passati nel tritacarne che non tollera le voci fuori dal coro.

    Questa, secondo noi, è la macchina che è stata messa in moto contro i militanti notav attualmente in carcere.

    Per raggiungere questi grandiosi risultati sono impiegati decine di agenti per controlli, pedinamenti, collocazione di microspie, centinaia di pagine di resoconto delle indagini, magistrati, avvocati. Un immane, gigantesco spreco di denaro pubblico…e la riduzione al lastrico degli inquisiti.

    Con sconforto assistiamo in questi giorni all'avvio del tritacarne contro i ragazzi del CUA, che conosciamo come impegnati e attenti ai valori dell'ecologia  e della solidarietà, i quali si ritrovano nella fase "torchio" avanzata con misure pesantissime inflitte,  come il divieto di dimora. Ed è recentissima la notizia che anche i nostri amici di Labas hanno subito a Parma, durante una sacrosanta contestazione della politica dell' EFSA sugli ogm, le "attenzioni" delle forze dell'ordine provocatorie e violente.

    Un nuovo autoritarismo sta avanzando.

    Riteniamo che la società civile di questo territorio debba esprimersi con urgenza per dire basta alla persecuzioni giudiziarie e poliziesche degli attivisti politici.

  • Terra Bene Comune, Caicocci non si vende!

    caicocci terra socialeA Caicocci, vicino a Umbertide (Perugia) è partito un progetto di custodia sociale di case e terreni del Demanio.

    No alla vendita delle terre pubbliche, sì alla custodia sociale! Vedi anche Terra Bene Comune – la campagna.

    Caicocci non si vende, ma si vive e si difende!

    C’era un forno, nelle alte colline che dividono la valle del Tevere dal lago del Trasimeno, che una volta era abituato a cuocere cibo per tante e tanti, contadini e contadine,donne e uomini. Quel forno,da anni, moriva dalla tristezza, sempre spento, ormai ammasso di materiali inerti abbandonati nell’abbandono di un luogo ormai senza senso ne vita e depredato chiamato Caicocci.
    Oggi quel forno sfavillava gioia e scintille e cuoceva, da mattina a sera, pizze su pizze genuine, con quelle farine che erano quasi decenni che quei mattoni refrattari non vedevano, tra chiacchere di donne e uomini, risate e pianti di bambini di ogni età. stasera quel forno, a Caicocci, riposa, ancora caldo, felice…perché Caicocci vive e non si vende!!!
    RESOCONTO

    Con una grande e partecipata pizzata sociale si sono concluse le prime due settimane di custodia sociale di Caicocci. dopo un inverno difficile, in cui a stento siamo riusciti a tenere in vita il comitato Caicocci Terra Sociale, è improvvisamente ripartita l’iniziativa . stavolta in maniera radicale, aiutati dalle porte in faccia chiuse dalla politica regionale a chi cercava dialogo e dal coraggio di alcun@ compagn@. Da due settimane ci si prende cura di Caicocci.

    Si è cominciato a pulire e sistemare; a incontrarci e a fare l’ assemblee lì.

    Complice un mazzo di chiavi trovato, si sono riaperte le case; è stato trasformato la reception nel punto di accoglienza. Insomma è iniziata la custodia sociale.

    Un paio di nostri compagni GC da alcuni giorni dormono li, probabilmente presto, molto presto arriveranno anche animali. E intanto arrivano libri per la biblioteca, si riaprono sentieri, si potano gli alberi. Insomma dalle chiacchere ai fatti.

    Occupazione ? No, è custodia sociale.

    Fabio

     

    E per il 13 aprile una giornata di lotta contadina a Caicocci in vista della giornata mondiale di via Campesina del 17 aprile. Stay tuned.

  • Manifestazione NO-OGM all’Efsa, Parma

    ogmDi seguito pubblichiamo un report sui gravi fatti di oggi all'EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare; segue comunicato dei centri sociali dell'Emilia-Romagna, delle Marche e del Nord-Est che avevano organizzato l'iniziativa.

     

    Ciao a tutt*,

    stamattina la coalizione di centri sociali dell'Emilia-Romagna, delle Marche e del Nord-Est hanno invaso l'EFSA a Parma, nell'ambito della campagna di lotta contro gli OGM per la sovranità alimentare, contro il biocapitalismo della terra. 

    L'iniziativa si è svolta occupando prima l'atrio (spargendo semi biologici, portando frutta biologica e attaccando adesivi con la scritta NO OGM), spiegando al megafono le ragioni della protesta alle numerose persone presenti, poi con un piccolo corteo interno. Alla conclusione dell'iniziativa però c'è stata una "malagestione" (per dirla in maniera gentile….) delle forze dell'ordine. Prima hanno tentato di non farci uscire dal palazzo dell'EFSA, tentando di chiudere i cancelli e spingendoci via. Una volta riusciti ad uscire ci hanno inseguito insultandoci e minacciandoci, non facendoci ritornare ai mezzi, sfociando infine in una carica a freddo partita alle nostre spalle, nella quale sono state ferite ragazze e ragazzi in maniera pesante (una di queste è una delle ragazze che segue Làbimbi a Làbas, che è stata prima presa a calci sullo stomaco, poi manganellata in faccia – ora è in ospedale e non si sa se ha lo zigomo rotto – e sulla schiena). Dopo essere riusciti ad arrivare in centro siamo stati bloccati e circondati su uno dei ponti di Parma, e quindi impossibilitati ad andar via. Dopo numerose discussioni e una conferenza stampa accerchiati dalla polizia, siamo riusciti ad andar via, senza essere identificati.

     

    Comunicato

    Cibo, terra e comunità: contro gli OGM per la sovranità e la sicurezza alimentare contro il biocapitalismo della terra. Con l'occupazione dell'EFSA, l'Authority Europea per la Sicurezza Alimentare, oggi rilanciamo pubblicamente una campagna di conflitto aperto e diretto contro l'introduzione degli OGM in Italia e in Europa.
    Centri sociali, ambientalisti, attivisti, agricoltori, in molti ci stiamo organizzando  con la rabbia degna che anima gli agricoltori dal sudamerica all'india, le comunità rurali di tutto il mondo riunite ne La Via Campesina, i fauchers francesi che hanno respinto la Monsanto cacciandola dalla terra.
    Le colture OGM, così come l'agricoltura industriale, esercitano una violenza inaccettabile sull'agricoltura, sull'ambiente e sui nostri corpi. Gli OGM non hanno altra ragione di esistere che il profitto delle multinazionali che li producono e il controllo che consentono sulla catena alimentare e l'agricoltura: il pensiero magico che li accompagna è solo un contrabbando ideologico. Non sono più produttivi, inducono un utilizzo smodato e crescente di diserbanti, disastrosi per l'ambiente e pericolosi per la salute, e determinano l'insorgere ormai incontrollato di infestanti e insetti resistenti, pongono serie criticità e preoccupazioni per l'effetto sulla salute umana.
    Con le altre monocolture intensive sono tra le principali cause dei cambiamenti climatici e della crisi ecologica. Riducendo la biodiversità, impoverendo i terreni e introducendo l'inaccettabile principio del copyright minano alle radici la sicurezza e la sovranità alimentare, la libertà di scelta e di produzione di cibo delle comunità, la condivisione delle risorse alimentari. Tutto questo è inaccettabile e non siamo disposti ad attendere lo svolgersi dei giochi di ruolo delle lobbies: non lo fanno coloro che si fanno agenti delle multinazionali, che forzano la legalità, in Friuli come in altre parti d'Europa, e forzano soprattutto i confini del bios con conseguenze irreparabili. Per questo oggi abbiamo occupato l'EFSA, l'Authority che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare ma che sicuramente nel caso degli OGM garantisce soltanto, insieme alla Commissione Europea, una facile via di accesso alle multinazionali.
    Non un parere negativo è stato mai espresso: a detta dell'EFSA perché il livello scientifico delle richieste è sempre stato molto alto. Stranamente però molti governi e scienziati sono spesso stati in profondo disaccordo con questa conclusione basata su documentazione fornita dalle stesse multinazionali senza alcuna verifica indipendente e quasi sempre a partire da dati non pubblicati. Le linee guida di EFSA per il processo di valutazione dei rischi sono scandalose.
    – Le multinazionali hanno la totale libertà di determinare gli elementi essenziali per la valutazione del rischio, e le metodologie prese in considerazioni sono state formulate da, o con, tecnici che lavorano per le stesse multinazionali. – L'elemento principale del processo, la “valutazione comparativa del rischio”,  gemella della “sostanziale equivalenza” dell'ente USA, fu definito da scienziati (in particolare Kuiper e Kok) che lavoravano per l'ILSI, un istituto finanziato dalle multinazionali biotech, in collaborazione con personale alle dirette dipendenze delle stesse multinazionali (Monsanto, Bayer, Dow, Syngenta), e che poi ricoprirono cariche di primaria importanza nella valutazione del rischio per gli OGM. EFSA seguì successivamente il suggerimento di ILSI di ritenere la valutazione comparativa l'elemento principale del processo di valutazione e, in pratica, una valutazione in sé anziché soltanto il primo di una serie di passaggi obbligatori.
    – La valutazione comparativa non ha un reale valore scientifico, come minimo perché non ha nessuna definizione quantitativa e non tiene conto della specificità genetica che non ha niente a che vedere con l'ereditarietà e la normale regolazione genica. Nonostante ciò sarebbe sufficiente a rigettare le piante OGM, se fosse applicato rigorosamente. Infatti è dimostrato che le piante OGM NON sono “sostanzialmente equivalenti” alle piante non-OGM da cui sono derivate poiché mostrano importanti differenze nei nutrienti e nelle proteine, nonché nel livello di tossine e allergeni (nel qual caso queste differenze sono classificate come “non biologicamente rilevanti” dagli stessi scienziati che hanno definito le linee guida). Il trucco usato dalle multinazionli è di attuare la valutazione comparativa non tra la pianta OGM e la linea isogenica non-OGM da cui è derivata ma con un database vastissimo che include molte varietà non isogeniche, coltivate in luoghi e tempi diversi (alcune anche più di 50 anni fa), in modo da ampliare la variabilità di riferimento includendo anche varietà inusuali con valori atipicamente alti o bassi di alcune componenti. EFSA riconosce validi questi stessi database creati dalle multinazionali senza richiedere alcuno studio più rigoroso. (E tutto ciò, notiamo, è addirittura contrario alla direttiva Europea sul rilascio di piante OGM)
    – Non è richiesta la valutazione degli effetti combinati di differenti erbicidi o differenti tossine espresse dalla pianta, nonostante gli effetti sinergici non siano prevedibili o conosciuti. – Non è richiesta la valutazione a sé stante di piante che combinino più tratti genetici specifici.
    – Non è richiesta una valutazione degli effetti su organismi non-target a tutti i livelli della catena alimentare, ma solo dei livelli più bassi, né è richiesta una valutazione completa degli effetti cumulativi a lungo termine.
    – Non c'è alcun obbligo esplicito per la pubblicazione dei dati sperimentali prodotti dalle multinazionali, in modo che essi siano accessibili per studi indipendenti. A questo proposito, nota un editoriale di Scientific American (13 agosto 2009), “è impossibile verificare che le piante ogm si comportano come viene detto [..] perché le compagnie biotech hanno il potere di veto sul lavoro di ricercatori indipendenti [..] Solo studi che siano stati da loro approvati approdano alle riviste [..]”.
    Tutto questo è inaccettabile e renderebbe ridicolo, se non fosse oltraggioso, la pretesa delle direttive europee in materia di coltivazione delle piante OGM, per le quali la valutazione della loro sicurezza è affidata a livello Europeo proprio a EFSA. E se non bastasse, sarebbe sufficiente incrociare le dichiarazioni della Monsanto: “Monsanto non dovrebbe dover rispondere della sicurezza del cibo biotech. Il nostro interesse è di venderne il più possibile. Assicurarne la sicurezza è il lavoro delle agenzie governative (FDA, l'agenzia USA per la sicurezza alimentare, corrispettivo di EFSA). Philip Angell, Monsanto’s director of corporate communication, NYT magazine, 25 ottobre 1998" con quelle di EFSA, così come appaiono dalle sue linee guida: “Non è previsto che EFSA produca studi indipendenti, poiché è onere del proponente di dimostrare la sicurezza della pianta GM in questione” per comprendere come la questione degli OGM è esattamente quello che appare: un conflitto aperto fra il biocapitalismo e la libertà per la difesa della terra, del cibo, della salute e dell'ecosistema.
    Coalizione Centri Sociali dell'Emilia Romagna, Centri sociali del Nord est e Centri sociali delle Marche.
    Rassegna stampa:
    http://www.globalproject.info/it/in_movimento/parma-no-ogm-occupata-la-sede-dellefsa-le-forze-dellordine-aggrediscono-gli-attivisti/16747
    http://www.globalproject.info/it/in_movimento/parma-iniziativa-no-ogm-allefsa-la-polizia-provocatoriamente-carica-gli-attivisti-una-giovane-ragazza-colpita-violentemente-in-faccia/16745 http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4564 http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/03/20/news/centri_sociali_contro_l_efsa_tensione_in_viale_piacenza-81430476/ http://radio.rcdc.it/archives/scontri-parma-efsa-135834/

  • «Cooperativa» è una parola che non significa più un cazzo?

    falce

    pensierini sulle coop

    doveva essere il 1978 e tutti quanti, venti persone  e più,  mangiavamo a casa della zia all'aperto, sotto la grande quercia. Le famiglie operaie, come la mia, andavano in campagna dai parenti il sabato e la domenica a lavorare. A cavare le barbabietole a mano. Tornavano per un pasto gratis,  per una cassetta di frutta e verdura, un po' di uova e per chiaccherare e scherzare nella casa della grande famiglia originaria. Erano gli ultimi battiti di una storia che era stata molto lunga: la civiltà contadina stava per finire, la mezzadria contava pochi anni ancora ed era come se gli operai si raccogliessero intorno a un capezzale. Un decennio e quelle relazioni si sarebbero completamente disintegrate.

    Io e i miei cugini giravamo alla larga dai grandi. Armati di lance e archi percorrevamo i fossi invisibili come veri indiani. Appena ti scorgevano ti obbligavano a lavorare con loro, falcetto in mano, a decollare le barbabietole. I romagnoli di una volta non erano teneri con i bambini (famosa l'usanza barbara di fasciare i neonati e abbandonarli nella culla durante le ore di lavoro nei campi).

    In una di quelle domeniche assolate mi ricordo chiaramente un lontano parente proveniente dalle zone di Ravenna. Per noi montanari parlava con un accento assolutamente esotico: "me a so dla CMC, cooperativa cementisti e muratori!" declamava con orgoglio e la  dose di spacconaggine tipica.

    Pur essendo piccolo  questa cosa mi colpì e la ricordo ancora chiaramente. Doveva esserci qualcosa di veramente importante, pensai,  dietro quelle parole pronunciate in un'altra lingua (l'italiano). Cooperativa Cementisti e Muratori. Anni più tardi, diventato – diciamo – comunista,  mi convinsi che c'era sicuramente qualcosa di molto importante: innanzi tutto l'orgoglio di fare a meno del "padrone", perchè non c'era più il padrone, ma tanti soci uguali tra loro (all'incirca). Poi, così come i lavoratori delle fabbriche, anche gli artigiani dimostravano di sapersi unire: non più tanti piccoli, divisi, insignificanti a farsi la guerra l'un l'altro. E poi la consapevolezza di iniziare una nuova storia, un nuovo modo di fare  economia, nelle intenzioni più giusto, migliore….

    Perchè si è dovuti passare dall'orgoglio alla vergogna?

    Perchè quella speranza si è spenta?

    Trovo che l'idea del tradimento non sia sufficente per spiegare un andamento cha ha investito il movimento cooperativo storico nella sua interezza.

    Dato che mi è capitato di aver a che fare con le cooperative in diverse situazioni volevo condivedere alcuni ricordi e provare a rispondere, magari anche con il contributo di altri,  alla domanda del titolo.

    – fine pensierino n 1 –

    carlo

     

     

  • Liberarsi dalla dipendenza della birra industriale

    Corso di autoproduzione della birra destinato a gruppi di iniziativa politica, collettivi e spazi sociali

    La birra industriale utilizzata a fini di autofinanziamento crea dipendenza consolidando il sistema di produzione e circolazione globale delle merci. I Fermenti Sociali propongono un percorso di riappropriazione del ciclo economico della birra  destinato a gruppi di iniziativa politica, collettivi e spazi sociali.

    – riportiamo la produzione nei territori

    – autogestiamo un'economia di giustizia

    – ricostruiamo una relazione di rispetto con la terra

    il corso/tutoraggio pratico/teorico si terrà presso l'azienda agricola Cà Battistini – località Savigno (Valsamoggia) indicativamenti i venerdì del mese di marzo e aprile

    per contatti 051-6706124 (Carlo e Germana) ore pasti oppure cfarneti(chiocciola)infinito.it

  • Pranzo Eat the Rich sabato 8 marzo

    Sabato 8 marzo la mensa Eat the Rich organizza a Vag61, in via Paolo Fabbri 110, un pranzo per finanziare il laboratorio di autocostruzione di forni in terra cruda che sarà attivato a breve! Così al Vag61, e in altri posti di Bologna , verranno costruiti altri forni di quartiere con cui fare pane, pizze , laboratori…

    Quindi andate prendere i bambini a scuola … finite le faccende a casa …correte dopo il lavoro… e venite a pranzo alla mensa di EAT THE RICH ! 

    Stay foolish,
    stay hungry,
    Eat the Rich!

     

  • BioBo – I mercati biologici bolognesi

    Non hai un'idea precisa dei prodotti che acquisterai ma sai che ciò che finirà nel tuo frigorifero potrà renderti una persona più giusta e sana! Qui, incontrerai direttamente i produttori del tuo cibo biologico che ti consentiranno di portare in tavola frutta e verdure, formaggi, miele e marmellate, pane, pizza, vino, biscotti conoscendone la provenienza e i metodi di produzione. Tutto secondo la disponibilità di stagione e rispetto ai ritmi di produzione naturale della terra.

    Il presente video è stato prodotto da http://www.youtube.com/user/arcibologna

  • Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura

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    Riceviamo da SoS Rosarno il seguente invito:

    Vorremmo  rinnovare la richiesta di diffondere la petizione perchè nelle prossime settimane decideremo quando presentarla ufficialmente a COOP ITALIA in presenza della stampa e possibilmente nella persona di Claudio Mazzini in quanto "responsabile sostenibilità, innovazione e valori Coop Italia". 

    Allora, per chi non avesse ancora sottoscritto on line su change.org, affrettatevi!

    Visualizza la petizione:

    segnaliamo inoltre l'articolo di Domenico Perrotta

    IL CASO ITALIANO
    Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura
    Da "il Mulino" n. 1/14
    http://www.rivistailmulino.it/journal/articlefulltext/index/Article/Journal:RWARTICLE:75749

     

  • Palestina – le umiliazioni quotidiane

    checkpoint

    Pensavo di aver finito ma oggi devo proprio raccontare l’ultima cosa. Io e Angela siamo andate a Gerusalemme a fare le allegre turiste. Eravamo gia’ andate due volte questa settimana ma sempre in macchina perche’ i cooperanti ci avevano dato un passaggio, poi eravamo tornate indietro in autobus. Il fatto e’ che per tornare da Gerusalemme verso Ramallah gli israeliani non fanno controlli sugli autobus, oggi invece siamo andate in autobus da Ramallah a Gerusalemme e allora e’ diverso. L’autobus e’ arrivato al check point di Calandia e li’ siamo tutti scesi e siamo andati a piedi verso la barriera. Li’ ci siamo messe in fila con gli altri (poca fila perche’ il venerdi’ e’ festivo)
    e poi ci hanno fatto passare in un corridoio fatto di cancellate dove c’e’ giusto lo spazio per una persona, insomma in fila per uno tra due cancelli alti che conducevano ad una porta girevole fatta di sbarre di ferro. La porta girevole viene bloccata dai militari quando vogliono. Dalla porta girevole si arriva in una gabbia (proprio cosi’!) dove i militari, da dietro un vetro blindato controllano i passaporti. Angela non aveva capito ed e’ andata dritta allora i militari hanno bloccato la porta girevole di uscita e dall’altoparlante le hanno ordinato (onestamente non si puo’ dire “le hanno chiesto”) di far vedere il passaporto. A quel punto siamo passate dalla seconda porta girevole fatta di sbarre che conduce in un altro corridoio ingabbiato per poi passare da una terza porta girevole e poter tornare a prendere l’autobus che ha proseguito verso Gerusalemme. Ci hanno detto che nei giorni feriali si fa anche molta fila. Tutto questo per andare da Ramallah (Palestina) a Gerusalemme est (Palestina pure lei), Cioe’ non per entrare in Israele, ma per rimanere in Palestina. Mi direte ” e che non lo sapevi che ci sono i check point israeliani in Palestina?” In effetti e’ risaputo ma mi sono stupita ugualmente, il fatto e’ che la sensazione di essere trattata da bestia e’ stata nettissima, siamo tutti abituati a mostrare un documento per passare da qualche
    parte, ma non siamo abituati a essere trattati cosi’, non si capisce come facciano i palestinesi che fanno questa trafila tutti i giorni per andare a lavorare, una bella dose di umiliazione mattutina per cominciare la giornata… Poi un giorno di luce bellissima a Gerusalemme e domani si torna a casa, si torna al lavoro!
    Germana

  • Quarto giorno – incontro col Parc

    kefia

    Ciao a tutti, ultimo giorno in Palestina, abbiamo finito il lavoro e ci dedicheremo al turismo. Ieri abbiamo presentato le nostre esperienze al PARC, noi abbiamo parlato di CampiAperti e Franco Zecchinato ha parlato di El Tamiso. Non ho parlato prima di questa coppia di Padova, Franco e la moglie Eleonora, che ha condiviso questo viaggio con noi. Molti biologici gia' conoscono Franco, noi ci siamo trovati molto bene con lui e sua moglie. E' stato interessante parlare del Tamiso, una coop di produttori che fanno insieme commercio all'ingrosso, commercio al minuto (hanno preso un banco al mercato di Padova, aperto tutti i giorni, sono l'unico banco bio del mercato), vendita nei mercati con un banco collettivo e gruppi d'acquisto.

    Come ho detto ieri all'incontro non c'erano contadini, e invece e' proprio con loro che dovremmo parlare, c'erano agronomi del PARC e due responsabili di cooperative palestinesi. Hanno fatto molte domande, per cui mi sono sembrati interessati. Un giovane agronomo mi ha chiesto se ci sono agronomi che organizzano CA, in pratica gli sembrava difficile che tutto fosse organizzato da contadini e cittadini, senza "esperti". I palestinesi sono un popolo molto scolarizzato, tutti i bambini e le bambine vanno a scuola anche nelle situazioni piu' difficili e ci sono quattro universita', si vede che i giovani sono istruiti, ma nessuno pensa di andare a fare il contadino dopo aver studiato. Ho detto che io sono agronoma e anche contadina e mi hanno preso per una "originale", e comunque i nostri soci sono tutti in grado di gestirsi le cose per conto proprio, secondo me anche i contadini locali. Non ho detto, perche' mi sembrava brutto, che non credo molto nell'utilita' degli agronomi…Poi mi hanno chiesto se i commercianti si lamentano della nostra presenza, perche' questo sarebbe qui un problema. Una cosa che li ha resi molto perplessi e' il ruolo dei "consumatori", mi hanno chiesto se facciamo sconti ai soci di CA consumatori e ho detto di no, insomma che loro collaborano e poi non gli facciamo neanche uno sconto sulla spesa…Poi mi hanno chiesto varie cose su come organizziamo il mercato. La cosa bella e' che qui e' tutto un mercato, se c'e' una cosa che non manca in Palestina sono i mercati, mercati grandi nelle piazze, suq nelle strade, commercio agli angoli delle strade, parlare di mercati in Palestina e' come andare a parlare di wurstel in germania, qui c'e' la culla del mercato, ci sono ortaggi in vendita ovunque…Eppure il nostro "modello" qui e' completamente nuovo…Comunque i contadini che vendono direttamente per strada sono irregolari e potenzialmente perseguibili.

    Prossimo progetto: traduzione del manifesto di genuino clandestino in arabo.

    P.S. Nota di colore locale: sapete come si vestono le "colone" israeliane? Da fricchettone! Hanno gonne lunghe a fiori e fazzoletti colorati in testa. Tenete conto che qui i coloni sono i peggiori, razzisti verso gli arabi e arroganti. Per un palestinese una donna fricchettona e' come il diavolo in terra!

    A presto!

    Germana e Angela

  • terzo giorno a ramallah

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    Resoconto brevissimo
    Ieri siamo stati al mercato ortofrutticolo di Ramallah, con un traduttore arabo-italiano, cosi' abbiamo potuto fare delle domande. Il mercato e' bellissimo, un po' incasinato ma secondo me e' il suo bello…Ci sono due aree: coperta, in uno spazio del comune, e fuori, in uno spazio dell'ente religioso (tipo della curia) dato in appalto a uno che rivende i posti. I posti fuori costano di piu'. I venditori sono tutti commercianti che comprano nei mercati all'ingrosso, in Palestina ci sono quattro mercati all'ingrosso. Ai mercati all'ingrosso non ci sono contadini, ma solo intermediari che girano nelle campagne e comprano dai contadini palestinesi. Poi ci sono intermediari che vanno in israele a comprare e rivendono al mercato all'ingrosso.  Abbiamo chiesto quanto va al contadino palestinese, ci hanno detto che in ogni passaggio ricaricano il 15%, ci e' sembrato pochino, allora abbiamo chiesto il prezzo al chilo dei pomodori al consumatore e il prezzo al chilo dei pomodori al contadino…gira e rigira non ce l'hanno detto, da cui abbiamo capito che e' pochissimo, non perche' siamo in Palestina, ma perche' e' cosi' ovunque…Anche in Italia, come sappiamo bene. I prezzi al mercato non sono esposti, neanche un prezzo, il prezzo e' concordato con ogni singolo consumatore, il concetto del prezzo fisso e esposto non esiste, anzi e' considerato una cosa buffa e molto molto strana…Alla fine del giro abbiamo finalmente visto delle contadine che vendevano i loro prodotti : per terra, vicino al mercato. Ci hanno detto che loro sono illegali e si mettono li' quando vedono che la polizia e' andata via, altrimenti vanno allontanate: le contadine GENUINE CLANDESTINE palestinesi! Oggi andremo nel lussuoso palazzo del parc a parlare dell'organizzazione dei mercati contadini, e ovviamente non ci sara' nessun contadino! Che dire?

    Poi la sera, confesso, io e Angela siamo andate al bagno turco…sauna,
    massaggio, un po' di sensi di colpa…
     

  • News dalla Palestina – secondo giorno

    colonia Ciao a tutti! Un altro giro istruttivo per la Palestina, non sappiamo da dove cominciare…Ieri siamo state a nord, nella zona di Jenin, mentre oggi a sud, nella zona di Bethlemme. Abbiamo incontrato degli agricoltori e visto alcune piccole aziende, ma e' difficile parlare di agricoltura quando ci sono tante altre cose che colpiscono. [continua a leggere]

    Le colonie: qui siamo nella West Bank, che in teoria sarebbe Palestina sotto controllo palestinese, in pratica e' tutto sotto occupazione israeliana. Ci sono tre zone: A controllo palestinese, B controllo misto e C controllo israeliano, bene tranne i centri di alcune citta' e' tutta zona C, tutte le campagne sono zona C, con alcune rare eccezioni. Poi ci sono le colonie israeliane, ieri verso nord ne abbiamo viste alcune, oggi ne abbiamo viste tantissime, in pratica e' strapieno di colonie, e le colonie sono grandissime, con palazzi alti e fitti, e' difficile spiegare l'impressione che fanno.

    Oggi abbiamo visto una zona agricola con piccoli appezzamenti irrigui in un fondo valle con varie sorgenti, molto verde, con muretti a secco e con irrigazione per scorrimento, quasi un giardino, e subito sopra, sulla collina, una colonia che incombe che sembra una gigantesca astronave piombata in un posto dove non c'entra niente. E di fatto piombano come astronavi visto che le costruiscono in pochi mesi, palazzoni, strade, tutto, immaginatevi che da un giorno all'altro vi costruiscano una periferia di Milano dietro casa, se non lo vedi non ci credi. Mentre eravamo li' c'erano alcuni palestinesi che lavoravano con una ruspa: in pratica stavano cementando uno scolo fognario che scorreva a ridosso di una loro sorgente, un'antica sorgente in una nicchia, che rischiava di essere contaminata dalla fognatura. Era lo scolo della colonia, perche' gli israeliani si fanno una rete fognaria interna, raccolgono tutto e buttano fuori all'aperto nelle terre palestinesi…

    Gli israeliani confiscano la terra dicendo che e' abbandonata, ci costruiscono una colonia, poi recintano un'area di rispetto intorno alla colonia, poi costruiscono anche nell'area di sicurezza e fanno una nuova area di sicurezza, in pratica avanzano inesorabilmente. Oggi abbiamo percorso chilometri tutti di nuove costruzioni, tra un po' al sud non ci saranno altro che palazzi. Non e' solo la condizione dei palestinesi che colpisce, ma anche la violenza sul territorio stesso…So che tutto questo e' gia' piu' che noto, ma a vederlo colpisce enormemente, e' tutto cosi' palesemente ingiusto.

    Che dire? Altro che accesso alla terra, qui non c'é più neanche la terra. Ma ciò che stupisce anche è la serenita , almeno apparente, delle persone che, in qualche modo, continuano a vivere, o meglio, a sopravvivere, dinanzi a continui soprusi dei quali nemmeno si capisce il perché. Ti tolgono la terra, ti tolgono la casa, l'acqua, il lavoro; certe volte i nostri problemi sembrano delle inezie. Il capitolo cooperazione …ne parliamo poi.

    Angela e Germana (ambasciatrici di CampiAperti in Palestina…)