Autore: caf

  • AMIAMO LA BIODIVERSITÀ DELLE AUTORGANIZZAZIONI POPOLARI

    AMIAMO LA BIODIVERSITÀ DELLE AUTORGANIZZAZIONI POPOLARI

    I/le contadini/e biologiche/i hanno naturalmente una passione per gli ecosistemi e la biodiversità.

    E’ l’intero bosco e le infinite relazioni tra la miriade di organismi che lo popolano l’oggetto del nostro amore e non solo il singolo albero, per quanto maestoso e bellissimo possa manifestarsi. L’idea del super-organismo, della rete degli ecosistemi come espressione meravigliosa della vita sulla terra, da rispettare e accudire, è una delle concezioni più avanzate del nostro bagaglio culturale.

    Questo nostro modo di pensare si riflette anche nel nostro modo di essere e nella nostra visione del mondo e in tante considerazioni politiche che facciamo.

    CampiAperti è una realtà fatta di teste molto diverse l’una dall’altra. Malgrado questa disomogeneità abbiamo trovato il modo e l’equilibrio necessari per procedere compatti insieme e per costruire una comunità importante intorno al tema dell’autodeterminazione alimentare.

    Per cui proponiamo qualche pensiero in questa direzione, quando finalmente un vento favorevole sembra aver iniziato a spazzare un poco della cappa asfittica che gravava, e tuttora grava, sugli spazi sociali bolognesi.

    Il percorso di Crash negli ultimi anni visto da noi, dall’esterno, è stato estremamente interessante. L’aver fiancheggiato la lotta dei facchini ha rappresentato la rottura dell’omertà rispetto alle condizioni insostenibili di nuove categorie di sfruttati. L’aver promosso una realtà come Social Log ha permesso a centinaia e centinaia di persone di risolvere, seppur temporaneamente il drammatico problema della casa, e di creare una comunità pensante, resistente e combattiva sulla fondamentale questione del diritto dell’abitare.

    Le battaglie di Crash e Social Log, sono battaglie che consideriamo anche nostre perché, pur occupandoci dell’universo della produzione agricola, abbiamo delle idee sulla questione casa: siamo convinti che tutti abbiamo diritto a un tetto sotto cui vivere. Le battaglie di Crash e Social Log ribadiscono, in maniera cristallina, questo sacrosanto diritto.

    Sono ormai 15 anni che stiamo dentro XM24 e possiamo dire che conosciamo abbastanza bene questo spazio: la sperimentazione libera di libere forme di aggregazione è il motivo per cui amiamo quello spazio e lo consideriamo fondamentale per la città. La ciclofficina, la palestra popolare, la scuola migranti, l’hacklab… il mercato contadino sono idee e attività nate e cresciute nel fermento culturale di XM24 e successivamente riprese in molti altri contesti. Per cui dobbiamo essere grati a XM per aver accolto e promosso, con grande lungimiranza e generosità, questa miriade di laboratori sociali.

    Abbiamo sempre guardato alla esperienza di Atlantide come estremamente interessante anche se non abbiamo avuto il tempo e l’opportunità di sviluppare assieme qualche bel progetto. Interessante perché anche e soprattutto tra loro sventola alta la bandiera per la difesa delle diversità.

    Quando abbiamo iniziato a collaborare con Labas siamo rimasti da subito colpiti dalla grande tensione del collettivo rispetto all’apertura e alla ricerca di consenso dentro il quartiere. Questa tensione si è tradotta in una serie di azioni concrete che hanno prodotto un formidabile riconoscimento.

    Ora, dopo l’insensato sgombero, il collettivo di Labas raccoglie meritatamente i frutti abbondanti di questo intelligente lavoro.

    Tante realtà, tanti modi di fare politica, tanti punti di vista e tanti stili. Tutti importanti, nessuno più dell’altro perché tutti sono esperimenti, tentativi di trovare la strada che possa prefigurare un cambiamento sociale profondo. Questa è la tensione che ci accomuna tutte/i.

    Ma nessuno, questo è chiaro a tutte/i, ha trovato questa strada in questo drammatico momento storico.

    Quindi, nel cancan che è nato dopo gli sgomberi di Crash e Labas, ci sentiamo di fare un’esortazione a tutto il movimento bolognese: alziamo la posta e muoviamoci per riaprire tutti gli spazi sgomberati, difendere tutte le realtà che ancora resistono e rilanciare l’obiettivo di moltiplicare le esperienze di autorganizzazione popolare dentro e fuori le città.

    Impariamo a riconoscere nella diversità una ricchezza e non un occasione di distinguo e di conflitto interno. Impariamo a gestire questa ricchezza.

    Ora che i/le compagni/e di Labas hanno addosso i riflettori ci piacerebbe molto sentirli parlare dello sgombero di Crash, di Atlantide, e di tutti gli sgomberi abitativi dell’ultimo periodo. Ci piacerebbe che parlassero di XM24 nell’incontro previsto col sindaco. Pensiamo che Labas non desideri veramente “quattro mura per se in un deserto”.

    Ci piacerebbe molto che tutti gli/le attivisti/e degli spazi autogestiti di Bologna sostengano ora la causa di Labas e di Crash, non solo delle esperienze a loro più affini ma anche di quelle meno affini.

    Ci piacerebbe infine iniziare a portare avanti istanze unitarie non perché siamo uguali ma perché riconosciamo il valore della diversità contro l’omologazione imposta dal potere globale.

    Se nei prossimi mesi faremo dei passi avanti non sarà perché avremo ottenuto uno spazio in più ma perché saremo riusciti/e ad affermare in ambiti sempre più ampi la necessità di luoghi e sistemi autogestiti.

    Rifiutiamo le distinzioni che lor signori ci propongono negli editoriali dei giornali di merda.

    Difendiamo il Bosco, non il singolo albero.

    Autogestione! Resistenza!

    CampiAperti

  • LABAS VIVE!

    LABAS VIVE!

    Oggi mercoledì 9 agosto dalle 17 e 30 in piazza del Baraccano torniamo in grande stile con il mercato di CampiAperti e Labas on the street. NON MOLLEREMO MAI!

  • Sgomberati stamattina Labas e Crash  –  CampiAperti convoca per stasera un’assemblea al mercato di VAG –  siete tutte/i invitate/i

    Sgomberati stamattina Labas e Crash – CampiAperti convoca per stasera un’assemblea al mercato di VAG – siete tutte/i invitate/i

    In questo periodo in cui è generalizzata la preoccupazione per il futuro del pianeta e dell’umanità ci sono persone che stanno cercando di costruire esperienze di un’alternativa possibile. Di costruire comunità. Di proporre diversi sistemi di relazione che rispettino la Terra, le persone, i diritti.

    In ciò che fanno c’è l’entusiasmo di poter riprendere nelle proprie mani una possibilità di futuro per se e per gli altri.

    Oggi alcuni dei germogli che stavano crescendo a Bologna sono stati sradicati nel deserto di una città svuotata.

    Facciamo in modo che non sia lo sconforto a guidare le nostre azioni future ma al contrario che ciò che sta succedendo sia una spinta a riproporre con più forza le regioni di chi pensa che cambiare direzione sia ancora possibile.

    Sono tante le esperienze e le persone che portano avanti, a Bologna e altrove, percorsi che cercano di porre le basi di una alternativa. Quando una di queste viene colpita con una operazione di polizia è tutto un mondo che viene colpito.

    Secondo noi questo mondo deve cercare le risorse, le energie e l’unità necessaria per riprendere a crescere con più forza di prima.

    Campi Aperti convoca per stasera, martedì 8 agosto 2017 alle ore 20,30 presso il mercato in via paolo fabbri 110, un incontro cittadino per organizzare una risposta collettiva agli sgomberi.

    CampiAperti per la Sovranità Alimentare

  • Un carrello autogestito!

    Un carrello autogestito!

    Campi Aperti e Alchemilla GAS per Camilla, un emporio di comunità a Bologna
     
    martedì 4 luglio 2017 dalle 18 alle 23
    circolo La Fattoria, via Pirandello 6 (zona Pilastro), Bologna

     ** PROGRAMMA ** 

    dalle 18,00 e per tutta la serata – apertura banchetti in giardino

    Rusko, il primo repair cafè in Italia a Bologna

    – Conosciamo Camilla con il gioco

    ore 19,30 : Performance teatrali libere in tema di cibo e tradizioni dal mondo, a cura degli attori di Cantieri Meticci

    ore 21,00 : Riflessioni illuminate guidate da video, incursioni teatrali e musicali :
    – proiezione di “Le Catene della distribuzione” (25′), sul rapporto asimmetrico tra la GDO e il sistema agroalimentare in Italia. Videoinchiesta vincitrice della V edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo.
    – presentazione di Camilla, progetto di emporio autogestito a Bologna
    – dibattito aperto, con la presenza di Mauro Bonaiuti(*) e Dalma Domeneghini
     
    ore 23,00 : Chiusura con un brindisi in musica, con la Banda Roncati

    Per tutta la serata pizza all’aperto presso la Fattoria di Masaniello e birra alla spina per Camilla

    AIUTACI A DIVULGARE! EVENTO FACEBOOK E LOCANDINA ALLEGATA…

    (*) Mauro Bonaiuti, nel suo ultimo libro “La grande transizione” (Bollati Boringhieri, 2013) affronta il tema della crisi di sistema, al tempo stesso economica, ecologica, sociale e culturale che stiamo vivendo, riflettendo sui presupposti della “grande transizione” che ci aspetta, anche come ritessitura delle relazioni umane in uno spazio di prossimità e in una dimensione di reciprocità.

    ***

    Alchemilla G.A.S. – Bologna
    gruppo di acquisto solidale a bologna
     

    Camilla

    progetto di emporio solidale autogestito a bologna
  • Lettera di CampiAperti alla Rete Semi Rurali sulla registrazione di varietà da conservazione

    Lettera di CampiAperti alla Rete Semi Rurali sulla registrazione di varietà da conservazione

    Carissimi soci della Rete Semi Rurali,

    Vi scriviamo per esprimere le nostre forti perplessità e la nostra preoccupazione riguardo la pratica della registrazione delle sementi di certe varietà locali come “Varietà da Conservazione.”

    Pensiamo che la registrazione delle varietà locali non sia l’unica via percorribile per la loro tutela, né la più auspicabile. Come CampiAperti pensiamo che i semi debbano essere un bene comune, accessibili a chiunque coltiva, come noi. Ci auguriamo che questa sia una posizione condivisa dalla RSR.

    Durante l’ultima assemblea annuale di Rete Semi Rurali (marzo 2017), abbiamo sentito alcune voci discordanti sulla questione delle registrazioni. Alcuni di noi ritengono che la pratica della registrazione dei semi sia uno strumento per tutelare le varietà locali sia sul lato della qualità e della salute del seme, sia legalmente da eventuali “miglioramenti” o appropriazioni indebite delle multinazionali del seme.

    Invitiamo tutti nella Rete ad una seria riflessione sulle possibili conseguenze (non solo legali, ma anche concrete e immediate) che questa strada avrebbe.

    CampiAperti condivide la posizione espressa da ARI e da CROCEVIA durante l’assemblea generale di RSR, posizione espressa nel documento “Varietà locali: difendiamo la loro circolazione dal sistema del mercato formale”. Riteniamo che il registro nazionale della varietà agrarie rimuova i semi dalla dimensione di bene comune, tutelata del trattato FAO (Roma 3/11/2001) e risultato di anni di lotte contadine internazionali, e li collochi nel quadro regolatorio di UPOV che ha come obiettivo la tutela dei brevetti delle multinazionali del seme.

    La registrazione di una varietà, oltre a selezionare una singola linea genetica, cosa che ne riduce la variabilità e le possibilità di adattamento, gli assegna un “custode,” un singolo o una organizzazione, che in pratica acquisisce il potere di decidere chi ha accesso e chi no, quanto seme rendere disponibile sul mercato di anno in anno, a che condizioni e a che prezzo.

    Abbiamo già toccato con mano le conseguenze di questa pratica.

    Un nostro produttore che ha il podere vicino a Vasto, ad esempio, si è visto negare più volte il grano Solina dal Consorzio della Solina d’Abruzzo già prima della sua registrazione, perché (a detta del responsabile del consorzio) coltivava terreni “non adatti”, troppo a bassa quota “per garantire le stesse qualità organolettiche”, anche a fronte di documenti che riportano come questa varietà in passato venisse coltivata in quei luoghi.  Un altro produttore abruzzese, che aveva coltivato la Solina del Consorzio e ne aveva ceduta una parte come seme, ci ha segnalato la precisa raccomandazione proveniente dal consorzio di non condividerlo per non inflazionarlo e svalutarlo, segnalandoci anche il contestuale aumento stratosferico del prezzo della Solina.

    Probabilmente la moderna definizione, ad opera del consorzio stesso, della popolazione di semi chiamata “Solina” è forzatamente molto più restrittiva di quanto non era in passato per motivi che poco hanno a che fare con la sua conservazione.

    Si tratta, quindi, di due idee di “custodia” del seme piuttosto diverse: da una parte si ritiene che queste varietà debbano avere libera circolazione e le si riconosce come “bene comune”; dall’altra le si trasforma in un bene proprio del consorzio di turno, o simili, e si tenta di “salvaguardare” il prodotto sequestrandolo nella sua supposta e folcloristica tipicità, impedendo ad altri di seminarlo.

    Durante l’assemblea di marzo 2017, la registrazione della Solina è stata presentata come ‘buona pratica’ da cui eventualmente trarre spunto.  Riteniamo che la pratica di registrazione sia politicamente ambigua nonché problematica e invitiamo tutta la rete, ed in primis chi al suo interno sta già registrando semi di varietà locali, ad una seria riflessione a riguardo.

    CampiAperti

  • Moneta sociale a 20 Pietre

    Moneta sociale a 20 Pietre

    Lunedì 29 Maggio alle ore 21 presso la Nuova casa del Popolo 20 Pietre, in via Marzabotto 2,  presentazione del Grano – una moneta sociale a Bologna.

  • MERCOLEDÌ 17 ORE 21 PRESENTAZIONE DEL “GRANO” A LABAS: UN PROGETTO DI MONETA SOCIALE

    MERCOLEDÌ 17 ORE 21 PRESENTAZIONE DEL “GRANO” A LABAS: UN PROGETTO DI MONETA SOCIALE

    Vogliamo provare a darci uno strumento di politica monetaria sociale che funzioni secondo i principi dell’autogestione: per costruire un’economia di giustizia, partecipazione e solidarietà, basata sulle relazioni e sulla fiducia…

    Vi invitiamo alla presentazione pubblica del Grano e del laboratorio bolognese per la moneta sociale mercoledì 17 maggio alle 21 al centro sociale occupato Labas, in via Orfeo 46 Bologna

  • Camilla, un emporio di comunità a Bologna

    Camilla, un emporio di comunità a Bologna

    Il sistema alimentare crea la povertà proprio mentre favorisce l’abbondanza di cibo; alleva fame e malattie tramite i suoi meccanismi di produzione e distribuzione. Ed è stato plasmato in gran parte dal terrore che gli operai e i contadini potessero balzare fuori dalla loro condizione, che esigessero l’uguaglianza. Il sistema è stato progettato in modo da risucchiare benessere dalle campagne, con giusto quel minimo di redistribuzione per tener buona la gente. Però l’unica forza capace di cambiare il mondo è sempre stata la gente che si solleva in massa per l’uguaglianza.

    (Raj Patel, I padroni del cibo)

    Un’economia basata sull’assunzione di responsabilità collettive comuni piuttosto che sull’interesse privato, se favorirà sensibilità adeguate, riuscirà ad acquistare una sua egemonia.

    (Murray Bookchin, Economia di mercato o economia morale? In The Modern crisis)

    Sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, è il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Questo pone coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari e al di sopra delle esigenze dei mercati e delle imprese

    Movimento internazionale di contadini Via Campesina, 1996

    Come Alchemilla GAS (il principale Gruppo di Acquisto Solidale di Bologna) e Campi Aperti (Associazione di produttori biologici e contadini del territorio) abbiamo lanciato un nuovo progetto di consumo critico e solidale a Bologna, ispirandoci ad un’idea di autogestione, socialità e cooperazione che riteniamo capace di coinvolgere ampie fasce di cittadine/i nella ricerca di uno stile di vita e di consumo più sano, sostenibile e solidale e meno dipendente dai grandi attori economici, come le catene di supermercati che – direttamente o indirettamente – governano l’economia globale e indirizzano le scelte individuali tanto di chi acquista, quanto di chi produce.

    Un progetto innovativo per le modalità organizzative di tipo partecipativo; incisivo per la semplicità e replicabilità del modello; inclusivo per la capacità di coinvolgere ampie fasce di cittadine/i.

    Cosa succede oggi

    A Bologna esiste un significativo numero di persone che provvede ai propri acquisti di alimenti e prodotti di uso comune anche tramite acquisti collettivi e mercati o botteghe a filiera corta. Tuttavia, per ragioni di prezzo e varietà dei prodotti, nonché per comodità o abitudini d’acquisto, la quota di spesa familiare coperta da questi canali di acquisto è spesso modesta. Ci sono poi molte altre persone che non riescono ad accedere a queste pratiche per mancanza di informazione e/o poca disponibilità economica. Siamo convinti che accrescere il numero di cittadine/i che usufruiscono di queste modalità di acquisto sia un importante obiettivo per sostenere e rafforzare l’economia locale, la salute dei cittadini e la vivibilità della città e delle aree rurali.

    Il risultato di decenni di politica economica liberista, votata alla sola ricerca della crescita è sotto gli occhi di tutti: una società sempre più divisa e caratterizzata dall’aumento delle diseguaglianze e della disgregazione sociale, che incentiva nei cittadini atteggiamenti egoisti e passivi, anziché stimolare la solidarietà e la collaborazione. E la percezione diffusa è che non ci siano alternative possibili.

    Le grandi catene di supermercati – che gestiscono complessivamente l’80% degli acquisti delle famiglie italiane – governano il mercato della distribuzione, stimolano modelli di consumo dannosi per la salute e impongono ai produttori agricoli modalità di produzione standardizzate e costi di produzione sempre più bassi, contribuendo al diffondersi di sfruttamento e caporalato in molte zone d’Italia e in un numero crescente di filiere agricole, anche di eccellenza: pomodoro (Puglia, Basilicata e Campania); agrumi (Calabria e Sicilia); uva (Puglia, Piemonte e Lombardia); frutta (Puglia, Piemonte ed Emilia-Romagna); bestiame (Lazio, Campania e Sardegna), ecc.

    Cosa vogliamo fare domani

    Le scelte riguardanti la produzione e la distribuzione dei beni definiscono territori e rapporti sociali. Se una comunità locale si pone in condizione di scegliere in maniera democratica circa la produzione e la distribuzione del cibo e degli altri beni di consumo quotidiano, allora potrà scegliere come deve essere gestito il territorio che abita, come devono essere utilizzate le risorse comuni e come devono essere i rapporti tra tutte le lavoratrici e i lavoratori che partecipano in questo processo. Questo è il nostro progetto, che si affianca agli altri che si muovono da anni in questa direzione nel territorio che abitiamo. È un progetto di riappropriazione da parte della comunità locale del diritto di compiere le scelte fondamentali per il proprio quotidiano e per la sopravvivenza del pianeta.

    Per invertire la rotta e virare verso un nuovo modello socio-economico, occorre partire da ciò che possiamo decidere direttamente e dalla nostra capacità di fare e di creare alleanze tra i diversi soggetti che – in ogni punto della catena economia – subiscono le conseguenze di un’economia perversa.

    Il passo che vogliamo compiere, per il quale stiamo lavorando intensamente da alcuni mesi, è realizzare a Bologna un nostro nodo distributivo locale, nella forma di un emporio cooperativo, partecipativo e solidale, ispirato al modello esistente da molto tempo negli Stati Uniti (primo fra tutti“Park Slope Food Coop” di Brooklyn) e più recentemente approdato in Europa (in Francia e Belgio, primi esempi La Louve a Parigi e BEES a Bruxelles). Un emporio che distribuirà prodotti alimentari di qualità e a prezzi contenuti, grazie alla gestione cooperativa a ciclo chiuso, nella quale ciascun socio è allo stesso tempo cliente, lavoratore e proprietario.

    Ci proponiamo dunque di creare una struttura cooperativa, ispirata ai principi di autodeterminazione alimentare, sostenibilità, mutualismo e partecipazione che sia:

    • aperta all’adesione di tutti i cittadini e le cittadine e gestita collettivamente, grazie alla partecipazione economica e lavorativa dei soci, tutti ugualmente tenuti a contribuire alla cooperativa con un investimento in tempo, progettualità e partecipazione

    • finalizzata alla distribuzione, esclusivamente nei confronti dei soci, di una gamma di prodotti alimentari e di uso comune, il più possibile ampia ed esauriente, con preferenza per il rapporto diretto con il produttore; le produzioni biologiche ed eco-sostenibili; i prodotti locali; le filiere partecipate; lo sfuso di qualità; i progetti volti a ridurre le diseguaglianze economiche ed implementare i diritti dei lavoratori;
    • promotrice di patti di collaborazione con i produttori volti alla pianificazione produttiva, al contenimento dei costi di produzione, al prefinanziamento delle produzioni;
    • promotrice di attività culturali, formative e divulgative rivolte a tutta la città e di pratiche di scambio e mutualità, volte al sostegno alle persone in situazione di difficoltà economica o sociale.

    Stiamo organizzando a partire da Maggio 2017 presentazioni e assemblee in città volte a far conoscere il progetto, raccogliere nuove istanze, confrontarsi rispetto alle pratiche innovative che metteremo in atto per realizzare il nostro sogno!

  • IL GRANO: UN PROGETTO DI MONETA SOCIALE A BOLOGNA

    IL GRANO: UN PROGETTO DI MONETA SOCIALE A BOLOGNA

    IL GRANO: UN PROGETTO DI MONETA SOCIALE A BOLOGNA

    Il laboratorio sulla moneta sociale è un esperimento di auto-organizzazione popolare aperto, democratico e inclusivo. Vogliamo provare a darci uno strumento di politica monetaria sociale che nasce da realtà fondate sull’autogestione e dalle reti dell’economia solidale, che non vuole creare debito e che nasce senza scopo di lucro.

    • Perché una moneta sociale?

    Per costruire un’economia di giustizia, partecipazione e solidarietà, bastata sulle relazioni e sulla fiducia. Per mettere in discussione l’idea di ricchezza e il rapporto col denaro. Per far circolare in altri modi le risorse che già esistono nelle nostre comunità e per metterle in condivisione. Perché vogliamo sperimentare forme nuove di autogoverno comunitario.

    • Vi invitiamo ad allargare questa comunità in costruzione…

    Per presentare il progetto della moneta sociale e il suo funzionamento, il laboratorio bolognese invita tutte/i coloro che condividono il significato del progetto a partecipare a questa nuova sperimentazione, per ingrandire la rete di relazioni in cui far circolare questa nuova forma di scambio.

    • Vi invitiamo alle prime presentazioni pubbliche del Grano e del laboratorio bolognese per la moneta sociale!

    Venerdì 12 maggio alle 21 al Circolo anarchico Berneri, Piazza di Porta Santo Stefano 1

    circoloberneri.indivia.net

    Mercoledì 17 maggio alle 21 al Làbas Occupato, via Orfeo 46

    labasoccupato.com

    Lunedì 29 maggio alle 21 alla Nuova Casa del Popolo 20 Pietre, via Marzabotto2

    20pietre.wordpress.com

    Laboratorio bolognese per la moneta sociale. Solidarietà e Autogestione!

    https://grano.noblogs.org/

    grano@insiberia.net

  • Festone sabato sera a Labas

    Festone sabato sera a Labas

    Sabato 22 Aprile dalle 22.00 festone di Genuino Clandestino a Labas con la cumbia dei Mata-Bicho – a seguire dj set con i Bologna Calibro 7 pollici 100% original black music

  • Ci siamo!

    Ci siamo!

    Dal 21 al 23 aprile, la rete bolognese di realtà per la sovranità e l’autodeterminazione alimentare ospiterà l’incontro nazionale di Genuino Clandestino (GC).

    Che cos’è Genuino Clandestino?

    Genuino Clandestino è un movimento fatto di contadini, artigiani, studenti, lavoratori delle comunità rurali e delle città, cuochi, persone e famiglie che fanno la spesa nei mercati contadini e clandestini. La rete di GC sostiene le agricolture contadine che tutelano la salute della terra, dell’ambiente e degli esseri viventi, contro ogni sfruttamento delle persone e della terra; vuole costruire comunità territoriali in cui la campagna e la città si incontrano e si auto-organizzano con le pratiche dell’autogestione, la solidarietà, la cooperazione e la cura del territorio.

    GC a Bologna: resistenze contadine e cittadine di segno opposto alla “City of Food”

    È quantomai necessario chiarire che cosa significa “autodeterminazione alimentare”, in particolare in un contesto come quello della “Bologna City of Food” in cui il cibo biologico di lusso diventa un fattore di separazione: succede infatti che l’impoverimento diffuso, l’aumento del costo della vita e l’erosione del sostegno sociale fanno sì che migliaia di persone in città non abbiano le risorse materiali sufficienti per accedere a un cibo di qualità, mentre invece i sistemi di produzione e distribuzione su larga scala riescono a mantenere prezzi bassi e accessibili alla maggior parte della popolazione, mettendo da parte però il rispetto e la dignità del lavoro e anche la qualità del prodotto. Parliamo quindi di un sistema agroalimentare che produce cibo di lusso per pochi e cibo spazzatura per tutte/i le/gli altre/i, studenti, lavoratrici/lavoratori, pensionate/i, precari(e), disoccupate/i, cioè le/gli escluse/i da un nuovo modello di cibo bio d’eccellenza.

    Vogliamo denunciare come il cibo diventi un fattore decisivo nel disegno della città: in questi anni abbiamo visto il centro di Bologna trasformarsi in una vetrina di cibo d’eccellenza, il moltiplicarsi di eventi sul cibo, il lancio del progetto F.I.Co., Fabbrica Italiana Contadina, cioè il grande parco giochi del cibo e della sua catena di produzione, fratello minore di Expo 2015 e nuovo maxi progetto di Eataly. F.I.Co. altro non è che un’esibizione di una dimensione contadina che nulla ha a che vedere con l’autodeterminazione alimentare, con l’agricoltura contadina biologica vera, con la dignità del lavoro e con la costruzione di comunità territoriali libere di decidere autonomamente che cosa è legittimo e cosa no.

    Ecco perché sentiamo la necessità di esprimere la totale estraneità ed avversione rispetto a un modello di città che non è più alla portata di chi la vive, ma di chi la consuma, la mangia e paga –salatamente- il conto.

    Tre giorni di incontro, confronto, scambio di pratiche per l’autogestione

    A un modello di vita, di città e di territorio basato sullo sfruttamento rispondiamo cominciando da noi e dalle pratiche che riusciamo a mettere in campo (e sul piatto): le reti locali di Genuino Clandestino provenienti da tutta Italia si incontrano il 21, 22, 23 aprile a Bologna per confrontarsi e scambiarsi pratiche di resistenza e di autogestione su tematiche che abbracciano la campagna e la città, la costruzione di comunità, la difesa e l’autodeterminazione dei territori.

    E non possiamo che farlo negli spazi che abitiamo e dove le nostre realtà sono nate, e cioè negli spazi sociali autogestiti della città, che difendiamo dalla minaccia di sgombero o di invisibilità che arriva dalle istituzioni.

    L’incontro nazionale comincerà venerdì pomeriggio dalle 15 al Làbas Occupato con l’accoglienza e l’assemblea plenaria che ci servirà per definire alcuni aspetti per i lavori del sabato.

    Sabato, sempre al Làbas, a partire dalle 9.30 si svolgeranno i tavoli di lavoro su tematiche politiche riguardanti le comunità locali, mentre al pomeriggio ci saranno i tavoli tecnici sull’agricoltura contadina. A seguire, l’assemblea plenaria, cena e musica.

    Il grande mercato contadino e delle autoproduzioni della domenica sarà invece a XM24, a partire dalle 9 fino al tramonto, dove saranno presenti centinaia di produttori e di artigiani provenienti da quasi tutte le reti locali di Genuino Clandestino. Laboratori di cucina, di artigianato e di autoproduzioni vogliono fare del mercato una piazza dell’autogestione aperta alle persone e alle realtà che insieme a noi vogliono vivere alternative praticabili e coerenti, basate sulla solidarietà e sulla partecipazione, per costruire dal basso comunità territoriali realmente democratiche e antigerarchiche.

    Info:

    www.genuinoclandestino.it

    info@campiaperti.org

    Tel.

    333 3467642

    338 3922414

  • Comunicato stampa

    Comunicato stampa

    21, 22, 23 APRILE 2017

    GENUINO CLANDESTINO A BOLOGNA

    Dal 21 al 23 aprile Bologna ospiterà l’incontro nazionale di Genuino Clandestino, comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare.

    Centinaia di produttori agricoli e co-produttori, artigiani, studenti, lavoratori delle comunità rurali e delle città, da tutta Italia, si danno appuntamento per confrontarsi e coordinare le azioni per difendere la sovranità alimentare dei territori contro la globalizzazione dettata dal sistema capitalista vigente, rappresentato dallo strapotere dell’agroindustria e della grande distribuzione, responsabili della desertificazione delle campagne e della devastazione del pianeta.

    Tre giorni di dibattiti, condivisione di esperienze e costruzione di alleanze nel segno dell’autogestione, con inizio il venerdì pomeriggio, nei locali di Labas occupato, in via Orfeo, per un primo incontro di definizione delle regole assembleari, per poi, il sabato, sempre a Labas, trovarsi nei tavoli di lavoro tematici della mattina e tecnici del pomeriggio.

    I temi di confronto della mattina spazieranno dai sistemi di Garanzia Partecipata alle norme per le trasformazioni alimentari contadine, ai sistemi alternativi di distribuzione, al valore della Formazione – interna ed esterna alle reti – all’artigianato etico, al rapporto tra produzione agricola e industriale, all’analisi critica della narrazione tossica del biologico industriale.

    Al pomeriggio, invece, spazio ad un confronto tecnico – ma non rivolto, nello spirito di Genuino Clandestino, ai soli addetti ai lavori – su questioni quali, l’apicoltura, l’erboristeria, la frutticoltura e olivicoltura, l’allevamento, la rinascita dei grani antichi e la tutela della biodiversità in orticoltura.

    Domenica grande festa-mercato in Bolognina. In via Fioravanti, intorno ad XM24, dalle 9 del mattino al tramonto, oltre centocinquanta produttori daranno vita ad un grandissimo mercato delle produzioni agricole biologiche e contadine di tutta Italia.

    Il mercato sarà animato da laboratori per grandi e piccini, installazioni artistiche e mostre fotografiche.

    Per info:

    www.genuinoclandestino.it

    info@campiaperti.org

    349.5690396

  • Tavoli di confronto e dibattito di sabato 22 Aprile

    Tavoli di confronto e dibattito di sabato 22 Aprile

    Genuino Clandestino – Bologna 21 22 23 Aprile 2017 – presso Labàs occupato –

    Sabato 22 aprile – dalle ore 9,30 alle 12,30 – tavoli di confronto e dibattito su tematiche politiche riguardanti le comunità locali

    – Normative sanitarie su produzione e trasformazione agricola
    Negli ultimi decenni la guerra condotta contro i piccoli produttori si è manifestata in molte forme. Di queste una sicuramente di grande efficacia è stata la compressione della libertà di produrre reddito trasformando parte della produzione agricola aziendale. Autorizzazioni e libretti sanitari, HACCP, controlli, DIA, differite e non, ecc, altro non hanno rappresentato se non una perpetuazione nel tempo, sotto forme diverse, di impedimenti alla tradizionale occupazione del contadino: produrre cibo e alimenti destinati a nutrire se stesso e parte della comunità di appartenenza. Quanti di noi si sono infatti trovati di fronte a richieste talmente inaffrontabili di dotazioni strumentali e strutturali da dover abbandonare l’idea dell’avvio di una attività di trasformazione. A leggere i regolamenti europei del c.d. “pacchetto igiene”, però, pare che l’Europa sia molto meno intransigente e rigida di come ce la dipingono: deroghe; concetti di sufficienza, adeguatezza, necessità; limiti di inapplicabilità; dimensioni minime per l’applicazione di talune norme; ecc… tutti concetti che le nostre ASL e le nostre Regioni paiono aver perso lungo la strada della ratifica dei provvedimenti. E’ proprio vero? La via politica è quella maestra, ma, nel frattempo, cosa possiamo fare per applicare quanto a noi favorevole che non ci viene però concesso? E’ sempre necessario restare clandestini? Come siamo riusciti ad uscire da queste situazioni nelle nostre realtà? Fino al cambio di norma da noi auspicato, l’unica strada è la difesa e il mutuo soccorso contro le sanzioni o stiamo percorrendo altre vie? E il mutuo soccorso, come lo stiamo organizzando? Abbiamo intentato cause o ci siamo costituiti in giudizio contro sanzioni comminate alle aziende delle nostre reti? Insomma, come ci stiamo muovendo nelle nostre realtà per uscire dalla clandestinità? E ci interessa uscirne?

    – Monete sociali
    Da tempo alcuni nodi locali di Genuino Clandestino stanno ragionando sulla sperimentazione di monete sociali autogestite, mentre alcune ecoreti catalane stanno utilizzando varie tipologie di moneta sociale. All’attualità nelle Marche è stato avviato un progetto basato sul sistema delle “camere di compensazione”, mentre a Bologna è in fase avanzata il progetto di emissione del “Grano”, una moneta sociale cartacea locale.
    Nel tavolo cercheremo di fare il punto sugli esperimenti in essere e rispondere alle seguenti domande: cosa significa autogestione della moneta sociale? Può una moneta sociale consolidare in modo positivo le relazioni all’interno delle comunità locali? Può una moneta sociale diventare nucleo di attrazione verso le comunità autogestite? Quali sono le problematiche da affrontare e superare nella costruzione di una moneta sociale?

    – Empori e spacci popolari
    Nell’economia di mercato, il momento della distribuzione è la strettoia nella quale si incontrano i produttori da un lato e i consumatori dall’altro. Si tratta di una strettoia, perché oltre il 70% dei beni di consumo (alimentari e non) vengono venduti in supermercati e centri commerciali, ovvero nella rete della grande distribuzione organizzata. Poche catene di supermercati, concentrate in ancor meno centrali di acquisto, controllano le principali filiere alimentari globalizzate, determinano prezzi, tempi e modi di produzione e alimentano fenomeni di gravissimo sfruttamento dei lavoratori agricoli che sconfinano in forme di schiavismo. I lavoratori agricoli vedono compressi i loro redditi e i consumatori vedono ridotte le loro scelte alimentari. Nelle reti dell’economia solidale, si tende a sciogliere il nodo distributivo, attraverso la vendita diretta o con forme di distribuzione autorganizzata sul versante del consumo, generalmente su piccola scala e caratterizzate dalla gestione su base volontaria. Come creare luoghi stabili di distribuzione indipendente? Come allargare la rete distributiva autorganizzata? Empori cooperativi e spacci popolari possono essere la soluzione?

    – Formazione
    La formazione su questioni chiave relative alla sovranità alimentare ( dalla produzione di cibo nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente alla creazione di nuove reti di economia solidale) può essere un importante strumento di crescita per tutte quelle realtà che propongono pratiche di produzione e, in generale, stili di vita alternativi a quelli imposti dal capitalismo.
    Lo scambio di conoscenze infatti si propone come tema interessante da due punti di vista. Da un lato, può favorire la crescita di competenze tra i piccoli produttori attraverso la circolazione di saperi alternativi difficilmente reperibili all’interno dei canali di formazione/informazione propri dell’agricoltura tradizionale se non, a volte, inaccessibili a chi , provenendo da altri percorsi professionali, si vuole avvicinare al mondo dell’autoproduzione.
    Dall’altro la sensibilizzazione verso nuove pratiche di produzione e stili di vita può aumentare la consapevolezza tra i co-produttori e rinsaldare notevolmente la relazione tra città e campagna.
    Alla luce di queste considerazioni ci piacerebbe rispondere a queste domande:
    esistono realtà all’interno di GC che si occupano, tra le altre cose, di formazione ( intesa come autoformazione e formazione rivolta ai cittadini? Se si,come, con quali obiettivi e con quali risultati lo fanno? Può essere utile creare una rete capace di scambiare buone pratiche, progetti, competenze per moltiplicare/agevolare le occasioni di condivisione dei saperi? Se si, come si può strutturare? Attraverso quali metodi e con strumenti (anche informatici)?

    – Garanzia partecipata
    Da alcuni anni ci si confronta sulle varie prassi di garanzia partecipata delle nostre reti,con l’obbiettivo migliorare quello che facciamo e definire delle linee comuni.
    Questo il punto a cui siamo arrivati a Terni, forse utile per chi compie i primi passi in questa direzione e per non perdere la rotta.
    .Produttori che vogliono far parte della rete locale si presentano e compilano una scheda dettagliata della propria azienda (possibile confronto fra le schede utilizzate sul sito ?
    .La rete locale organizza una prima visita aperta a tutti ,ma con la presenza necessaria di produttori affini
    .Il gruppo che ha fatto la visita relaziona in assemblea ed è questa che accoglie i nuovi produttori
    .Mantenere un sistema di verifica nel tempo (da approfondire)
    .Per i prossimi incontri sarebbe utile un confronto fra le linee guida/regolamenti per settore (panificazione, allevamento, ortofrutta…) che le reti si sono date o che stanno cercando di costruire.

    – Lavoro
    Parliamo del nostro lavoro! Che posto ha il lavoro nel quotidiano? Chi investe nel lavoro come nuovo stile di vita da cosa è mosso? Il lavoro può essere una pratica politica di libertà? Il gruppo si confronterà sul tema del lavoro a partire dalle storie personali e da quelle raccolte per una ricerca sul campo condotta tra lavoratrici e lavoratori produttori delle Reti di economia solidale e dei Gas, dei mercati autogestiti di “Genuino clandestino”, dei Centri di sperimentazione autosviluppo.

    – Mutuo soccorso e autogestione delle emergenze
    Decine di terremoti ad alta magnitudo e migliaia di scosse minori squassano gli Appennini centrali fra l’Agosto 2016 e il Febbraio 2017. La prima scossa causa 300 vittime, le altre nessuna, ma i danni a edifici e infrastrutture sono continui e imponenti. A Ottobre gli sfollati dalle zone montane verso i campeggi sulla costa adriatica sono 25000 solo nelle Marche. Nei mesi successivi l’azione dello Stato è caracollante e inefficace. Incertezza su piani e risorse, disorganizzazione, incoerenze e ritardi sono i tratti distintivi della gestione del dopo-sisma. Questo abbandono dei territori viene percepito dalla popolazione alternativamente come una strategia deliberata o come una disfunzione della macchina statale. Comunque la si veda il risultato è lo spopolamento delle montagne. L’altra faccia della medaglia è lo spazio che si apre per iniziative dal basso, partecipate, condivise e autogestite. Nell’Autunno del 2016 la rete GC si attiva: i nodi locali di CampiAperti, Ecomercato, Genuino Amiatino, Mercato Brado, Terra Fuori Mercato, Mondeggi e SemInterrati si mobilitano. A Bolognola, un piccolo paese dei Monti Sibillini, allevatori e attivisti insieme costruiscono quattro stalle, senza aiuto né gestione dall’alto: questo è l’inizio di un percorso di autodeterminazione e dicooperazione fra la rete GC e chi vive e resiste nel territorio del cratere. Si apre un tavolo di discussione con gli abitanti del paese, molti dei quali allevatori e piccoli produttori. Si condividono idee e problemi, si discute di Garanzia Partecipata, si fanno piani e ipotesi per una Legge Contadina per la libera trasformazione dei prodotti da agricoltura contadina. I lavori sono in corso, ma i semi sono gettati: da questo accidente può nascere una liberazione. Discussione: emergenza e mutuo soccorso – come si è mossa la rete – breve report su terremoto e Bolognola; autogestione delle criticità – percorsi di autodeterminazione, come andiamo avanti?; oltre l’emergenza – come può intervenire la rete GC in supporto delle piccole economie contadine colpite da calamità naturali e sociali? Come può sostenere le lotte quotidiane di chi vuole vivere della terra?

    – Comunità a Supporto Agricoltura (CSA) e dintorni
    CSA (acronimo ci Community Supported Agricolture), cioè agricoltura supportata dalla comunità è qualsiasi forma di organizzazione dell’attività di produzione agricola e del consumo dei prodotti dell’agricoltura che si basa sull’alleanza fra contadini e consumatori. Quindi anche Campi Aperti e Genuino clandestino sono, di fatto, Csa.
    Come per Campi Aperti, per Arvaia Csa significa anche sovranità alimentare, dignità del lavoro contadino, un’agricoltura il più possibile in armonia con il territorio e che riduca la sua impronta ecologica. Rispetto ad altre forme di Csa, in Arvaia la produzione e distribuzione di ortaggi funziona con un meccanismo solidale di suddivisione fra i soci aderenti delle spese di produzione, che abbiamo mutuato dall’esperienza nordeuropea in particolare di Gartecoop, attiva nei dintorni di Friburgo in Germania.

    – Arti e mestieri
    Il nostro essere artigiani si vuole porre come azione complementare a quella dei contadini della rete di GENUINO CLANDESTINO. La riflessione inizia anche per noi dalla difficoltà di contestualizzarci nella realtà contemporanea. Non veniamo legalmente ne considerati ne tutelati
    In qualità di produttori che hanno fatto determinate scelte etiche.
    Possiamo creare una rete di comunità territoriali di artigiani volta a darci un’identità e delle pratiche collettive che ci salvaguardino nonostante la nostra posizione di relativa illegalità.
    L’equilibrio fra coerenza etica e sopravvivenza dell’attività artigianale è delicatissimo.
    Possiamo assumerci la responsabilità su tutta la filiera di ogni mestiere per tutelare la salute del pianeta e dei suoi esseri viventi, e i diritti e la dignità dei lavoratori.
    E proviamo a ragionare e scegliere: materie prime; -metodo produttivo; commissioni e creazioni; tipologia di mercato…
    Possiamo creare una definizione identitaria in cui riconoscerci pienamente, una sorta di disciplinare per poter mettere in pratica un’inclusività o meno ben giustificata e un metodo di controllo partecipato che renda la delicata faccenda chiara e condivisa…

    – Produzione artigianale/industriale-produzione agricola.
    Che cosa può mettere a disposizione dell’agricoltura contadina una fabbrica recuperata in autogestione e con vocazione ecologista? E così anche altre attività artigianali. Tra i gruppi di offerta è possibile contemplare piccole produzioni industriali e servizi al mondo contadino che escano dal mero scambio mercantile in un rinnovato rapporto città-campagna. Certo attrezzi agricoli prodotti su larga scala dall’industria globalizzata o ricambi di macchinari non sono alla portata, ma lavori artigianali per strumenti da recuperare (o da inventare, come ad esempio un micromaltificio) sì. Proviamo a discuterne.

    – La grande distribuzione del bio
    Da parecchio tempo è chiara agli occhi di tuttei la raffinata operazione di “green-washing” che attraversa il settore della produzione industriale di cibo ed i poteri che intorno ad esso si addensano. Non è casuale il continuo aumento di prodotti “a marchio bio” o “col bollino verde” sugli scaffali dei supermercati, né lo è lo strapotere di Oscar Farinetti ed il ruolo guida di Eataly nei processi di gentrificazione dei territori così come nelle operazioni di marketing politico che passano sempre più attraverso il cibo. Le sigle dell’associazionismo “ecologista” che nel 2015 hanno sostenuto l’Expo milanese seppur con qualche “è vero, ma..” sono parte integrante di questo problema: il modello di SlowFood proposto da Petrini non è meno pericoloso del modello dominante fatto di grandi catene industriali e mega supermercati, ci attacca ed interroga soltanto su un piano differente. Abbiamo la necessità di analizzare tutto questo e immaginare reazioni collettive e determinate a questo immaginario che mercifica il sapere contadino e monetizza la nostra vita nelle città.

    Sabato 22 aprile – dalle ore 15 alle 17 – tavoli tecnici sull’agricoltura contadina

    – Apicoltura
    E’ giusto cambiare regina tutti gli anni? E’ giusto spostare continuamente le arnie? E’ giusto fare nutrizione stimolante? E’ giusto livellare le famiglie? Quale cera usiamo? quali arnie?
    Linee guida per naturalizzare l’apicoltura razionale. Pensiamo a come ripagare il nostro debito nei confronti di api e natura dopo cento anni di allevamento sconsiderato

    – Erboristeria
    Principi che guidano gli erboristi gc: selvaticità, produzione artigianale e casalinga, ricette della tradizione…Reperibilità materie prime: cera d’api, oli, alcool, glicerina, ingredienti esotici.
    Utilizzo di ingredienti da laboratori industriali: come comportarsi? (lecitina, emulsionanti, tensioattivi, filtri solari, bicarbonato, acido citrico…). Prezzi minimi dei preparati. Tecniche di coltivazione, di raccolta selvatica, di trasformazione…Come comportarsi con la consulenza.

    – Allevamento
    Da millenni gli animali hanno accompagnato l’uomo e costituito parte insostituibile della vita rurale. Dalla produzione di cibo, alla difesa della casa, alla forza lavoro, gli uomini hanno sempre corrisposto per questi servizi preziosi, rifugio, alimentazione e cura. Una vera e propria forma di simbiosi. A seguito della industrializzazione della produzione di cibo, anche gli animali hanno perso la loro dignità e l’equilibrio del rapporto tra uomo e animali si è incrinato, così come quello tra allevamenti e territorio, fino ad arrivare allo stato attuale, dove concentrazioni sempre più elevate di animali in spazi relativamente angusti producono inquinamento, sofferenze, maltrattamenti e folle consumo di risorse. In tutto questo un ruolo centrale lo ha avuto il sistema commerciale che pretende materie prime a bassissimo costo per massimizzare i profitti della rete distributiva e delle fasi intermedie della filiera. E’ possibile ricostruire un sistema meno violento? Probabilmente si. Ma quali sono le condizioni? Filiere di alimentazione, gestione dell’allevamento, selezione delle razze, trasformazione, accesso al mercato, ecc… A partire dal confronto delle linee guida/regolamenti delle diverse reti, relative alla zootecnia ammessa ai mercati, vorremmo giungere ad un canovaccio condiviso, che fissi dei punti comuni sui quali convergere e farne il nucleo di una campagna di resistenza collettiva all’aggressione alla nostra salute e al pianeta che ci ospita. Invitiamo le reti a far circolare le linee guida/regolamenti/norme definite a livello locale, in modo da poter avviare il confronto prima dell’incontro di aprile e rendere quel momento il più produttivo possibile.

    – Viticoltura
    Lavorazioni del terreno o inerbimento e tipi di terreno sui quali le rispettive pratiche vengono praticate. Tipologie di concimazione (nessuna, sovescio, letame, fogliare ecc..)
    Difesa fitosanitaria: quali prodotti utilizziamo (zolfo, rame, bentonite ecc..) quali alternative sono state sperimentate ( propoli, micorize, ecc..), risultati ottenuti. Difesa da piralide, tignoletta, scafoideo (vettore della flavescenza dorata) e sostenibilità dei trattamenti di difesa (piretro ecc..). Se avanza del tempo: sistemi di potatura allevamento in correlazione alle tipologie, ai terreni e alle zone di produzione.

    – Panificatori
    Grani antichi: opportunità e problematiche.
    I grani antichi stanno ricomparendo dopo mezzo secolo di abbandono. Una probabile risposta ad una cerealicoltura tutta basata sull’uniformità, sulla produttività e sulla chimica che ha portato migliaia di persone a soffrire di intolleranza al grano e all’azzeramento della biodiversità in campo.
    Oggi diverse aziende stanno riprovando a seminare varietà dimenticate. Perché questa scelta? Quali vantaggi? Ma anche quali problemi? Dove reperire i semi? Monovarietà o miscugli evolutivi?

    – Orticoltura e sementi
    Chi coltiva ortaggi e cereali in agricoltura biologica deve scegliere quale semente utilizzare, le scelte sono molto diverse, come diverse sono le implicazioni tecniche che comportano, e sono scelte particolarmente delicate per chi fa agricoltura professionale. Si può scegliere tra l’acquisto di semente dai cataloghi o l’autoproduzione, tra l’uso di varietà tradizionali, o varietà migliorate, o i più moderni ibridi. Recentemente alcuni di noi stanno iniziando a sperimentare la costituzione di miscugli di semente di diversa provenienza, al fine di costituire le cosiddette “popolazioni evolutive”, secondo la proposta del genetista Salvatore Ceccarelli. Nel tavolo di lavoro vorremmo condividere le esperienze maturate negli anni dalle diverse realtà agricole.

    – Frutticoltura
    I nuovi parassiti e nuove minacce delle piante da frutto: drosophila suzukii matsumura; halyomorpha halys; popillia japonica. Biologia, abitudini, diffusione. Tecniche di lotta biologica e
    nuovi scenari.

    – Olivicoltura
    Questione della xilella. Nuove tipologie d’impianto che cominciano a diffondersi anche in Italia. Cambiamenti climatici e mosca delle olive. Ma i temi potrebbero essere anche tanti altri, ad esempio, perché molti fanno fatica a vendere il proprio olio quando in Italia si produce meno olio di quanto se ne esporta? Come calcolare il giusto prezzo dell’olio? Come si declina la produzione dell’olio rispetto alla garanzia partecipata? Quali pratiche sono ammesse, tollerate o fuori da confini della garanzia partecipata. Possiamo pensare ad un sistema di rete dell’olio GC che interagisca creando spazi per tutti coloro che si riconoscono negli obiettivi di un sistema di garanzia partecipata?

  • Sperimentare, costruire e diffondere l’autogestione in nuove forme di aggregazione sociale.

    Sperimentare, costruire e diffondere l’autogestione in nuove forme di aggregazione sociale.

    Verso Genuino Clandestino Bologna – Aprile 2017 –

    Il disastro ecologico –
    Il riscaldamento globale costituisce una minaccia al futuro dell’umanità intera. Eppure questo dato, nella sfera della politica istituzionale a livello sia locale che globale, è ignorato, negato o minimizzato. Il riscaldamento globale è solo la maggiore delle minacce di un sistema di produzione e dominio che sta trascinando il pianeta verso l’ecocidio.
    Ma nella società esiste una consapevolezza diffusa della gravità della situazione e della necessità di reagire, e che non è sufficiente ridurre questa reazione a scelte individuali di consumo responsabile o di produzione sostenibile.
    E’ necessario costruire urgentemente una dimensione politica che sviluppi pratiche e proposte che vadano in direzione fermamente contraria alle dinamiche di devastazione ambientale: difesa e sviluppo dell’agricoltura contadina, produzione biologica di prossimità, riduzione e azzeramento nella produzione dei rifiuti, redistribuzione del patrimonio genetico agricolo e difesa della biodiversità, opposizione al modello industriale di coltivazione e allevamento, riduzione di tutti i sistemi produttivi che causano massicce emissioni di gas serra e di inquinanti ambientali. La ricerca di un nuovo equilibrio con la Madre Terra: questa è la nostra priorità!

    Il disastro economico.
    La crisi economica dei paesi occidentali mostra di non avere prospettive di soluzione anche ai più ottimisti. I meccanismi del capitale nazionale e transnazionale producono ormai da decenni un impoverimento progressivo delle popolazioni e un aumento delle disuguaglianze. A queste dinamiche di collasso corrispondono segnali sempre più frequenti di imbarbarimento e intolleranza: le guerre tra poveri, le guerre contro i poveri sono all’ordine del giorno. La mistificazione delle cause reali della crisi e la mancanza di consapevolezza incrementano il livello di isolamento, frustrazione e isteria dei singoli.
    Il nostro percorso punta a sperimentare e diffondere nuove forme di organizzazione del lavoro e della produzione, basate sull’autogestione, sull’organizzazione antigerachica, sulla cooperazione sociale, che permettano alle comunità di attuare le proprie scelte nell’ambito della produzione, del consumo, dell’utilizzo delle risorse e dei beni comuni.

    Il disastro sociale e umano.
    Migliaia di persone che affogano nel mediterraneo mentre cercano una vita diversa. Una campagna d’odio nei confronti dei/delle migranti che si sta incancrenendo nelle pieghe profonde della società. Occorre ripartire dalla consapevolezza che gli stati nazione sono il principale strumento di questa violenza, che rischia di peggiorare ulteriormente trascinando l’umanità verso il disastro di conflitti sempre più estesi: abbattere le frontiere, estinguere gli eserciti, costruire un altro sistema dal basso, radicalmente democratico e inclusivo!

    La necessità di reagire.
    Ecocidio, patriarcato, omofobia, razzismo, sfruttamento, povertà, fame, disuguaglianze, guerre, sono aspetti interconnessi di un sistema. E per questo non possono essere affrontati singolarmente, senza una prospettiva di cambiamento sistemica.
    Occorre trovare alternative praticabili e coerenti: avviare la costruzione di una dimensione politica alla ricerca di modalità di esistenza in equilibrio con la natura, di nuove forme di economia e di aggregazione sociale basate sulla solidarietà e la partecipazione, di costruzione dal basso di comunità territoriali realmente democratiche e antigerarchiche.

  • Verso Genuino Clandestino – smontare l’immaginario “green”

    Verso Genuino Clandestino – smontare l’immaginario “green”

    In un contesto nazionale in cui la crescita dei consumi di cibo biologico dura ininterrottamente da oltre un decennio (tanto che nel 2016 in Italia il consumo stimato di prodotti biologici ammonta a circa 2,5 miliardi di euro) sentiamo la necessita di porre alcune domande.
    Domande che hanno tante facce. Da un lato vogliono smontare un immaginario “green” di cibo buono, pulito e giusto, quando proprio la produzione e la distribuzione del cibo vengono usate come strumenti di accumulazione; dall’altro lato queste domande vogliono guardare alle nostre pratiche, quelle che quotidianamente mettiamo in campo, o sul piatto, per marcare l’opposizione a un sistema agroalimentare che si fonda sullo sfruttamento della terra e delle persone. 
    Parliamo di accessibilità: nel 2016 i giornali ci raccontano di un’impennata sotto le Due Torri dei costi di alberghi e ristoranti. In una città che da tre anni vive una sorta di paralisi dei prezzi, a causa della crisi, fanno eccezione il mondo del “Food” e le strutture ricettive, che rispetto all’anno scorso hanno registrato un rincaro nei listini del 6%. Allo stesso tempo, e nelle stesse strade,l’impoverimento diffuso, l’aumento del costo della vita e l’erosione del sostegno sociale fanno sì che migliaia di persone in città non abbiano le risorse materiali sufficienti per accedere a un cibo di qualità, mentre invece i sistemi di produzione e distribuzione su larga scala sono in grado di mantenere prezzi bassi e accessibili alla maggior parte della popolazione, abbattendo però il costo del lavoro e rinunciando alla qualità del prodotto. Parliamo quindi di un sistema agroalimentare che produce cibo di lusso per pochi e cibo spazzatura per tutte/i le/gli altre/i, studenti,lavoratrici/lavoratori, pensionate/i, precari(e), disoccupate/i, cioè le/gli escluse/i da un nuovo modello di cibo bio d’eccellenza. Non solo, ma esclusi anche dall’idea di città che questo modello vuole imporre.
    Capita infatti che il cibo, soprattutto nella “Bologna City of Food”,diventi un fattore decisivo nel disegno della città che verrà. Dentro a questo disegno troviamo il progetto F.I.Co., Fabbrica Italiana Contadina, un parco giochi del cibo e della sua catena di produzione, fratello minore di Expo 2015 e nuovo maxi progetto di Eataly, che verrà realizzato al Caab per mettere in vetrina una realtà agricola prodotta a misura di museo. Già sappiamo come grandi eventi e grandi opere trasformano, devastano e impoveriscono i territori e chi li abita: la costruzione di F.I.Co. prevede la cementificazione dell’aera adiacente per un’estensione di 85.000 metri quadri, la costruzione di servizi ed esercizi, l’aumento degli affitti e la conseguente trasformazione della composizione sociale della zona. 
    Si tratta di un progetto quindi che vuole fare un’esibizione di una dimensione contadina che nulla ha a che vedere con l’autodeterminazione alimentare, con l’agricoltura contadina biologica vera, con la dignità del lavoro e con la costruzione di comunità territoriali libere di decidere autonomamente che cosa è legittimo e cosa no.  
    Ecco così la nostra necessità di esprimere la totale estraneità ed avversione rispetto a un modello di città che non è più alla portata di chi la vive, ma di chi la consuma, la mangia e paga –salatamente- il conto.
    Ecco così il nostro bisogno di praticare forme di autogestione e di resistenza per costruire immaginari diversi, per affermare che “l’altra città esiste davvero!” Per questo abitiamo e difendiamo gli spazi sociali della città, perché abbiamo bisogno di vivere alternative praticabili e coerenti, basate sulla solidarietà e sulla partecipazione, e di costruire dal basso comunità territoriali realmente democratiche e antigerarchiche.
    Invitiamo tutte e tutti all’incontro nazionale di Genuino Clandestino!! 
    21, 22 e 23aprile @ Làbas occupato
  • Voci dallo sciopero #7

    Voci dallo sciopero #7

    Noi abbiamo messo piede dentro XM24 incuriositi dal mercato biologico, ce lo 
    ricordiamo con 3 o 4 banchi.
    Avevamo vent'anni, l'anno prima eravamo andati a Genova e nutrivamo la rabbia 
    e la frustrazione di molti altri.
    Studiavamo agraria all'università, dove non c'era posto per quello di cui 
    sentivamo parlare fuori da lì e ci incuriosiva: l'agricoltura biologica, la 
    biodiversità, l'agricoltura diversificata e di prossimità, la sovranità 
    alimentare. Se se ne parlava ci veniva detto che quel tipo di agricoltura era 
    irrazionale, economicamente insostenibile, non poteva proprio funzionare, in 
    altre parole era incompatibile con la realtà. Abbiamo continuato  comunque a 
    frequentare quel mercato dentro l'XM24, abbiamo visto aggiungersi sempre più 
    banchi e nascere altri mercati simili, così abbiamo inziato a pensare che quel 
    tipo di agricoltura che ci interessava e ci sembrava giusto forse non era 
    impossiile come ci avevano raccontato.
    Quando è stata l'ora di scegliere abbiamo scelto quella strada, perchè quel 
    mercato ci aveva fatto vedere che quella strada, in effetti,esisteva.
    Ora proprio in quel mercato vendiamo i nostri prodotti e da lì ricaviamo più 
    della metà del nostro reddito.
    Lì dentro giovedì dopo giovedì e anno dopo anno abbiamo visto entrare e stare 
    in fila insieme  bambini, donne dell'est alla ricerca di rape,sedani rapa e 
    simili, pensionate attirate da fagioli davvero freschi e frequentatori abituali 
    del centro sociale, dando vita all'esperimento  più interessante a cui abbiamo 
    avuto la possiilità di assistere non solo dal punto di vista politico-economico 
    ma anche sociologico .
    E forse è proprio grazie a questo equilibrio improbabile che quel mercato 
    continua a essere quello di maggior successo tra i mercati organizzati da 
    CampiAperti. Perchè in qualche modo ci dimostra che c'è posto per tutti.
    è in posti così, crediamo, che le persone possono provare a trovare insieme 
    delle soluzioni ai propri bisogni.
    
    giulia e simone
  • Oltre la nebbia.

    Oltre la nebbia.

    La prima volta che siamo andati su in Val Samoggia c’era una nebbia boia. Che poi spesso ho pensato: io me la ricordo così perché sono un terrone ed erano pochi mesi che stavo a Bologna e giù al sud una nebbia così… insomma io stavo guidando e mi blocco su una piazzola di sosta: “con questa nebbia non è il caso di proseguire” faccio all’autista dell’altra auto (eravamo in sette-otto divisi in due macchine); quello, uno che veniva da una valle del nord, un quasi crucco, mi fa una irrispettosa risata in faccia: “mettiti dietro e seguimi” e mi fa strada. Mi sono sempre chiesto come sarebbe andata la storia se fossimo tornati indietro…

    Andavamo su a fare una proposta: un mercato contadino autogestito. Eravamo stati all’iniziativa sulla sovranità alimentare organizzata da “quei contadini” e avevamo sentito una forte affinità, noi che più urbani non potevamo essere. Ma i temi erano quelli: ogm, brevetti, alimentazione.

    A Ca’ Battistini c’era il camino acceso; noi, semicerchio intorno al fuoco, illustrammo la cosa (mettendoci più parole del dovuto come ogni prolisso attivista avrebbe fatto in quegli anni, e pure mo’). Alla fine Carlo, seduto su un grosso sedione che scricchiolava sotto il suo peso, disse: “ è una proposta molto interessante, facciamolo”. Noi che eravamo abituati a lunghe assemblee piene di distinguo, di stupide sottigliezze, di retoriche vaporose, di decisioni prodotte a forza di estenuanti mediazioni, fummo sinceramente spiazzati da tanta semplice concretezza.

    C’è qualcosa di “sacro” in ogni atto fondativo: quello fu l’atto fondativo di quello che poi sarebbe diventato, anni dopo, CampiAperti. “Facciamolo”.

    Al netto di tutta la mitologia, i primi mesi non furono semplici: la cosa, a passare dalle dichiarazioni di principio ai fatti, era tutta da inventare. Fare un mercato classico? Ispirarsi ai gruppi d’acquisto? Una assemblea ogni mercato? Quando l’assemblea? Prima o dopo lo “scambio”? Ecc.

    E poi, il domandone: dove? Dove fare questo esperimento?

    I primi tempi fummo nomadi, talmente nomadi che qualcuno, scherzando, parlò di rave market. Per alcune settimane il mercato si tenne anche all’ingresso del Covo, il noto locale bolognese. Non poteva andare così: un mercato senza sede fissa sarebbe rimasto per sempre un mercato di attivisti disposti a spostarsi per la città per fare la spesa, ma noi non volevamo fare un mercato di attivisti. Ma anche prendere una sede qualunque non andava bene: noi parlavamo di radicchio buono certo, ma anche di produzioni e consumi per la trasformazione sociale…

    Qualcuno propose: “andiamo all’XM”; qualcuno rispose: “da quei fricchettoni? Mai”. La discussione fu lunga e per fortuna scalfì l’ortodossia di quelli che vedevano in Xm un covo di “edonismo senza politica” (mi viene da ridere ma qualcuno disse proprio così). In effetti era un gran casino: più che un centro sociale classico era un condominio di esperienze anche profondamente diverse tra loro, faticosamente dialoganti; i “vecchi” compagni disciplinati accanto agli sbarbi festaioli, l’ordinata scuola di italiano per i migranti, la ciclofficina delirante, la sede della libera università. Il tutto in salsa estetica post industriale/trash: a metà strada tra Andea Pazienza e Pierino.

    Detta così sembra un orrore e invece fu accoglienza. L’accoglienza di chi ti fa sentire a casa, e quando sei a casa ti prendi il calore familiare ma anche le beghe. È giusto così. Molti dei contadini che intanto si avvicinavano al mercato non avevano mai messo piede in un centro sociale (ma anche molti attivisti di Xm non avevano mai “visto” un contadino vero); e anche tantissimi di quelli che oggi chiamiamo coproduttori cominciarono a “varcare la soglia”.Quelli che parlano in maniera incomprensibile dicono meticciamento sociale.

    Non è questa l’idea di fare società? Certo faticosa, lenta, con tentennamenti e errori. Ma non esistono scorciatoie. I quartieri popolari della città dovrebbero avere ancora più luoghi come questo in qui si mischiano “italiani” e “stranieri”, vecchi e giovani, adulti e bambini. Anche “scoppiati” e “sani di mente” (perché no?).

    Io direi questo a quegli abitanti della Bolognina che ancora passando storcono il naso: Xm24 è uno spazio pubblico autogestito. In questo senso è (anche) di tutti voi. Entrate. È un pezzo del nostro quartiere, ha dei difetti e dei pregi ma se rimanete fuori non affrontate i primi e non godete dei secondi. Non fatevi fermare da un po’ di nebbia.

    un coproduttore