Autore: caf

  • Una radura in città

    Una radura in città

    Ero all’università, primi anni 2000. Del mondo alternativo avevo scoperto il commercio equo e solidale, argomento poi della mia tesi di laurea.
    Mi ricordo una delle prime volte in cui ho incontrato contadini e attivisti di quella che in seguito è diventata l’associazione Campiaperti. Si trattava di un incontro sull’economia solidale nelle aule di Economia in via Mascarella. C’erano volontari del commercio equo, produttori biologici e consumatori critici, tutti proponevano una via pratica, che portava la politica nel quotidiano.
    Quella era una strada per me. Amavo le scienze sociali, la geografia umana, e proprio in quel periodo capivo che quella che mi interessava era la politica con la “p” minuscola, fatta di mani ruvide, facce, azioni concrete, cibo e terra.
    Era il periodo delle ispirazioni di Veronelli in Terra e Libertà/critical wine, libro che forse acquistai proprio quel giorno. Ricordo che leggerlo fu come trovare la strada di casa: le riflessioni sul prezzo sorgente, i primi racconti di esperienze di agricoltura e trasformazione di prodotti di qualità, fuori dai supermercati, lavoro libero e autogestito, che avesse senso per la terra e le persone. Campi e  mercati come laboratori di autonomia dai poteri delle multinazionali, dei governi, di leggi e confini disumani…

    Continua a leggere su http://radure.net/2017/03/03/una-radura-di-citta/

  • Voci dallo sciopero – perché l’XM24 è da preservare e difendere

    Voci dallo sciopero – perché l’XM24 è da preservare e difendere

    Perchè e riuscito/a, negli anni trascorsi, a riproporre i valori dell’antifascismo, dedicandosi all’accoglienza dei migranti e alle lotte per la dignità dei più deboli.
    Ha riallacciato e conservato i rapporti con antifascisti storici (molti di xm24 sono iscritti all’ANPI di Bologna); ma soprattutto ha sostenuto i diritti e la dignità dei popoli migranti attraverso concrete iniziative ed attività permanentemente rivolte ai numerosi cittadini che, venendo da altri paesi, cercano a Bologna condizioni di vita stabili: ospitalità costante al Coordinamento Migranti Bologna; sostegno alle famiglie che hanno occupato e ripulito lo stabile exTelecom di via Fioravanti per rivendicare il diritto universale alla casa; ha attivato corsi di lingue ad accesso gratuito; ha accolto una comunità di migranti rumeni per molti mesi nel 2003…
    Per più di 15 anni, gli spazi di via Fioravanti 24, hanno consentito l’incontro di studenti, lavoratori e migranti portatori di una cultura antifascista; ed oggi, questa caratteristica e disponibilità, è ancora più importante nel contrastare il riproporsi, anche a livello di governi europei, di pratiche e leggi fasciste, in quanto discriminatorie e umilianti delle differenze culturali, religiose e sessuali.
    Paolo e Giorgio di CampiAperti e Associazione Italia-Nicaragua
    Bologna, 2 Marzo 2017

  • L’altra città esiste – Autogestione/Resistenza – XM24 non si tocca

    4 marzo 2017@10:00–23:59 Bologna -Una giornata diffusa di iniziative, in ogni luogo e in ogni modo. Tutto in un solo giorno.

    A fronte di un progetto politico con cui l’amministrazione sta mettendo le mani sulla città e contro una ormai palese idea-modello di città e la desertificazione sociale che ne deriverebbe, vogliamo segnare la rotta verso un immaginario collettivo diverso: costruire insieme un’alternativa a questo deserto, partendo da quelle che sono le nostre pratiche di autogestione.

    La giornata è comune, il luogo è ovunque.

    Ovunque
    Consultorio autogestito
    Biciclettata attraverso i luoghi di occupazioni e sfratti
    Musica Samba
    [Ri]prendiamoci gli spazi!

    Via Fioravanti 24 (XM24)
    Laboratori teatrali itineranti
    15:00: Grande mercato di Campi Aperti

    Piazza Unità
    Sportello SocialLog, Mostra Fotografica sulle occupazioni, banchetto controinformativo e raccolta firme sul passante di mezzo
    10:00 Allenamento e gare, torneo di basket
    14:00 Speaker corner sul quartiere
    15:00 Giocoleria, bolle di sapone, truccabimbi
    15:00 Assemblea su sport popolare e spazi
    18:00 Merenda Meticcia con thè marocchino e dolci

    Via Paolo Fabbri 110 (Vag61)
    16:00 Dibattito sul decreto Minniti: L’autogestione e le politiche securitarie, due diverse risposte al governo dei territori.

    Resistenze in Cirenaica: : colonialismo e razzismo, ieri è oggi.
    Volantinaggio e controinformazione in quartiere.

    Parco della Zucca
    15:00: Autocostruzione strumenti musicali, Jam Session dal mondo, Hip hop
    19.00: proiezione film in lingua araba

    Ospedale S.Orsola (via Massarenti)
    10:00 “Obietta su sta fregna”: Banchetto controinformativo sull’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza

    Piazza di Porta Santo Stefano (Circolo Anarchico Berneri)
    Spaccio Popolare Autogestito
    14:00 Costruzione materiali in vista dell’8 Marzo

    Palazzo d’Accursio
    Karaoke

    Parco Trombetti (Via Donato Creti, via Serlio)
    11:00 Colazione
    15:00 Lab musicale

    Biblioteca Lame
    11:00 Assemblea contro privatizzazione biblioteca Lame

    Officine Minganti
    Pranzo e banchetto di controinformazione sul tema sfruttamento lavoro e grande distribuzione alimentare e il rapporto che le lega alla riqualificazione del quartiere

    Piazza Spadolini
    14.00 musica dal vivo e mostra foto spazi occupati e svuotati

    Quartiere Barca
    Contro la nuova riforma ERP, e in previsione dei prossimi sfratti, iniziativa all’aperto in piazza, segnalando i numerosi spazi vuoti e inutilizzati dell’ACER

    Via Centrotrecento 18 (Se7en)
    Autogestione del Sapere

    Via Marzabotto 2 (Associazione 20Pietre)
    10:00: concentramento a 20pietre per passeggiata/biciclettata

    XM24, Campi Aperti, Associazione 20pietre, Cittadin*, Asia-Usb, Lazzaretto, Labas, TPO, il Tribolo, Universo Lab, NoBorders, Arte Migrante, Hobo, Biblioteca Italiana delle Donne, Comitato Bolognese Scuola e Costituzione, Coro “R’esistente” dei bimbi di via del Pratello, Eat The Rich, ITR, Mujeres Libres, Precar*, S.I.M., Cantieri Meticci, Smaschieramenti, Marakatimba, Palestre e Sport Popolari, Lavoratrici e Lavoratori, SocialLog, Comitato No Passante di mezzo, Le Fucine Vulcaniche, Associazione RitmoLento, Concibo’, Ass. Sindacale Pugno Chiuso, Assemblea Lavoratori Biblioteca Lame, Noi Restiamo, Exarchia, Associazione Antigone, Circolo Anarchico Berneri, e molt* altr* ..

  • Voci dallo sciopero – l’autogestione dentro (e fuori) CampiAperti

    Voci dallo sciopero – l’autogestione dentro (e fuori) CampiAperti

    Quando ci capita di parlare con i contadini che chiedendo di iniziare a vendere ai nostri mercati ci si incarta sempre un po al tema “autogestione”. Non perché non abbiamo un’ idea precisa sulla questione anzi, ma risulta sempre difficile spiegare un sistema che normalmente non si incontra nell’ordinario vivere sociale.

    In termini concreti per noi autogestione significa che le decisioni che riguardano l’entità CampiAperti vengono prese sempre in assemblee aperte. Questo prendere le decisioni tutti assieme, con il coinvolgimento dei coproduttori che lo desiderano o dei semplici passanti, porta ad alcune conseguenze per noi fondamentali: innanzi tutto gli individui sono direttamente sollecitati a maturare una propria opinione sull’argomento in discussione, quindi a diventare soggetti attivi del processo decisionale. Inoltre l’apertura delle assemblee, il fatto che chiunque possa sedersi nel nostro “cerchio magico” fatto normalmente di 70-80 persone, rappresenta una sorta di garanzia che l’assemblea sta lavorando per il bene comune e non per interessi individuali o corporativi.

    Nelle assemblee, per quanto possibile, cerchiamo di non spaccarci in posizioni contrapposte utilizzando il metodo del consenso o dell’assenso. Le discussioni su temi particolarmente importanti hanno durata anche molto lunga, e portano spesso a sintesi e soluzioni creative.

    Dopo anni di sperimentazione dell’autogestione dentro CampiAperti ci sentiamo di dire che abbiamo costruito una vera e propria intelligenza collettiva, ovvero un’intelligenza politica che lavora meglio e più efficacemente di quella dei singoli.

    Questo nostro modo di essere, di vedere e di fare è stato immediatamente riconosciuto e accolto dagli spazi sociali bolognesi. In particolare dentro XM24 moltissimi collettivi sviluppano percorsi di autogestione assolutamente paralleli ai nostri, anche se trattano altri temi come lo sport popolare, la musica e l’arte, il meticciamento culturale o la mobilità alternativa…

    Ma se le altre esperienze di autogestione vengono di fatto soffocate che fine faremo noi?

    Di ossigeno abbiamo bisogno, e per noi l’ossigeno è dato principalmente da chi promuove dibattito, partecipazione, responsabilità etica e politica, cooperazione e solidarietà, coinvolgimento diretto. Senza questi valori non si sceglie di produrre e consumare il cibo biologico di prossimità proposto da CampiAperti.

    Contrariamente a molti nostri compagni di strada abbiamo accolto favorevolmente i patti di collaborazione proposti dal comune. Non solo per i vantaggi economici dovuti alla riduzione delle imposte su occupazione di suolo pubblico e rusco, ma perché ci sono sembrati un passo verso il riconoscimento delle situazioni di auto organizzazione presenti in città.

    Però attenzione! Non si può dare uno e prendere dieci. Se per CampiAperti i patti di collaborazione sono stati un passo in avanti chiudere XM24 (e Labas) significa fare dieci passi all’indietro, significa spegnere la più importante realtà di auto organizzazione popolare presente in città da 15 anni a questa parte.

    Ci colpisce la cecità che porta a non riconoscere l’importanza del ruolo sociale, politico, culturale, che ha Xm24 alla Bolognina. E non vogliamo credere che la promessa di chiusura sia dovuta solo al fatto che XM24 non fa parte dei clientes delle forze politiche al governo della città, o peggio, per inseguire i deliri securitari della destra più becera. Non vogliamo credere che la parola “sinistra” non abbia più alcun significato.

    Per questo siamo scesi in sciopero. Per tentare di far ragionare chi ha il potere di cambiare il corso degli eventi. Ci riusciremo o l’imbarbarimento della politica alla fine avrà il sopravvento?

    Staremo a vedere.

    carlo

  • Voci dallo sciopero – 15 anni fa…

    Voci dallo sciopero – 15 anni fa…

    Ricordo bene la telefonata che feci al comune di Bologna, doveva essere il ‘99 o il 2000. Chiesi se esisteva a Bologna un mercato dove gli agricoltori bio potessero andare a vendere i propri prodotti. L’impiegata mi disse gentilmente che non esisteva ma che se lasciavo il mio numero mi avrebbero contattata se in futuro, magari, forse…In quegli anni il nostro sogno di vivere coltivando la terra senza riempire l’ambiente e i cibi di veleni di varia natura si stava scontrando pesantemente con il fatto che vendendo all’ingrosso la nostra piccola azienda agricola non sarebbe sopravvissuta. Magari avremmo potuto fare un po’ di agricoltura cercando di vivere di altro. Nel 2001, tornati da Genova con una marea di emozioni e pensieri, come tutti quelli che avevano vissuto quelle giornate, decidemmo di organizzare un incontro qui nella Valle del Samoggia per iniziare a ragionare di sovranità alimentare, un concetto per noi nuovo appreso durante gli incontri organizzati dal Genoa Social Forum. Da lì l’incontro con due collettivi di Bologna, Capsycum degli studenti di agraria e Kontroverso, di studenti e lavoratori: noi avevamo bisogno di vendere direttamente ciò che coltivavamo, loro volevano acquistare il proprio cibo direttamente dai contadini. Decidemmo di organizzare un minuscolo mercato a Bologna, tutti d’accordo, ma dove? Qualcuno propose l’XM24, mai sentito nominare, e sempre qualcuno andò a parlare con “quelli di xm”. Per loro andava bene e ci mettemmo d’accordo di scendere all’XM24 tutti i giovedì pomeriggio. Il posto era piuttosto buio e disordinato, ma aveva quell’atmosfera particolare che hanno alcuni luoghi un po’ fuori, un po’ ignorati, ma proprio per quello si capiva che lì avremmo potuto provare a dare concretezza alle nostre idee senza essere disturbati più di tanto. Che non avremmo intralciato, che chi aveva in mano l’organizzazione del Tutto non ci avrebbe notati. Potevamo iniziare a decidere insieme, contadini e cittadini, intorno alle tante cose che ci stavano a cuore: l’agricoltura, l’alimentazione, la giustizia sociale, le risorse, l’autogestione, il lavoro. E’ stato possibile perché a Bologna c’era uno spazio autogestito, perché le idee non hanno bisogno solo di persone, ma anche di luoghi aperti dove sperimentare, incontrarsi, parlare, organizzare. Adesso il Comune di Bologna ci offre i luoghi per portare avanti i progetti, luoghi anche più belli di XM, e contemporaneamente vuole chiudere XM. Perché altre persone con altri progetti non abbiano più un luogo per far nascere e crescere il futuro.

    Germana

  • Voci dallo sciopero – XM24 story

    Voci dallo sciopero – XM24 story

    Undici anni fa, prossimi alla laurea in erboristeria, io e Lorenzo cominciavamo a darci da fare coi nostri esperimenti a base di piante: estratti, polveri, tinture, unguenti….Li facevamo per noi e amici, i quali facevano un po’ da cavie…
    In quel periodo un’ amica ci disse che in un centro sociale di Bologna dove lei si allenava per la giocoleria, si svolgeva settimanalmente un mercatino speciale; un mercato di contadini, ma contadini veri, non venditori. Provate a chiedere – ci disse – credo potreste andarci anche voi con le vostre cose.
    Fu così, che partecipammo, pochi giorni dopo, alla prima assemblea di quello che non era ancora Campiaperti, ma un mercatino nato alcuni anni prima dal volere di alcuni contadini ed allevatori della Valsamoggia, desiderosi di portare i loro preziosi prodotti direttamente sul banco, senza tortuose catene commerciali poco gratificanti sotto tanti aspetti. Fino ad allora, avevo frequentato centri sociali in occasione di rave party; pensavo che fossero luoghi dove i ragazzi possono sballare e ascoltare musica forte. Rimasi molto colpita nel vedere xm24 quella volta. Era si un posto pieno di muri coloratissimi, cani sciolti e robe così. Ma non fu quello a colpirmi. Durante quel mercatino tutto brulicare di piccoli banchetti pieni di mazzi di ortiche, strigoli, radicchi, pani, vini,formaggelle, vidi la più grande varietà di persone mai incontrata. La fila per la verdura contava: una vecchina col bastone che stava riportando i cartoni vuoti delle uova, un manager in trench che sceglieva compunto le migliori insalate, due ragazze che nell’attesa si baciavano appassionatamente, un uomo completamente tatuato, un gruppo di ragazzi africani splendidamente abbigliati in maniera tradizionale, e poi mamme con bambini, papà con bambini, bambini bambini tantissimi bambini. E intorno ai banchi una banda suonava e cantava. Seduti attorno ai tavoli persone d’ogni genere che si mangiavano qualcosa in compagnia acquistato dai banchetti, o dalla cucina sociale che prepara piatti coi cibi invenduti della grande distribuzione: delizioso! Un posto dove incontrarsi insomma.
    E piu’ mi guardavo intorno più rimanevo affascinata: in una stanza la sala prove per suonare, in un’altra proiettavano un documentario, un’altra ancora come palestra, e poi la scuola di italiano per stranieri, la ciclofficina….. Ero sbalordita! Sembrava la città ideale in miniatura! Quella sera, alla riunione del mercatino ci chiesero cosa ci sarebbe piaciuto fare, spiegammo la nostra passione, il nostro SOGNO: stare nella natura e cercare di viverci in armonia, vivere col poco che occorre e, soprattutto, lavorare con le erbe! Cominciammo così. Il giorno dopo nacquero “Gli Strulgador”, e con loro la ricerca e la voglia di realizzare questo desiderio di vita. Semplice no? Beh, normalmente non è proprio così semplice. Normalmente i sogni restano li, nel cassetto, a marcire. Per noi non è stato così. Grazie a quel posto, xm24, anno dopo anno, assemblea dopo assemblea, siamo cresciuti, abbiamo fatto tanta tanta esperienza per cui ora possiamo sentirci fieri di ciò che stiamo realizzando. Non solo. Il gruppo di contadini pian piano è cresciuto. E mi commuovo ancora nel ricordare le facce cotte di stanchezza, alle prime assemblee, per parlare di come andava, di come organizzarci o per accogliere nuovi produttori coi quali sentivo di avere qualcosa di profondo in comune. Sono passati undici anni; quel gruppetto si è evoluto in Campiaperti; ha dato vita ad un movimento importante, Genuino Clandestino, che ora muove passi importanti in tutta Italia, ad opera di altri gruppi di contadini più o meno grandi, ma anch’essi con le stesse idee di vita. Sono nati nuovi mercatini in vari quartieri di Bologna, spesso per desiderio di tante famiglie che vogliono poter beneficiare di cibo sano fatto con cura e rispetto: la sovranità alimentare è in questi posti l’unica sovrana! Ogni mercato ha una sua identità, una sua storia, ma tutte figlie di quei primi mercati ad xm. Questo spazio va difeso, è un simbolo; un simbolo di come si possa convivere nel rispetto delle diversità, nella coesistenza di tante realtà che si intersecano. Ovviamente ora si getta merda su quel centro sociale. Senza sapere, senza aver capito niente, si usano false accuse per stimolare l’odio e il disgusto verso ciò che è lontano dalla propria visuale ristretta…proprio verso quel luogo dove si cerca invece l’integrazione e il rispetto delle diversità! E’ vero, ci sono state scazzottate, risse, talvolta violenze e intorno o fuori c’è chi si fa le pere; ma mica perché c’è xm, ci sarebbero stati lo stesso. Ad xm abbiamo preso precauzioni; abbiamo stabilito di non somministrare gli alcolici dopo le nove; e comunque, non a chi si mostra un po’ troppo alterato…. Se qualcuno diventa lo si invita a smettere, e se non c’è verso che smetta lo si allontana….
    Come si spiegherebbe che centinaia di famiglie responsabili, scelgano ogni settimana e da anni, di frequentare questo luogo? Pensate che mettano in pericolo i loro figli per comprare due chili di patate? Venite a farci un giro, prima di prendere delle decisioni o di fare commenti si deve avere qualche spunto su cui riflettere no?

  • Assemblea generale straordinaria di CampiAperti

    Assemblea generale straordinaria di CampiAperti

    Sabato 11 febbraio alle 15 ci troviamo presso il condominio Belletrame per discutere dello sfratto di XM24 – ingresso via sabatucci 2 (traversa di via paolo fabbri)

  • TRA SISMA E SISTEMA

    TRA SISMA E SISTEMA

    La terra trema e continua a tremare. L’ultimo grande evento sismico ha cementato in tutti la consapevolezza che ci troviamo dinnanzi ad un fatto eccezionale, unico e devastante. E’ difficile reagire, trovare le forze e le energie per ripartire. Dobbiamo tornare indietro più di tre secoli per trovare delle similitudini con quello che stiamo vivendo ora. Gli appennini sono una terra altamente sismica nella quale i montanari hanno sempre vissuto e mai l’hanno abbandonata nonostante oggi appaia tanto ostile e faccia tanta paura. In passato non c’era uno stato che sovradeterminava in modo così opprimente le esistenze di ogni singolo cittadino, soprattutto in luoghi tanto remoti e lontani dai centri del potere, perciò c’era un’intromissione minima, marginale. Non aiutava, ma non interferiva nemmeno. Eppure i montanari sono rimasti, ce l’hanno fatta senza uno stato, senza sms di solidarietà e senza fondi europei.

    Ci vengono in mente allora le comunanze agrarie, esperienze di uso civico delle terre, da sempre presenti nelle zone montuose, ma che nei nostri appennini hanno le realtà più significative e numerose. Se andiamo a guardare la mappa della distribuzione delle comunanze nelle Marche, sembrano tanti epicentri, quasi a combaciare idealmente con quelli delle scosse di questi mesi. Le comunanze non erano solo uso collettivo delle terre, erano solidarietà, mutuo soccorso, autorganizzazione, protezione e salvaguardia di un territorio. Non sappiamo se la nostra è una giusta intuizione, ma ci piace pensare che le comunanze siano state la rete che abbia permesso a quelle comunità passate di sopravvivere ad eventi drammatici come quello che stiamo vivendo ora, di autorganizzarsi e ricostruire. Ritrovare la memoria storica e guardare al modello delle comunanze potrebbe essere un buon punto di partenza per andare avanti. Riscoprire vecchie alleanze sopite, crearne delle nuove con chi pratica modelli autogestionari e ristabilire l’assetto comunitario che ha permesso per centinaia di anni ai montanari di vivere nelle loro terre senza le ingerenze dello stato. Tutto ciò potrebbe evitare di spopolare definitivamente le nostre montagne e di superare questi momenti così critici.

    La violenza della burocrazia che anche nel momento più alto dell’emergenza impedisce agli individui di riorganizzarsi e di fare fronte in modo autonomo e tempestivo alle calamità abbattutesi sui propri territori, è complice diretta della tragedia.

    La maggior parte dei comuni colpiti dalle scosse susseguitesi in questi mesi, non ha autorizzato l’autocostruzione di ricoveri temporanei per quegli animali che, protagonisti della sopravvivenza stessa di quelle comunità, oggi muoiono sotto la neve, tra le lacrime ipocrite di questa società.

    Come SEMINTERRATI e GENUINO CLANDESTINO riteniamo che la costruzione di modelli autogestionari partecipati, sia la risposta radicale e propositiva ad un sistema dominante fallimentare e insostenibile

  • E’ nato il Ricettario di Cucina Meticcia!

    E’ nato il Ricettario di Cucina Meticcia!

    Quando le pratiche di liberazione, conflitto e autogestione sono esondate investendo tutti gli aspetti dell’agire umano, delle pratiche materiali, sociali e culturali, rivendicando autonomia e autodeterminazione, anche il capitale si è mosso per catturare queste energie, per riempire e incanalare nella sua direzione di sfruttamento questi solchi, per fare di quel terreno, dissodato da un impeto di ribellione, una nuova geometria del potere, piantando sementi sconsiderate, padroneggiando strumenti, mettendo a valore la nostra biodiversità.

    Oggi, dove la restaurazione imperiale è scossa alle fondamenta da un pianeta di nuovo in movimento, nascono tra le macerie nuovi germogli di futuro. Dentro un No antagonista, potente e collettivo al governo del presente, prendersi cura di un pezzetto di futuro è un buon antidoto per rompere le ambiguità degli immaginari di comodo che solidificano un’uscita differenziale dalla crisi.

    Questo Ricettario di Cucina Meticcia è nato a Bologna, da un progetto di Social Log (a cui potete richiederne una copia) e della Rete Eat The Rich, con la collaborazione dei mercati genuini clandestini di Campi Aperti e della Nuova Casa del Popolo di Ponticelli, dentro la lotta per il diritto all’abitare, lotta antirazzista, per la dignità, contro il governo della crisi. Si tratta di uno tra i tanti frammenti di futuro che da lì sono scaturiti e che per questo sono riusciti a trovare legami nel presente, nuove direttrici trasformative, nuove geografie urbane subito contese dal nemico.

    Questo Ricettario a modo suo ci parla anche di lotta alle multinazionali guerrafondaie dell’agroindustria, che aggrediscono le risorse naturali e umane del pianeta anche nella loro versione green e slow, di sovranità alimentare e del suo intrecciarsi alle lotte ambientali contro le nocività e per la vivibilità dei territori.

    Durante l’anno di Expo si svolgeva a Bologna il Corso di Cucina Meticcia, oggi nella mobilitazione contro Fico nasce questo ricettario. Piccolo, parziale, abbozzo di futuro.

    Di seguito l’introduzione del ricettario e una delle tante ricette che vi sono presenti:

    Il vecchio adagio latino dice de gustibus non est disputandum, ma all’Ex Telecom occupata, al Condominio Sociale Occupato di Mura di Porta Galliera e a quello di via di Mario De Maria non la pensavamo esattamente così e sembra ormai che tanti e tante a Bologna siano d’accordo con noi. Di gusti e più in generale di cibo e di cucina ne abbiamo voluto discutere eccome, consapevoli del fatto che ogni piatto porta sempre con sé una storia che viene da lontano, ma anche un futuro da costruire e reinventare.

    Il gusto viene rimesso in discussione ogni volta che sperimenta un sapore nuovo, tutte le volte che aromi sconosciuti pervadono le narici, quando le mani si misurano con ingredienti che ancora non avevano maneggiato. Le ricette vivono della quotidianità e della specificità delle regioni da cui provengono e necessariamente con la migrazione si trasformano mantenendo il delicato equilibrio tra quello che è imprescindibile nel piatto e quello che può essere sostituito e mescolato.

    Le storie e le ricette dunque si scrivono e riscrivono con nuovi incontri. Con questo spirito, dalla collaborazione tra protagonisti e protagoniste della lotta per il diritto all’abitare e la Rete di cucine popolari Eat the Rich, è nato il Corso di cucina meticcia. Una serie di incontri mensili nei quali cucinare, assaggiare e condividere piatti densi di sapori e saperi da tutto il mondo. Partendo da questo presupposto il corso di cucina è stato pensato in due cicli: la prima parte del corso ha visto la presentazione di ricette che sono state proposte dagli occupanti dei Condomini Sociali di mura di Porta Galliera e di via Mario de Maria, oltre che dall’Ex-Telecom e dalle tante famiglie del Comitato Antisfratto Inquilini Resistenti.

    La seconda parte del corso ha visto la creatività e la sapienza culinaria della rete Eat The Rich unirsi a quella degli occupanti nell’inventare svariati a gustosissimi piatti meticci. Il risultato è stato una sorpresa per tutti i palati. Dall’estremo oriente alla Bolognina, dall’Africa all’America Latina, dai Balcani alla Sicilia sono tantissime le ricette preparate insieme e che potrete trovare nel ricettario.

    Il corso di cucina è un delicato ingranaggio di passaggi non banali, dalla scelta di ricette che tenessero conto della stagionalità dei prodotti, alla preparazione di piatti che potessero coinvolgere i partecipanti attraverso forme laboratoriali. Anche il momento della spesa si è tradotto immediatamente in una scelta di parte, ovvero quella di utilizzare ingredienti provenienti dai mercati di Campi Aperti, della rete Genuino Clandestino, presenti nei diversi quartieri di Bologna. Nel ricettario troverete, per ogni ricetta, segnalati gli ingredienti che siamo riusciti ad acquistare dai produttori di Campi Aperti, tenendo conto della stagionalità e della disponibilità dei diversi prodotti. Pensiamo che anche a partire dalle occupazioni abitative si possa cominciare a sperimentare e sviluppare il tema della sovranità alimentare agendo dal basso in modo collettivo e autorganizzato.

    Naturalmente per l’acquisto di molti prodotti ci siamo dovuti rivolgere a vari alimentari gestiti da migranti che commerciano i prodotti delle loro terre d’origine, perché alcuni ingredienti non possono essere coltivati a queste latitudini o non hanno mercato al di fuori di questi circuiti, che sono sempre più diffusi all’interno dei quartieri popolari e che sono stati una rete di supporto imprescindibile per il corso tra consigli utili e solidarietà attiva. Alla fine del ricettario troverete l’elenco delle spezie meno comuni, degli ingredienti che non fanno parte delle colture locali e degli attrezzi da cucina specifici che abbiamo maneggiato. I QR completano le ricette rimandando al blog del corso con le sue videoricette.

    Il corso di cucina, pur essendo nato dentro le occupazioni abitative di Social Log ha visto diversi suoi incontri tenersi in altri luoghi della città, questo perché ha saputo intessere un profondo legame con molte altre realtà che si sperimentano nella costruzione di una Bologna meticcia e solidale, da Piazza Verdi insieme agli studenti, al Pratello R-Esiste per il 25 Aprile, da Piazza dell’Unità insieme ai Centri Sociali e alle Palestre Popolari, al Festival nazionale delle cucine popolari in Bolognina nel maggio 2016. E proprio durante questo festival, insieme alla Casona di Ponticelli, abbiamo portato fino in fondo la nostra creatività meticcia…

    Se anche voi pensate che a Bologna la grassa sia giunto il momento di cambiare il ripieno ai tortellini questo ricettario fa per voi!

    Cuoche, chef e maestranze del Corso di Cucina Meticcia

  • Noi e i Bambini del Futuro

    Noi e i Bambini del Futuro

    Breve postfazione al ricettario di cucina meticcia prodotto da Social Log e Eat the Rich

    – CampiAperti è una realtà politica bolognese, formalmente un’associazione, che agisce per la difesa dell’agricoltura contadina biologica e per la promozione dell’autorganizzazione popolare in materia di produzione, trasformazione, distribuzione e consumo del cibo. Concretamente CampiAperti organizza, da ormai quindici anni, mercati contadini biologici autogestiti in cui funziona una modalità innovativa di controllo dell’origine dei prodotti detta “garanzia partecipata”.

    Noi di CampiAperti siamo assolutamente convinti che in un futuro neanche così lontano, quando l’umanità sarà più giusta, consapevole ed ecologica, i contadini saranno attenti a coltivare la terra con il massimo rispetto possibile in modo da preservarne la fertilità, la diversità, le potenzialità vitali per l’umanità stessa e tutti gli esseri viventi.

    Un sabato mattina di inizio primavera noi contadini di CampiAperti, così pratici delle cose del futuro, abbiamo incontrato per la prima volta i Bambini del Futuro. Li abbiamo visti giocare allegri e chiassosi nel cortile dell’ex Telecom occupata e abbiamo subito capito che erano sicuramente loro, i bambini del futuro. Erano forse di dieci nazionalità diverse o più, giocavano tutti insieme, ed erano contenti di vivere in quella comunità così grande e solidale, libera da razzismo e discriminazioni. Si, perché nel futuro neanche così lontano, ne siamo sicuri, non ci saranno italiani e stranieri, non ci saranno clandestini e permessi di soggiorno, non ci saranno frontiere e pericoli per spostarsi nel mondo, ma l’umanità intera si occuperà dei propri figli come quella comunità si è occupata di quei bambini.

    Ma adesso non siamo nel futuro: viviamo in un presente ingiusto e brutale e abbiamo dovuto ingoiare l’umiliazione di tutti gli sgomberi fatti con arroganza da una sbirraglia che con la tutela del bene comune non ha niente a che fare.

    Sicuramente quei bambini sono stati feriti dalle botte, dalle urla e dalla violenza degli sgomberi. C’è da vergognarsi, noi adulti, a non non essere riusciti ad impedire che tutto ciò accadesse. Allora continuiamo a lavorare imperterriti e determinati per costruire una comunità sempre più grande e forte – e prima o poi ne siamo sicuri ce la faremo – in modo che nei cortili i Bambini del Futuro possano trovare lo spazio giusto per giocare tutti insieme, divertirsi e vivere sereni. E magari, quando arriva l’ora di cena, trovare sulle proprie tavole i piatti nuovi e meravigliosi della Cucina del Futuro.

    In questo ricettario possiamo trovarne qualche coraggiosa anticipazione.

  • Cerchiamo roulotte o camper per sostegno contadini zona terremoto

    Cerchiamo roulotte o camper per sostegno contadini zona terremoto

    In regalo, in prestito o anche in vendita a prezzi ragionevoli. Possono servire anche prefabbricati monoblocco da cantiere. Roulotte e camper debbono essere dotati di libretto di circolazione. Chiamare Marco 338 2022807 – mail   marcof@fattoriaipiani.com

    E’ possibile anche contribuire versando un’offerta sul conto corrente aperto appositamente: IBAN IT87G0538705406000002474833  causale “terremoto”

  • Samhain oggi in piazza Scaravilli

    Samhain oggi in piazza Scaravilli

    Samhain è la festa di fine estate, l’ingresso nella stagione delle tenebre. Al mercato dell’Università  il passaggio verso il mondo oscuro è coadiuvato da vin brulè e caldarroste offerti da CampiAperti.

  • La Pecora Nera

    La Pecora Nera

    Pecora Nera (The Black Sheep)

    Manuela, an anarchist and cooking lover, Works hard day by day beside his loving husband Edy to offer the best food to his clients in Bologna, Italia, which are prepared with organic vegetables that they grow in their garden.

    This documentary captures the daily life of Manuela & Edy, their inspiration for choosing this lifestyle and how the help of volunteers from around the world has helped them grow.

    Get to know their project:
    workaway.info/925716783861-en.html
    facebook.com/Famiglia-clandestina-senza-confine-630397050450567/?fref=ts

  • Primo incontro del laboratorio bolognese sulla moneta sociale

    Primo incontro del laboratorio bolognese sulla moneta sociale

    Dopo gli interessantissimi incontri sulle monete complementari tenuti da Enrico e Luca di Mag 6 avviamo una fase progettuale per l’adozione di una moneta sociale a Bologna incontrandoci Venerdì 28 ottobre alle 20 e 30 sempre presso il circolo anarchico Berneri, che gentilmente continua a ospitarci.

    All’ordine del giorno l’avvio di un progetto per l’adozione di una moneta sociale, in particolare:

    – individuazione delle comunità proprietarie della moneta sociale  e delle modalità decisionali da assumere

    – tipologia di moneta sociale da adottare

  • Sulla salute e l’autodeterminazione.

    Sulla salute e l’autodeterminazione.

    La salute è una questione sociale, economica e politica
    ma soprattutto un diritto umano fondamentale.
    Disuguaglianza, povertà, sfruttamento, violenza e ingiustizia
    sono le radici della mancanza di salute e della morte di gente povera ed emarginata.
    Carta per la salute dei popoli, People’s Health Movement, 2000

    LEGGI TUTTO

  • Perchè NO

    Perchè NO

    di Gianluca D’Errico su “gli Asini”  – puoi leggerlo qui

  • Oggi il mercato dell’Università torna in piazza Scaravilli

    Oggi il mercato dell’Università torna in piazza Scaravilli

    Dopo una bella estate passata sotto gli alberi di Piazza Puntoni  torniamo sotto i portici di Economia con i Carusi Biofolk – dalle 17 alle 21

  • ¡Berta vive!

    ¡Berta vive!

    Coltiviamo comunità, reti e territorio

    Pratiche di riappropriazione, difesa e autogestione

    7-8-9 Ottobre 2016 – Mondeggi Terra Bene Comune Fattoria Senza Padroni

    Come parte della campagna per la giustizia e la verità di fronte all’omicidio di Berta Cáceres Flores, leader indigena honduregna, Goldman Prize 2015, uccisa sei mesi fa per il suo impegno come coordinatrice del C.O.P.I.N.H. (Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras): Mondeggi, il Collettivo Italia Centro America (CICA) e il Comitato Berta Vive invitano tutte le realtà che vogliono confrontarsi sul tema della difesa del territorio, della resistenza contro le grandi opere, dell’organizzazione delle comunità rurali, all’incontro “Coltiviamo comunità, reti e territorio – Pratiche di riappropriazione, difesa e autogestione”.

    Fra settembre ed ottobre sarà infatti in Italia Berta Zúñiga Cáceres, la figlia di Berta Cáceres, invitata dal Collettivo Italia Centro America, associazione da anni impegnata a sostegno dei movimenti sociali e contadini in Honduras e storico partner del C.O.P.I.N.H; Berta arriva per: costruire reti di solidarietà con l’organizzazione; riportare l’attenzione della comunità internazionale sul “caso” Berta Cáceres; spiegare il legame tra mega-progetti, investitori internazionali e violazione dei diritti dei popoli indigeni in Honduras; presentare lo stato delle inchieste, ufficiali e indipendente, sulla morte della madre.

    Il C.O.P.I.N.H., è un’organizzazione di base che unisce circa 400 comunità indigene Lenca nella zona occidentale dell’Honduras. Nasce nel 1993 come alternativa politica e sociale per la popolazione indigena ed altri settori sociali, per contribuire alla costruzione di una società umana e dignitosa. Il C.O.P.I.N.H. lotta per il rispetto e la difesa dei Diritti dei Popoli Indigeni, della propria territorialità, cultura, cosmovisione, ambiente e biodiversità. Lotta per uno sviluppo sostenibile ed il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità indigene, promuovendo scuole, centri di salute, strade ed altro. Il C.O.P.I.N.H. è un’organizzazione indigena e popolare, antipatriarcale, antimperialista, antineoliberale, antirazzista, sensibile alle necessità e i diritti delle comunità indigene, contadine e urbane, in Honduras e nel mondo.

    Mondeggi Fattoria Senza Padroni è parte della campagna Terra Bene Comune, contro lo sfruttamento, la devastazione ed il saccheggio di tutte le terre, private o demaniali che siano, in difesa delle comunità locali, a fianco di coloro che difendono la sovranità alimentare.

    L’accesso alla terra come base del sostentamento alimentare dovrebbe essere un diritto universale garantito per chiunque. Nasce da qui la campagna “Terra Bene Comune”, anche come forma di opposizione alla privatizzazione delle terre ancora rimaste patrimonio pubblico, tramite il ritorno alla campagna, spinto dall’esigenza di autodeterminarsi e autosostenersi. La terra è un mezzo indispensabile alla produzione del cibo e così come l’acqua e l’aria sono elementi indispensabili alla vita umana e quindi non mercificabili. Siamo ormai all’assurdo paradosso per il quale si vietano pratiche contadine millenarie adducendo pretestuose motivazioni di igiene e salute pubblica, mentre si autorizza, anzi si incentiva, l’uso di sostanze chimiche per la produzione e la lavorazione dei nostri alimenti: ciò che è genuino diventa quindi clandestino.

    Mondeggi Fattoria Senza Padroni è lieta di incontrare il C.O.P.I.N.H., perché chi impone le grandi opere che devastano i nostri territori, siano esse dighe, treni ad alta velocità, inceneritori, antenne radar militari, troverà da questa come dall’altra parte dell’oceano, comunità solidali e resistenti che dell’autogestione fanno la loro forza.

    Programma dellincontro

    venerdì 7 ottobre

    Pomeriggio:

    Accoglienza e camminata per Mondeggi Fattoria Senza Padroni

    Presentazione e organizzazione dell’incontro e costruzione della mappa delle lotte sul territorio

    Cena

    Proiezione Documentario

    sabato 8 ottobre

    ore 8.00 – Colazione

    ore 9.30 – Lavori collettivi per la preparazione degli spazi, la cucina e nell’uliveta

    ore 12.30 – Pranzo

    ore 14.00-17.00 – Tavoli di lavoro:

    Pratiche di difesa del territorio e forme di organizzazione contro la repressione

    Pratiche locali di organizzazione, riappropriazione, autogestione

    ore 18.00-20.00 – Lotte per la giustizia in Mesoamerica:

    ore 18: Don Pedro El Salvador, Nodo solidale Chiapas, Ayotzinapa

    ore 19: Berta Zuniga, COPINH, Honduras

    ore 20.30 – Cena in solidarietà con il COPINH

    ore 22.00 – Collegamento con la radio COPINH

    dopo DJ Set

    domenica 9 ottobre

    ore 9.00 – colazione

    ore 10.00 – Riunione di chiusura con Berta: Invito di solidarietà al COPINH, con quali legami ci lasciamo?

    ore 13.00 – Pranzo

    ore 15.00 – Iniziativa sul territorio: Fermiamo la svendita delle terre di Mondeggi, diamo insieme nuova vita alle terre abbandonate!

    Il programma potrà essere modificato, per la sera di venerdì e quella di sabato si stanno organizzando attività, ancora in via di definizione.

    Le giornate si svolgono all’insegna dell’autogestione: si cucina, si pulisce e si lavora nell’uliveta tutti insieme!

    Durante l’incontro sarà possibile campeggiare, vi chiediamo di contattarci per dirci le presenze, in modo da organizzare al meglio l’accoglienza:

    copinhincontramondeggi@gmail.com

  • Combattente italiano delle Ypg manda un messaggio all’Italia dal Rojava

    Combattente italiano delle Ypg manda un messaggio all’Italia dal Rojava

    Pubblicato su Infoaut un video con l’appello di un combattente italiano in Rojava, che potete trovare qui.

    Di seguito il testo integrale dell’appello contenuto nel video

    Questa é la Siria, e questo é il fronte di guerra contro l’Isis.

    Questa é la rivoluzione del Rojava, mentre dall’altro lato di queste trincee c’é lo stato islamico con i suoi orrori; e oltre le colline, in fondo, c’é la città di Raqqa.

    Noi siamo le Forze Siriane Democratiche, le Ypg e le Ypj: le unità di protezione popolare e le unità di protezione delle donne. Il nostro esercito conta più di centomila combattenti: donne e uomini; curdi, arabi, armeni, assiri, circassi, turcomanni, internazionali. Dopo la vittoria di Kobane, queste forze hanno inflitto all’Isis sconfitte su sconfitte; e il 25 maggio abbiamo lanciato l’offensiva su Raqqa, per circondarla e tagliare ogni comunicazione tra l’Isis e il mondo esterno.

    Su questo fronte, nella città di Menbij, che abbiamo liberato, nella regione di Sheeba, abbiamo patito centinaia di morti, migliaia di feriti; ma stiamo vincendo; e il nemico più temibile che ci troviamo ad affrontare adesso non é quello che abbiamo di fronte, ma quello che ci sta pugnalando alle spalle. Sono le potenze regionali e internazionali che a parole dicono di volere la libertà in Siria, ma nei fatti stanno cercando di strangolare la nostra resistenza e la nostra rivoluzione.

    Da oltre sei mesi, infatti, siamo vittima di un embargo totale, economico, sanitarioş diplomatico, ad opera della Turchia e del Pdk, un partito la cui milizia controlla il confine internazionale dell’Iraq. Per questo ci troviamo sempre più spesso a combattere senza cibo ne’ acqua, senza neanche i medicinali per curare i feriti; e la popolazione del Rojava é allo stremo, assetata, sempre più spesso senza elettricità. Il Pdk impedisce anche ai giornalisti di entrare, cosi’ che nessuno sa veramente che cosa sta accadendo qui.

    E adesso che la Turchia ha invaso il Rojava e la Siria, occupando Jarablus e compiendo un massacro a nord di Menbij; ora che l’artiglieria turca fa fuoco su tutto il Rojava, da Afrin a Tel Abyad, da Derbesiye ad Amude fino a Derik, arrivando a minacciare anche Kobane; adesso che l’embargo si é trasformato in attacco; tanto più ora c’é bisogno che le persone possano venire qui, per denunciare che lo stato islamico, a Jarablus, non ha sparato un colpo contro l’esercito turco, perche’ si é trattato di uno scambio di territori; che l’esercito turco ha varcato i confini della Siria esclusivamente per attaccare noi, le Forze Siriane Democratiche, e il modello politico di autogoverno popolare che difendiamo – che terrorizza il sultano Erdogan perché si sta diffondendo anche entro i suoi confini.

    A denunciare che se si chiede a qualsiasi siriano che cos’é questo fantomatico “Esercito Libero Siriano” di cui tutti i media occidentali parlano, qui si mettono tutti a ridere: perché se qualcosa del genere é mai esistito, sono anni che non esiste più; e le milizie che si sono installate a Jarablus grazie all’appoggio della Turchia e di tutto l’Occidente hanno nomi e cognomi. Si chiamano Ahrar al-Sham, Jabat al-Nusra-Fatah al-Sham (Al Qaeda), Liwa Sultan Murad: bande di fanatici tagliagole in tutto e per tutto identiche all’Isis, che sono pronte già domani ad aiutare l’Isis a colpire nuovamente in Europa.

    Per questo io, combattente italiano delle Ypg, mi rivolgo e tutte e tutti voi che ascoltate dall’Italia, e vi chiedo di alzare un grido per la libertà di Jarablus e per la difesa di Menbij, allo stesso modo in cui quel grido si é alzato in tutto il mondo due anni fa per la difesa di Kobane – ve la ricordate Kobane? Quello che a Kobane é stato conquistato due anni fa, bisogna difenderlo ora. Io mi rendo conto che i nomi di queste città possono sembrarvi lontani, ma credetemi: quel che accade qui, in questo mondo globale, puo’ trasformarsi nei nostri lutti già domani, in Europa, e allora piangere non servirà, purtroppo: bisogna che tuttİ ci prendiamo le nostre responsabilità già adesso.

    Per la stessa ragione io mi rivolgo a lei, presidente del consiglio dei ministri del governo italiano, Matteo Renzi: cinguettare su Twitter quando il sultano Erdogan insulta il nostro paese non basta. Si prenda le sue responsabilità: interrompa – adesso! – ogni relazione commerciale, militare e diplomatica con lo stato turco; e dimostri cosi’ se davvero lei sta dalla parte di chi combatte i nemici dell’umanità, o se piuttosto siede a tutela di un altro genere di interessi.

    In secondo luogo, mi rivolgo a lei, Federica Mogherini, alto commissario dell’Unione Europea per gli affari esteri. Sotto il suo mandato i rapporti dell’Unione Europea con la Turchia sono diventati sempre più imbarazzanti, al punto che si vogliono regalare miliardi di Euro al sultano Erdogan: proprio quello che fa massacrare i civili curdi entro i suoi confini, che fa arrestare migliaia di oppositori, che da anni appoggia tutti i gruppi più reazionari che agiscono in Siria – compreso l’Isis. Voi, lei, fingete di non sapere tutte queste cose, perche’ la Turchia é un partner strategico per l’Unione Europea, sotto il profilo militare, commerciale, ed anche della vostra cinica gestione dell’immigrazione. Allora dovete dire anche voi, deve dire anche lei da che parte sta: se dalla parte di chi combatte l’Isis, o di chi lo usa.

    In terzo luogo voglio rivolgermi anche a lei, Staffan de Mistura, anche lei italiano, Inviato Speciale delle Nazioni Unite in Siria. Lei ha escluso le Forze Siriane Democratiche da qualsiasi negoziato di pace riguardante la Siria, nonostante questo sia il più grande esercito popolare e rivoluzionario di tutto il paese, e nonostante il Congresso Siriano Democratico, che lo rappresenta, sia l,unica realtà in grado di assicurare alla Siria un futuro confederale, basato sulla pace e sulla convivenza tra i popoli. Lei pero’ ci ha esclusi dai negoziati di pace perche’ glielo ha chiesto, ancora una volta, il nostro nemico, il sultano Erdogan; ma allora metta la faccia di fronte al mondo, de Mistura, e risponda a una domanda: é più importante la vostra amicizia con il sultano, o é più importante la pace in un paese martoriato e distrutto?

    Peccato che ci siano buone ragioni per credere che lei non sappia rispondere a questa domanda, se é vero che lei, a Ginevra, ha accolto a braccia aperte persino i criminali del Fronte Islamico, che lei chiama “opposizione siriana”, ma che sono in realtà un’accozzaglia di fanatici che vogliono imporre uno stato islamico su tutta la Siria, esattamente come l’Isis, responsabili del massacro di centinaia di cristiani, di armeni, di assiri, di curdi nel nord di Aleppo. Ciononostante lei stringe le loro mani, perche’ sa che dietro il Fronte Islamico c’é un’altra delle vostre amicizie impresentabili: l’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita, pero’, é uno stato islamico a sua volta, che decapita le persone negli stadi, che promuove la lapidazione delle donne, dal cui interno provengono i più ingenti finanziamenti occulti all’Isis di tutto il medio oriente; e nonostante questo lei, de Mistura, a Ginevra ogni volta si inchina all’Arabia Saudita, e sa perché? Perché l’Arabia Saudita possiede il petrolio. Allora dica anche lei, chiaramente, da che parte sta: se dalla parte della pace, o della tutela di un altro genere di interessi.

    Ditelo tutti e tre, alle popolazioni che governate, quello che state facendo; ma badate, e soprattutto lo sappiano le italiane e gli italiani: tutte le armi che il governo italiano sta vendendo all’Arabia Saudita, tutti i soldi che l’Unione Europea sta regalando al governo turco si trasformano nei proiettili che ci uccidono su questo fronte; si trasformano nelle mine che fanno a pezzi i nostri compagni; si trasformano negli esplosivi che spezzano tante vite civili tanto in medio oriente, quanto in Europa.

    Voi dite di proteggere le popolazioni che governate, ma siete soltanto attori di uno spettacolo; uno spettacolo macabro, in cui pero’ le vittime sono reali; e le vittime siamo noi, la gente comune – tanto in Europa quanto in Siria.

    E a questo proposito: tu, Matteo Salvini, che in questo spettacolo perdi continue occasioni per stare zitto; che ad aogni nuovo attentato ti cali come un avvoltoio sui cadaveri ancora caldi delle vittime per imbastire la tua propaganda da quattro soldi, per cercare di mettere le persone le une contro le altre, per additare come colpevoli dei poveracci che non c’entrano niente; tu agisci soltanto per il tuo interesse personale, per la tua sete di potere, per la tua sete di carriera. Non avevi forse detto che eri pronto a venire a combattere l’Isis in prima persona, in Siria? Io qui in Siria ti ho cercato, Salvini, ma non ti ho trovato. In compenso ho trovato migliaia di ragazzi arabi, curdi, iraniani, turchi, che combattono con noi volontari internazionali l’Isis spalla a spalla, che con noi rischiano di morire; che muoiono, che perdono le gambe, le braccia, gli occhi, anche per proteggere gente come te; per proteggere le loro famiglie e i loro cari, ma anche per proteggere le nostre famiglie, i nostri cari.

    Care italiane, cari italiani, credetemi: sono questi gli unici amici che abbiamo: sono le ragazze di Kobane, che hanno difeso la loro città dall’Isis armi in pugno; sono i ragazzi di Raqqa, che vogliono tornare nella loro città, per liberarla. Sono le persone che costruiscono, qui in Rojava, la rivoluzione delle donne, la rivoluzione delle comuni; quella che dovremmo fare anche noi, in Europa.

    Per questo vi chiediamo di supportare le Forze Siriane Democratiche, le Ypg e le Ypj: andate su Internet, informatevi; mobilitatevi contro l’embargo che ci colpisce, mettetevi in viaggio. Qui c’é bisogno di medici, di volontari, di cibo, di medicinali. Qui c’é bisogno di un’informazione libera. Qui come altrove non c’é bisogno di invasioni militari. Il medio oriente ne ha viste già troppe. Qui c’é bisogno di supportare una rivoluzione in armi: la rivoluzione del Rojava. I liberatori non esistono: sono i i popoli che si liberano da sé; e questo il Rojava lo sta dimostrando.

    Infine, vogliamo mandare da questo fronte un saluto in memoria di Valeria Solesin, caduta negli attacchi di Parigi dello scorso novembre, e a tutte le vittime degli attentati dell’Isis a Parigi, a Bruxelles, a Nizza, a Orlando, a Baghdad, a Beirut, ad Ankara, a Suruc, a Qamishlo e in tutte le città della Siria e del mondo che hanno patito o patiscono la violenza dell’Isis. Noi non le dimentichiamo, come non dimentichiamo tutti le combattenti e i combattenti caduti per la libertà del Kurdistan, della Siria, del medio oriente, per la libertà dell’Europa e del mondo.

    Hevalen, Serkeftin!

    Hasta la victoria siempre!

    Un combattente italiano delle Ypg