Autore: caf

  • Lettera di CampiAperti a Ecosol Bologna

    In data 26/7/2015 si è svolta l’assemblea generale di CampiAperti. In questa assemblea è stata proposta e approvata la  lettera indirizzata a Ecosol Bologna che potete leggere di seguito. Nella lettera sono spiegati i motivi per cui CampiAperti decide di ritirarsi dal percorso di Ecosol.

    Ecosol Bologna è un raggruppamento di associazioni i che svolgono attività nell’ambito della cosiddetta “economia solidale”

    Ciao a tutti di ECOSOL Bologna,

    da un po’ di tempo CAMPIAPERTI partecipa solo occasionalmente alle riunioni di ECOSOL Bologna. Alla consueta carenza di tempo e di energie per seguire tutte le iniziative che ci interessano, si è aggiunta una seria difficoltà a riconoscerci nel percorso avviato e che pure abbiamo contribuito ad attivare, a partire dalla nostra partecipazione al CRESER.

    Seppure connessi tra loro, i percorsi di CRESER ed ECOSOL Bologna ci appaiono sostanzialmente diversi nelle motivazioni e negli sviluppi. Mentre il CRESER è nato per rispondere ad un’esigenza concreta ed impellente (evitare che la Regione approvasse una legge sui GAS controproducente rispetto alle finalità dell’economia solidale), ECOSOL Bologna è partito sull’astratta considerazione che occorra incoraggiare i soggetti dell’economia solidale a collaborare tra loro.

    Il percorso finora svolto da ECOSOL Bologna, in due anni e mezzo dal suo avvio, è consistito sostanzialmente nel mettere in contatto tra loro soggetti diversi e portarli ad approvare una serie di principi e obiettivi di massima; in certo modo, invertendo le priorità poste all’inizio del percorso, avviato sulla domanda (verb. 17.10.2012): “esiste la possibilità di operare insieme?”

    Senza riuscire a trovare risposta alla domanda iniziale, i partecipanti ad ECOSOL Bologna sono passati direttamente a progettare la costituzione di un DES, sulla base della semplice condivisione di principi e obiettivi e non sull’incontro di bisogni, disponibilità e progetti concreti.

    Secondo noi questo approccio teorico – che mostra certezza sul punto d’arrivo, prima ancora che consapevolezza del punto di partenza – è molto dannoso per la crescita di un progetto comune, perché mina alla base la capacità critica collettiva e quindi la possibilità di individuare la via più adatta alla realtà locale e alle persone che ne fanno parte.

    CAMPIAPERTI, pur con mille difficoltà e contraddizioni, ha scelto invece di partire dalla prassi e “fare politica” tenendo insieme anche soggetti astrattamente inconciliabili.

    Noi di CAMPIAPERTI riteniamo strategico, nel percorso di costruzione di un’altra economia, il coinvolgimento di comunità politiche che non si riconoscono “ufficialmente” nel movimento dell’economia solidale, come ad esempio gli spazi sociali, i movimenti di lotta per la casa o per la difesa dei diritti dei migranti.

    Secondo noi per realizzare questo coinvolgimento è necessario mantenere una grande disponibilità di apertura e ricombinazione, disponibilità che si concretizza attraverso azioni e progetti che quotidianamente mirano alla costruzione di legami e solidarietà.

    Al contrario ECOSOL Bologna ci sembra troppo concentrata a piantare paletti e a dare forme e definizioni definitive invece di ricercare alleanze. E’ diverso costruire una casa e dire “questa è la casa di tutti”, rispetto a coinvolgere più persone possibile nella costruzione di una casa comune. Cambia il metodo ma soprattutto la forma, la dimensione e il colore della casa nonché il senso di appartenenza a quella costruzione.

    Al momento, riteniamo assolutamente prioritario investire le nostre energie nella ricerca di alleanze, collaborazioni e incroci, mantenendo in questo senso il massimo della agilità possibile.

    Questo è il principale motivo della nostra difficoltà nel partecipare al percorso di ECOSOL Bologna. Siamo consapevoli che, a questo punto del percorso, la nostra critica non ci consenta di restare serenamente all’interno di ECOSOL Bologna, e siamo anche convinti che se un DES nascesse con le attuali premesse non sarebbe in grado di rappresentare la realtà dell’economia solidale di fronte alle istituzioni.

    Restiamo comunque disponibili a futuri progetti con i soggetti collettivi che abbiamo incontrato in questo percorso e confidiamo che si aprano altre occasioni di riflessione sui temi che ci stanno a cuore.

    L’assemblea generale di CAMPIAPERTI del 26/7/2015

  • Giovedì 30 Luglio Il mercato di CampiAperti dell’XM24 si sposterà all’ex Telecom occupata

    in via Fioravanti 27, di fronte alla nuova sede comunale.

    dalle ore 17,30 alle 21

     

    di nuovo vicino agli occupanti

     vicino a quelli che resistono

    vicino a quelli che sono stati sgomberati sabato 18 luglio dall’ex sede Inps-Inpdap di via dei Mille

  • LETTERA APERTA A CAMPIAPERTI

    LETTERA APERTA A CAMPIAPERTI

    Cari Campi Aperti,

    allo stato attuale delle cose è sotto gli occhi di tutt* che la visione
    antropocentrica del mondo stia distruggendo il pianeta, ci vuole un
    cambio di paradigma radicale ed è proprio in questo contesto di presa di coscienza
    ambientale che prendono vita tutte le varie iniziative, fra cui progetti
    come il mercatino dei Campi Aperti, che vanno a rileggere in senso politico la posizione
    dell’uomo sul pianeta.
    Mentre il sistema capitalistico corre a ruota libera verso il disastro,
    i movimenti libertari approfondiscono l’analisi della Liberazione
    scavando sotto i concetti di Fascismo e di Dominio per smantellarli attraverso la loro
    declinazione in significati più precisi ed attuali. Ad esempio
    l’applicazione dell’analisi politica alle relazioni personali ha portato alla critica del patriarcato,
    all’individuazione del sessismo come pratica di dominio e
    all’autoliberazione, almeno teorica, delle donne e delle soggettività
    LGBTQI.
    L’istanza antispecista si colloca su questa linea di messa in
    discussione dei dispositivi di dominio palesando il tabù che cela la
    segregazione e la sofferenza di miliardi di oppressi. Proprio intorno alla Sofferenza e la Vulnerabilità
    si sviluppa un’analisi che coinvolge pensatori e pensatrici di
    molteplici estrazioni,  dalla filosofia etica alla teoria queer, dall’antropologia alla storia.

    La questione animale nella sua forma più recente ci si presenta come
    Antispecismo che si distingue dall’Animalismo perché va a riposizionare
    l’umano fra gli animali oppressi e sfruttati e lotta per la liberazione
    di tutti gli animali insieme, umani e non, individuando una uguaglianza
    formale e una continuità storica  fra i sistemi di sfruttamento che opprimono i non umani e quelli che
    opprimono gli umani.

    Dopo la dichiarazione di Cambridge sulla Consapevolezza, in cui premi
    nobel e luminari delle neuroscienze hanno dichiarato che per la scienza
    oggi è evidente che la maggior parte degli animali, sicuramente tutti i
    mammiferi, gli uccelli ed i polpi, siano da ritenersi coscienti in una
    misura simile a quella umana, si hanno motivazioni ancora più certe e
    chiare per dichiarare che l’immaginario che vede gli animali come merce
    sia non solo scientificamente infondato e collassante dal punto di vista
    ecologico, ma anche eticamente problematico; da cui la messa in
    discussione di alcuni nuovi miti mistificatori,
    come quello della fattoria felice. L’università di cambridge ha
    confermato (cosa nota a chiunquee abbia vissuto con un cane) che ogni
    singolo animale, sviluppando coscienza, si delinea come individuo, con
    caratteristiche, simpatie, avversioni personali e un identità unica.

    Il collettivo antispecista di xm24 pone domande che rimangono
    tragicamente aperte: è giusto lucrare sulla sofferenza e prigionia di
    individui? La diversità è  un termine utilizzabile per avvallare la sofferenza e la prigionia di
    individui? Consapevoli che nessuno di noi sia alle prese con la
    sopravvivenza base ma  che l’ industria del consumo e sfruttamento animale sia atta solo a
    soddisfare il gusto ma nessun bisogno primario, ci domandiamo se è
    giusto imprigionare, sfruttare e uccidere per motivi di gusto. Lo
    sfruttamento animale risponde a un istinto naturale insito nell’uomo o
    le cose andavano diversamente prima che cominciassero a circolare libri
    scritti da dio con passaggi simili a questo:
    ..riempite la terra;
    soggiogatela e dominate
    sui pesci del mare
    e sugli uccelli del cielo
    e su ogni essere vivente,
    che striscia sulla terra»…?

    Anche in un contesto che riconosce la necessità di una decrescita felice
    e di svincolare l’umano dalla macchina del cibo industriale, a senso
    auspicare un ritorno acritico alla vita contadina?

    Vi scriviamo perché essendo xm24 sostenuto e formato anche dalle istanze
    politiche dell’ antispecismo ed essendo il mercatino del giovedì
    attraversato da moltissim antispecist, vorremmo che il dibattito sulla
    questione animale, che anima questo spazio da molti anni, fosse esteso
    anche all’assemblea di Campi Aperti e alle sue individualità.

    Gli/le antispecist che frequentano il mercatino avvertono con disagio la
    vendita di corpi e prodotti animali e i/le tant antispecist del
    collettivo xm24 trovano che l’aggiunta tacita di un ulteriore bancarella specista con tranci
    sanguinolenti sottovuoto sia in linea con il silenzio comunicativo che
    si è creato fra xm24 e il mercatino su questo tema ormai da anni.

    Quindi se in passato ci sono state modalità troppo dirette vorremmo con
    questa lettera, e avvalendosi del consenso di xm24, allargare la
    discussione a chiunque voglia contribuirvi per quello che riguarda lo
    spazio comune e la sua gestione. Crediamo che soprattutto all’interno
    del perimetro del centro sociale le questioni che emergano riguardanti sessismo, razzismo, autoritarismo,
    fascismo e specismo vadano discusse col centro, per il motivo che al suo
    interno ci sono persone che trattano queste materie e non possiamo fare
    finta che xm24 sia un contenitore vuoto. Vogliamo che il centro sociale
    e il mercatino continuino  a offrire quella piazza, non neutra ma plurale e politica, dove le
    argomentazioni possano trovare modo di confrontarsi pubblicamente da
    pari.

    La distinzione fra biologico industriale e biologico autocertificato
    promossa da genuino e clandestino si approfondisce nel mercato del
    giovedì dove il discorso sulla vita (bio logos) arriva a coinvolgere produttori e
    consumatori oltre che i prodotti; vorremmo che le scelte fatte
    reggessero il confronto con un’etica radicale non riconducibile al green washing (pitturatina verde)
    utilizzato dai supermercati, ma siano parte integrante dello scambio di
    idee, appunto, plurale, che avviene nella meravigliosa agorà che campi aperti e xm24
    sanno creare insieme.

    Nei giorni 15 e 16 aprile ospiteremo due eventi No-Expo che mostrano
    esattamente il tipo di attitudine che questa lettera cerca di avviare,
    il 15 ne parlerà genuino e clandestino mentre il 16, nella Cena parlata
    Il PiattoEXPOrco, ne parleranno gli/le antispeciste da milano con
    BellaVeg, Earth Riot e Frangettestreme. Per i due eventi sarà redatto un
    unico volantino e si cercherà una commistione di interventi e contenuti.

    Trovandoci come spazio xm24 a condividere e ospitare istanze ampie i cui
    margini entrano in contrasto fra di loro non troviamo miglior proposta
    che  portare le questioni al centro in modo che possano confrontarsi in modo
    schietto e trasparente.

    Siete tutt invitat a tutti e due gli eventi!

    XM24

  • Birra dal basso

    Birra dal basso

    Invitiamo chiunque sia interessato ad apprendere il procedimento di produzione della birra a partecipare a 5 incontri di formazione tenuti dai produttori del Birrificio “Fermenti Sociali” di Valsamoggia (Bo) facenti parte dell’associazione Campi Aperti.

    Chi seguirà questo piccolo corso avrà la possibilità di far parte del nostro progetto “Birra dal Basso”, che ha lo scopo di aprire un laboratorio di produzione di birra artigianale e biologica all’interno di Làbas, l’ex Caserma Masini occupata.

    Il primo incontro si terrà venerdì 27 marzo alle ore 20.00 presso Làbas, mentre le altre date sono ancora da fissare (in ogni caso tutte dalle ore 20.00).

    Al termine di ogni incontro organizzeremo degustazioni tematiche con diversi tipi di birre. Agli incontri di preparazione seguiranno una o più giornate di stage presso il birrificio Fermenti Sociali.

    1° incontro:
    analisi dei procedimenti di produzione della birra e delle attrezzature necessarie

    2° incontro:
    fasi tecnologiche e biochimica della produzione della birra

    3° incontro:
    materie prime; malti, luppoli e altri ingredienti

    4° incontro:
    stili di produzione internazionale e ricette

    5° incontro:
    tipologie e gestione dei lieviti in fermentazione e rifermentazione

    Di seguito, il comunicato di presentazione del progetto:

    BIRRA DAL BASSO
    “…sai che storia riuscire a produrre birra qui dentro..?”

    Per noi produrre birra non è solo un procedimento meccanico, ma un processo di valorizzazione e crescita. Così come nella BioPizzeria, dove in quella filiera di trasformazione vengono mescolati ingredienti come la qualità dei prodotti, la condivisione dei saperi, la formazione indipendente, l’autoreddito e l’emancipazione dai circuiti della Grande Distribuzione Organizzata, così vogliamo intendere il futuro laboratorio di produzione di birra a Làbas.

    Vogliamo costruire e praticare uno spazio che aggiunga un tassello alla costruzione della nostra sovranità alimentare, che riporti la produzione nei territori e riduca al minimo la distanza tra consumatore e produttore; quella stessa distanza che porta a non chiedersi cosa portiamo quotidianamente sulle nostre tavole e qual è la storia dei prodotti che acquistiamo, siano essi OGM, frutto di lavoro sottopagato e sfruttato o semplicemente trasportati dalla Germania in Italia passando per l’America, con buona pace della sostenibilità ambientale.

    Uno spazio che rompa le logiche del lavoro classico, caratterizzate da sfruttamento, subordinazione, precarietà, per aprire invece luoghi di orizzontalità autogestita, che alla parola “sviluppo” sostituisca quella di “crescita”, che ad un’economia di profitto anteponga un’economia di giustizia, introducendo quindi modelli alternativi di reddito, formazione e cooperazione.

    Perché riteniamo che la cooperazione sociale non sia solamente una parola, peraltro ormai decisamente compromessa con le moderne forme di sfruttamento che pretenderebbero appropriarsene, ma piuttosto una buona pratica che si esprime, per esempio, attraverso corsi di autoformazione pubblici fatti da chi produce birra da anni, lavori collettivi di costruzione del laboratorio che sappiano intersecarsi con chiunque interessato al progetto; pensiamo quindi a giornate aperte di lavorazione e produzione che sappiano trasmettere il come produrre birra da sé, perché è facile, vantaggioso e divertente.

    Costruiamo uno spazio che condivida saperi critici, quegli stessi saperi che rifiutano la spettacolarizzazione del cibo e la speculazione sulla filiera, la devastazione del territorio e la predazione delle sue risorse: esattamente quei processi che vediamo dispiegarsi all’interno del maxi evento Expo2015 e che si verranno a materializzare nella futura grande opera bolognese: F.I.Co.

    Insomma, un luogo di sperimentazione sociale, che invitiamo tutti a conoscere e supportare.
    Perché all’idea del sogno che si realizza preferiamo quella della conquista sociale collettiva.

    Làbas Occupato
    Associazione Campi Aperti

  • Nuovo Mercato in piazza Scaravilli

    Nuovo Mercato in piazza Scaravilli

    Come sapete (forse) ieri abbiamo presentato alla stampa in una apposita conferenza, organizzata dal comune di Bologna, il Patto di Collaborazione che ci lega a quella istituzione per i prossimi 5 anni.

    Il patto di collaborazione è previsto da un regolamento comunale specifico e dovrebbe avere la funzione di trovare accordi tra soggetti privati e amministrazione per una gestione dei beni comuni (intesi sia come patrimonio immobiliare che immateriale, come le relazioni sociali) che distribuisca oneri ed onori in capo ai diversi soggetti interessati.

    Quando abbiamo chiesto al Comune di rivedere la forma convenzionale che ci legava per i mercati di XM e Savena e, in prospettiva, per quello di VAG, il Comune, tramite l’assessore Lepore (che nel frattempo aveva sostituito la Monti nelle competenze sulle attività produttive), ci ha invitato a scrivere un progetto nelle forme previste dal regolamento sulla gestione dei beni comuni.

    Abbiamo quindi inserito in quel progetto le nostre pratiche (GP, riduzione rifiuti, gestione partecipata dei mercati) e trattato sulla riduzione dei tributi applicati ai nostri mercati. In particolare uso del suolo pubblico e rifiuti.

    L’assessorato ha apprezzato in particolare le pratiche di Garanzia Partecipata (e qui si impone un ringraziamento all’enorme lavoro svolto da Laura e dal gruppo da lei coordinato!) in quanto, per loro stessa ammissione, faticano a verificare il rispetto delle norme nei farmer’s market attivi in città.

    Un po’ meno si sono scaldati (ma questa è una mia impressione, confesso) sulle questioni riguardanti la riduzione dei rifiuti, ma nell’impero di HERA, dove le politiche di riduzione dei rifiuti sono “poco sostenute”, c’era da aspettarselo…

    Tra le nostre richieste iniziali, c’era la realizzazione di un mercato in piazza Verdi. Ma da subito Lepore ci ha chiesto di spostare la nostra attenzione su p.zza Puntoni che, a suo dire, era comunque un sito adatto e rispondeva alla loro idea di distribuire il carico di iniziative sull’intera via Zamboni.

    P.zza Puntoni si è poi rivelata gravata da eccessivi vincoli (come noto) e, di fatto, inutilizzabile per un mercato alimentare che avesse un minimo di senso. Da qui, l’idea di spostarsi in p.zza Scaravilli (che, per chi non fosse pratico della zona è a circa 80 metri da p.zza Verdi, dirigendosi verso la porta) che nei primi momenti di confronto con l’amministrazione era stata considerata come possibile area di espansione in occasione di iniziative “una-tantum”. Idea sostenuta anche dall’amore scaturito nella prima visita in quell’area compiuta dai produttori interessati al nuovo mercato.
    Giungiamo quindi a ieri, quando la giunta ha approvato lo schema di patto di collaborazione.
    A me sembra chiaro che per CA si tratta di un riconoscimento della validità di pratiche gestionali virtuose. La speranza è che, a partire dal nostro modello, si sviluppi un percorso di contaminazione delle altre realtà presenti in città. E mi sembra che anche il Comune, in fondo, ci speri un po’.
    Certo è che, a fronte di questo riconoscimento delle nostre pratiche e della nostra proposta politica, il Comune di Bologna continua, con una certa schizofrenia politica tipica di questi tempi confusi, a sostenere il FICO e i centri commerciali e questo non può che ingenerare confusione. Ma, di sicuro, le nostre proposte sono e rimangono alternative, radicalmente, a quel modello.
    Si tratta di proseguire nella formulazione di proposte chiare e inequivocabili e a praticare una alternativa non di facciata. E di continuare a costruire economia. Che è la forza della proposta di CA che, a mio modesto parere, ha dimostrato di reggere proprio perchè alla proposta politica ha saputo affiancare una pratica che dimostra che quella proposta è veramente sostenibile.
    Grazie a tutti i soci e i co-produttori.
    Il vostro (orgoglioso) presidente pro-tempore
    Pierpaolo
  • Un pomeriggio di solidarietà all’Ex Telecom Occupata

    Un pomeriggio di solidarietà all’Ex Telecom Occupata

    sabato 21 marzo all’Ex Telecom Occupata, via fioravanti 27, Bologna
    a partire dalle ore 15.00:
    – Consegna delle Arance di SOS Rosarno (per info e ordini: il
    popolodellearance@gmail.com)
    – Lavori di giardinaggio e orto nelle aiuole con l’associazione
    Campiaperti e Trame Urbane
    – Merenda meticcia
    – Attività per bambini
    In difesa delle occupazioni abitative!
    Contro gli sfratti e l’articolo 5 del Piano Casa!
    Contro la cementificazione e le speculazioni edilizie!
    Verso la seconda Marcia della Periferia e della Dignità di sabato 28
    marzo!

  • Genuino Clandestino, il libro

    incredibile ma vero, ci siamo! 

    vi aspettiamo venerdì, con noi ci saranno anche alcun* compagn* dalle dieci realtà visitate nel nostro viaggio per l’Italia e, presumibilmente, le farfalle nello stomaco ^__^ 

    vi aspettiamo!

    genuino> Dalle 19,30 cena sociale a cura di Eat the Rich

    > Dalle 21,30 prima presentazione bolognese del libro: 

    “Genuino Clandestino – Viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere” 

    – A seguire djset

    * * * * * * * * * * *

    Genuino clandestino
    Viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere

    Il libro. Un po’ diario di viaggio e un po’ reportage, il libro racconta l’Italia di Genuino Clandestino, una rete di piccoli agricoltori e artigiani che hanno creato negli anni un mercato alternativo per affermare con il loro lavoro l’autodeterminazione alimentare e il valore della produzione locale di qualità. Partiti da Monteombraro, nel modenese, gli autori hanno percorso l’Italia in lungo e in largo fino a Ramacca, in provincia di Catania delineando un quadro autentico fatto di volti, gesti e scelte coraggiose di chi oggi lotta per ricordare a noi tutti la necessità di rapporto più diretto e consapevole con la terra e il cibo.

    http://vag61.noblogs.org/post/2015/02/27/prima-bolognese-del-libro-genuino-clandestino/

    c/o VAG61 (via Paolo Fabbri 110) – BOLOGNA

  • Un libro sulla lunga marcia dei  senza terra

    Un libro sulla lunga marcia dei senza terra

    Campiaperti  associazione per l’agricoltura biologica e contadina  

    Cabral    asia africa america latina


    in collaborazione con Exaequo- bottega del mondo


    Lunedì 23 febbraio 2015 ore 17,30
    presso la biblioteca Amilcar Cabral, via S.Mamolo24, Bologna


    presentano il libro

    La lunga marcia dei
    senza terra

    dal Brasile al mondo

    di

    Claudia Fanti

    Serena Romagnoli

    Marinella Correggia

    prefazione di Frei Betto

    Editrice EMI

    Saranno presenti
    Claudia Fanti, coautrice
    Roberto Vecchi, Università di Bologna
    un produttore di
    Campiaperti

    Pier Maria Mazzola, direttore editoriale Emi

    Al termine una breve presentazione del progetto Ilmurran.
    Il progetto prevede la creazione di un film e di un libro sull’esperienza avvenuta nell’estate 2014, di una giovane ragazza Maasai che ha raggiunto una “pastora” piemontese sui pascoli delle Alpi Marittime. Due donne lontanissime tra loro hanno vissuto una stagione d’alpeggio insieme, condividendo il lavoro e riconoscendosi più vicine.
    Un film interamente sui “masai” – africani e italiani – inseguendo i confini dello stereotipo e ricercando l’essenza di un popolo nomade, di fiera saggezza.

    www.campiaperti.org   www.centrocabral.com   www.exaequo.bo.it      www.ilmurran.it

     

     

  • Mercato sotto la neve

    mercato d'inverno

    foto di Michele Lapini http://www.michelelapini.net/

  • Messaggio di Joao Pedro Stedile sull’EXPO

    Gli Alimenti non possono essere Merci, sono un Diritto Umano!

    Cari amici e amiche della città di Milano, e cittadini di tutto il mondo!
    Stiamo seguendo dal Brasile, insieme ai movimenti contadini di Via Campesina Internazionale, i preparativi per EXPO Alimentazione, che le multinazionali e i governi al loro servizio stanno organizzando nella città di Milano.

    Purtroppo, negli ultimi anni, con la globalizzazione del capitale finanziario e l’internazionalizzazione del capitalismo, le grandi corporazioni e le loro banche stanno impossessandosi dell’economia mondiale. Vogliono trasformare tutto in merce.
    L’unico obiettivo delle loro attività è proprio il massimo profitto.
    Per loro non ha alcuna importanza se è necessario distruggere la natura, squilibrare l’ambiente, porre fine alle riserve di minerali , di acqua e altri beni necessari.
    A loro non interessano le condizioni di vita delle persone, del popolo.
    Sono vere e proprie sanguisughe, che si nutrono della vita delle persone.
    Durante la rivoluzione verde negli anni 60, per introdurre un uso massiccio di input chimici, hanno promesso che avrebbero eliminato la fame.
    A quel tempo, c’erano 60 milioni di affamati. Dopo 50 anni di questo modello predatore, oggi, secondo la FAO, siamo vicini al miliardo di persone che soffrono la fame, ogni giorno.
    Per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione ammucchiata nelle grandi aree urbane ha superato il 50% del totale. Per l’espulsione di milioni di contadini dalle loro terre e l’impossibilità di avere condizioni minime di vita nelle loro comunità.
    Milioni di esseri umani devono migrare dai loro paesi, sono dei veri rifugiati economici del capitale.  Dovrebbero accamparsi davanti alle banche, in Europa e negli Stati Uniti.

    Questo 2014 è stato l’anno più caldo nella storia del nostro pianeta. La biodiversità e la vita di tutti gli esseri viventi, compreso l’uomo, è a rischio sul nostro pianeta.
    La colpa di tutto questo è l’avidità di guadagno del capitalismo praticato da queste imprese.

    Noi del Movimento Senza Terra e di Via Campesina e migliaia di scienziati e ricercatori difendiamo un altro modello di produzione
    agricola. Un modello basato sull’agroecologia, in equilibrio con l’ambiente, che non usa veleni in natura. Che ha come priorità non il profitto, ma il cibo sano.
    Un modello che da priorità al lavoro, all’occupazione e alla vita delle persone e e alla biodiversità del pianeta.
    Consideriamo un affronto l’iniziativa di Expo della Alimentazione di Milano.
    Si tratta di una manifestazione ipocrita e manipolata dalle imprese, è solo uno strumento di propaganda ideologica, per ingannare la
    popolazione per mezzo di una falsa propaganda.

    Per questo ci rallegra vedere che ci sono molte persone, realtà e organizzazioni popolari e politiche in Italia, che stanno denunciando
    questa farsa.

    Continuiamo a denunciare le multinazionali! Continuiamo a difendere un altro modello di produzione agricola per il nostro pianeta.
    Noi qui , in Brasile e in America Latina, continueremo la nostra lotta, instancabili, fino a quando riusciremo a sconfiggerli, nell’unità,
    indispensabile per questo, di contadini e cittadini.

    Un grande abbraccio a tutti
    Joao Pedro Stedile – Movimento dei Lavoratori Sem Terra- Brasile

  • 1 GIORNO PER DIFENDERE, 3 GIORNI PER COSTRUIRE

    A Perugia:

    12 febbraio ore 9 PRESIDIO davanti al tribunale Civile, p.zza Matteotti + ASSEMBLEA PUBBLICA

    A Caicocci:

    13 – 14 – 15 febbraio LAVORI COLLETTIVI

    • Pulitura uliveto

    • Preparazione orto

    • Ripristino sentiero

    Abbiamo pochi attrezzi, se ne avete portateli! (tipo falcetti, roncole, motoseghe, decespugliatori, forconi, seghetti, rastrelli, zappe, vanghe, ecc.)

    Sabato 14 febbraio CENA POPOLARE E MUSICA

    Domenica 15 febbraio GIORNATA ECOLOGICA, pulizia dei boschi

    Chi si ferma a dormire, porti quel che ha secondo le proprie possibilità: sacco a pelo invernale, acqua, candele, cibo, ecc.

    Telefonare per confermare presenza: 320 3688582 (David), 3471211824 (Riccardo)

  • DA ROSARNO ALLA VALSUSA PER LA ROJAVA passando da Roma, Bologna, Asti e Milano

    DA ROSARNO ALLA VALSUSA PER LA ROJAVA passando da Roma, Bologna, Asti e Milano

    “La Rojava è un esperimento pericoloso perché potenzialmente universale”

    Così gli attivisti e le attiviste della “Staffetta per Kobane” sintetizzano il valore dell’esperienza che si sta realizzando nel Kurdistan Occidentale e insieme il senso delle iniziative di solidarietà che si stanno mettendo in campo per sostenerla.

    Kobane è la trincea della resistenza umana lungo il fronte dell’unica vera guerra di civiltà oggi in atto ovunque: quella tra l’umanità e un sistema globale di sfruttamento che si esprime alternativamente e congiuntamente in forma politica, economica e militare.

    Cosìccome la barbarie risultante dal declino del sistema capitalistico si esprime nei linciaggi e le deportazioni di Rosarno del 2010, quanto nella guerra tra poveri delle periferie metropolitane di questi giorni, come nei deliri sanguinari dell’ISIS, non meno che in qualunque guerra umanitaria a uso e consumo delle potenze imperialiste, così pure la via d’uscita a questo cieco storico che si testimonia nella Rojava chiama in causa tutte le esperienze d’alternativa che si praticano nel mondo, per mettere in atto qui e ora una nuova forma di convivenza umana: fondata sulla democrazia diretta e autogestionaria, sulla condivisione delle risorse, sulla cooperazione sociale, sul recupero di un rapporto simbiotico con la natura, sull’accoglienza e la convivenza tra le differenze… sulla libera autodeterminazione di individui, collettività, generi.

    Per questo SOS Rosarno ha deciso di mobilitare le proprie risorse per contribuire come può alla resistenza di Kobane e alla costruzione della Rojava libera, convinti che quest’esperienza non sia solo, con il glorioso sacrificio dei miliziani e delle miliziane, necessaria barriera all’abisso avanzante dell’integralismo, ma ancor più misura concreta di compiti che spettano anche a noi e fonte di indicazioni fondamentali sui passi da muovere e la direzione da intraprendere.

    Metteremo dunque a disposizione quel che possiamo di quanto produciamo, soprattutto agrumi, e mobiliteremo la risorsa fondamentale del nostro agire, le relazioni, per contribuire a questo grandioso processo di cooperazione internazionale dal basso, o se si vuole di internazionalismo popolare, che procede da qualche mese con le staffette per Kobane.

    La Val Susa è il primo riferimento che c’è venuto in mente, per il richiamo immediato che ci suscitano i racconti da Kobane con quella che non esitiamo a definire come la nostra Rojava.

    Lungo il tragitto dalla Calabria alla valle dei No Tav, la carovana di agrumi farà tappa in alcune città, sede di importanti relazioni costruite in questi anni e di altrettante importanti esperienze di resistenza e d’alternativa.

    A Roma, dove nel 2011, al C.S.O.A. ex-Snia Viscosa, SOS Rosarno è nata, un po’ figlia dell’esperienza dell’Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma e dove da allora continuiamo nel lavoro congiunto, anche coi GAS, nel segno della solidarietà e della lotta.

    A Bologna, dove si realizza per noi una delle forme più avanzate di autorganizzazione del consumo attraverso i Gruppi di Acquisto Solidali comeAlchemilla, che in questi anni, in collaborazione con il Laboratorio CRASH, ha saputo coniugare la pratica dell’economia solidale con le istanze del conflitto e la solidarietà concreta a importanti lotte sociali. Lì grazie all’associazione YA BASTA! intrecceremo il percorso di Rojava Calling con la comunità curda emiliano-romagnola.

    Ad Alessandria e dintorni, dove da qualche anno solidarizziamo con il presidio dei braccianti di Castel Nuovo Scrivia ed abbiamo potuto conoscere e collaborare con le importanti iniziative dell’Associazione Verso il Kurdistan.Che per quest’occasione si muoverà ad Asti…

    A Milano, dove ormai da un anno troviamo nella fabbrica recuperata e autogestita Ri-Maflow il polo nord di una cooperazione dal basso che unisce gli estremi della penisola, oltre che il riferimento, simbolico e concreto a un tempo, di quella possibile riconversione produttiva in cui crediamo.

    Insieme ai più saldi riferimenti politici che abbiamo nel nostro territorio, il C.S.O.A. Angelina Cartella di Reggio Calabria, il C.S.C. Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, il Frantoio delle Idee di Cinquefrondi,manderemo agrumi a tutti loro che li venderanno per raccogliere fondi e finanziare le attività delle staffette per Kobane… e al contempo accoglieremo qui i testimoni di questo miracolo per lasciarci ispirare nuovi progetti e nuove lotte, nuove vie per costruire l’alternativa che vogliamo.

    INVITIAMO TUTTE E TUTTI A PARTECIPARE

    10 e 11 Gennaio 2015, per il V° anniversario della rivolta di Rosarno:

    A ROMA, 10 GENNAIO, ORE 10.00 – 13.00 al Pigneto – Piazzetta Persiani Nuccitelli: vendita in piazza organizzata da Rojava Calling Roma

    A CINQUEFRONDI “IL FRANTOIO DELLE IDEE” – giorno 10 ore 17.00
    Confronto assembleare con rappresentanti della staffetta per Kobane e del movimento di liberazione del popolo Kurdo

    “Siamo andate villaggio per villaggio a spiegare e a insegnare cos’è la libertà e cos’è la libertà delle donne” Newroz Kobane, 25 anni, donna, resistente del Rojava

    A VILLA SAN GIOVANNI – C.S.C. NUVOLA ROSSA – giorno 11 ore 17.00

    incontro assembleare con rappresentanti della staffetta per Kobane e del movimento di liberazione del popolo Kurdo sul tema
    “Rosarno chiama Rojava: esperienze di autogoverno e pratiche di autogestione per l’alternativa che vogliamo”

    Dal 17 al 24 Gennaio, proseguendo verso la Val Susa passando per Bologna e Milano ed Asti:

    IN VALSUSA, BUSSOLENO, GIORNO 17: al pomeriggio il movimento NO TAV organizza la vendita c/o OSTERIA “LA CREDENZA”, via Fontan 16.

    AD ASTI, DATA DA DEFINIRE TRA 16 E 19, “VERSO IL KURDISTAN” E PIAM organizzano: vendita c/o cortile del Centro Culturale san Secondo in Via Carducci 24

    A BOLOGNA GIORNI 22 E 23, ore 18 – 22, GAS ALCHEMILLA E YA BASTA! organizzano:
    Vendita delle arance per sostenere Rojava al CS Tpo in via Casarini 17/4.
    Venerdì 23 alle ore 20 presentazione dell’iniziativa “SOS Rosarno in sostegno del Rojava”
    A seguire cena con la comunità curda emiliano romagnola

    A MILANO, GIORNI 23 E 24, AD OPERA DI RI-MAFLOW:
    per Milano giorni – luoghi e orari da verificare sul sito http://www.rimaflow.it/

    Segui gli aggiornamenti sul sito di SOS Rosarno

  • CampiAperti vintage: un volantino di dieci anni fa  (sempre attuale)

    CampiAperti vintage: un volantino di dieci anni fa (sempre attuale)

    Che cavolo mangerai questo Natale?

    I nostri cavoli hanno una storia da raccontarti…

    Sono prodotti da piccole aziende locali che utilizzano solo la propria forza lavoro e il proprio ingegno senza sfruttare lavoratori “invisibili”. Gli stessi produttori provvedono poi a venderteli direttamente nel tuo quartiere saltando costosi intermediari al fine di garantire un prezzo equo per te e dignitoso per loro.

    Sono coltivati seguendo i dettami dell’agricoltura biologica (escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica come concimi, diserbanti, insetticidi e specie geneticamente modificate) al fine di preservare la tua salute, quella dei contadini e della terra che ci ospita.

    Crescono vicino a casa tua, in provincia di Bologna, evitando viaggi costosi e inquinanti.

    Sono colti solo quando raggiungono la maturazione per garantirne il gusto e la conservazione senza l’ausilio di sostanze chimiche o catene del freddo.

    Non hanno bisogno di pubblicità e di finzioni perché la loro è una storia vera!

    Puoi dire lo stesso della merce che comprerai per deliziare le tue feste?

    La grande distribuzione non ti racconta la storia di ciò che mangi, non parla delle mani e dei corpi che lo hanno prodotto, non ti dice chi e come decide il prezzo di una merce, quanto incida sull’ambiente coltivare in maniera intensiva, senza rispettare i ritmi naturali. Iniziamo a svelare l’inganno: chiediamo tra l’altro il prezzo sorgente che certifichi il costo dei prodotti pagati all’origine.

    I nostri cavoli e non solo (frutta e verdura di stagione, formaggi, miele e confetture, farina, vino, prodotti del commercio equo e solidale e altre meraviglie) sono in vendita ogni giovedì dalle 18 alle 21 nel tuo quartiere presso l’ex mercato in via Fioravanti n.24 all’interno dello spazio sociale XM 24 (ultimo mercato del 2004 giovedì 23, si riapre il 13 gennaio). Ti aspettiamo per immaginare e costruire con te un mondo diverso partendo dal gesto apparentemente più banale: la spesa.

    Buon Natale,

    Coordinamento per la sovranità alimentare/terra e libertà. Bologna

  • Fabrizio e Ambra, un pensiero

    CampiAperti ha la sua Azdora con la A maiuscola, che fa tortellini, tortelloni, tagliatelle, grissoni, gnocco fritto, e qualsiasi delizia che il suo vulcanico estro romagnolo riesce a pensare; ci ha pure insegnato a fare la pasta!
    A suo fianco, defilato ma sempre presente, c’era un compagno di vita e di lavoro.
    Ora questo caro amico è volato via.
    La Comunità di CampiAperti si stringe attorno a questa bella famiglia.
    Aspettiamo tutti che Ambra torni (quando vuole) nei nostri mercati.
    Ciao Fabrizio!
  • Fare comunità è la chiave del cambiamento sociale – da zeroviolenza.it

    Cecilia Marocco,
    8 dicembre 2014

    La domanda è sempre la stessa, quasi ogni realtà sociale prima o poi si pone il problema di come dare prospettiva alle lotte, di come crearepartecipazione attiva tra chi idealmente sarebbe pure d’accordo ma guarda ai movimenti con malcelato pregiudizio dimostrando diffidenza e/o disillusione.

    La domanda se la fanno in molti dopo Genova, dopo il crollo di speranza che ha significato per tutt* il fallimento del Social Forum e, sebbene in misura minore, il movimento degli indignados del 2011 che in Italia ha avuto il suo apice nonché la sua fine nella mobilitazione del 15 Ottobre a Roma. Il fallimento più grande sta nella delusione di un mancato “altro mondo possibile”, da lì l’incapacità dei movimenti di ricreare intorno a se consenso e interazione. Da qui la necessità di ripartire da zero, dal basso, attraverso le pratiche e la costruzione di nuovi percorsi.

    Dunque le risposte… ognuno prova a darne una, ma c’è anche chi non crede possano esistere, e forse hanno pure ragione; ma dato che pessimismo e realismo è meglio lasciarli a chi pensa che le cose non si possano cambiare, si vuole provare a seguire quel filo che, dall’interesse, porta al consenso poi partecipazione ed infine “comunità”. Pensando che quest’ultima possa essere una delle chiavi di un sempre più necessario cambiamento radicale.
    E’ doveroso mettere “comunità” tra le virgolette perché dalla sua definizione dipende come la si costruisce.

    Secondo il vocabolario è “l’insieme di persone unite tra di loro da rapporti sociali, linguistici e morali, vincoli organizzativi, interessi e consuetudini comuni”. Questa definizione è pericolosa e fuorviante perché potrebbe implicare una chiusura e ristrettezza che necessariamente bisogna superare, o peggio l’unione forzata di individui sotto l’arbitrio di leggi e frontiere. Andrebbe specificata invece, in senso più Proudoniano, come l’insieme di persone che si sentono affini e per questo si riuniscono in comunità economicamente vitali con obiettivi condivisi, non isolate e quindi anti-identitarie, permeabili a chiunque voglia farne parte (fermo restando la condivisione degli obiettivi e ideali).

    Una comunità implica anche la ridefinizione di un sistema sociale, ovvero un cambiamento radicale nei meccanismi dello stare insieme ad altre persone, eliminandone gerarchie e verticismi di cui sono spesso impregnati anche i movimenti.

    L’esperienza collettiva come strumento per trasformare il quotidiano; quei pochi GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale) che funzionano veramente ne sono un esempio felice quando non si limitano a cambiare gli usi negli acquisti, ma mettono in discussione le regole del sistema a 360°, la messa in condivisione di criteri comuni diventa impulso per un cambiamento che non si attua più a livello individuale, ma diventa collettivo.

    Costruire comunità è uno dei capisaldi della campagna Terra Bene Comune che, come è già stato scritto altrove, passa attraverso l’autorganizzazione; ma deve avere una base solida per procedere e superare i limiti di un territorio, di un gruppo ristretto, di una cerchia che necessariamente deve allargarsi se a cambiamenti radicali si anela.

    Tornando all’esempio dei GAS, la stragrande maggioranza è ormai diventata una individualizzazione dell’idea originale, urge un salto di qualità, l’ampliamento del ragionamento che a partire da una questione materiale e pratica (il cibo) sia in grado di criticare un intero sistema (il problema della grande distribuzione, dello sfruttamento del lavoro, della precarizzazione delle vite), arrivando a risposte concrete che possano spaziare dalle valutazioni sul giusto prezzo o l’importanza di sostenere una filiera corta, alla creazione di reti sui territori che scambino merci non in quanto tali ma in quanto veicoli di ideali e proposizioni concrete.

    La costruzione di una comunità può nascere da una occasione ma non deve esaurirsi in essa, spesso ha origine da esigenze materiali e funziona se diventa fucina di idee, arricchimento culturale attraverso condivisione di pensieri, così come la sua contiguità non risiede in termini solo spaziali ma innanzitutto ideali; lo spazio può aiutare a creare un senso di comunità grazie alla facilità delle relazioni, ma è la condivisione profonda di idee che mantiene saldo il senso di appartenenza ad essa e proprio nella estensione sui territori può trovare linfa vitale affinché un gruppo che lentamente si accresce possa continuamente confrontarsi e scambiare esperienze.

    Tante sono le possibili strade da percorrere per creare comunità, la creazione di un orto in un centro sociale ha incuriosito e dunque permesso di abbattere quel muro di diffidenza che regnava tra i cittadini del quartiere, ora quei cittadini partecipano ben oltre la gestione di un piccolo orto in città arrivando ad immaginare la gestione collettiva di terre per una autoproduzione che ha il sapore di reale alternativa al modello economico, crea reddito (diretto o indiretto) ma soprattutto unisce.

    Quanto la comunità riesce a soddisfare i bisogni partendo da se stessa e senza delegare realizza un’altissima forma di autogestione, la diffusione sui territori è il volano per il moltiplicare le pratiche.

  • LA MAFIA ROMANA NELLA CITTA’ DELL’ALTRAECONOMIA

    LA MAFIA ROMANA NELLA CITTA’ DELL’ALTRAECONOMIA

    In questi giorni Roma è scossa dalla scoperta dell’esistenza nella capitale di una ” Mondo di mezzo di mezzo”. Uno spazio in cui interesse generale e personale si mescolano ad arte, in cui malavita e politica parlano la stessa lingua, in cui destra e sinistra sono direzioni che portano dalla stessa parte: l’intimidazione, la corruzione, il lucro, la volgare appropriazione di tutto ciò che dovrebbe essere dovuto, da parte amministrativa, cioè l’assistenza a chi non ce la fa, la cura dell’ambiente e degli spazi pubblici.

    Noi la mafia romana non la scopriamo dalle intercettazioni telefoniche e dagli atti giudiziari, ma l’abbiamo guardata in faccia. Era il 2003 quando in tanti reclamavamo la necessità di un’economia diversa per dare un futuro diverso alla città e al nostro Paese. Grazie ad un impegno pubblico di 5.000.000 di euro, l’antico mattatoio di Roma, un luogo abbandonato e allo sfascio, venne ristrutturato e diventò la Città dell’Altra Economia (CAE), che per qualche anno ha aperto uno spazio di concretezza a questo sogno.

    Nel 2012 però, quando si trattò di riconoscere quel percorso e dargli stabilità, più di 30 realtà sedute attorno al Tavolo di progettazione partecipata per il rilancio della CAE e che da anni lavoravano ad una nuova struttura condivisa, cominciarono a veder circolare per il Campo boario alcune di quelle facce imbarazzanti che da anni, senza troppa discrezione, avevano cominciato a portare le logiche e le pratiche della “Terra di mezzo” nella “Terra di tutti”.

    Alle pratiche del “progetto partecipato”, del cantiere aperto e pubblico con i soggetti dell’altra economia italiana, ma anche con tutte e tutti quelli che volevano veder vivere e crescere l’Altra Economia in città, dalle istituzioni cittadine, ma anche da alcune delle realtà che cominciavano a intravedere nel potere e nell’arroganza della “Terra di mezzo” un’opportunità per far prevalere in quel luogo i propri interessi rispetto ai progetti di tanti, si videro contrapporre la logica del bando, dell’appalto, della cordata. Pratiche, come apprendiamo di verbali dell’inchiesta giudiziaria, che di per se’ sono proprie dell’economia di mercato, ma in realtà da anni a Roma e dintorni erano lo strumento principe dell’inciucio che porterà, di lì a poco, anche alla spartizione della CAE tra la destra politicamente più aggressiva di Alemanno e la ‘realpolitik’ di alcuni pezzi della sinistra e delle relative propaggini economiche.

    La cordata improvvisata e anomala che strappa la CAE alle numerose realtà dell’economia sociale e solidale che stavano da anni definendo insieme il percorso e la destinazione d’uso di quello spazio, denigrando e deridendo il trasparente e onesto percorso, vede operare insieme realtà economiche storiche del centro sinistra e astri nascenti dell’economia predatoria del centro destra. Abbiamo visto nascere e denunciato a mezzo stampa l’accordo raggiunto tra AIAB Lazio, Agricoltura Nuova, Cooperativa 29 giugno ed il braccio economico e sociale della destra rampelliana alla quale l’assessore ai lavori pubblici di allora faceva riferimento, ovvero la cooperativa Integra.

    Un copione antico da prima repubblica e da spartizione di potere che ora non si potrà più nascondere dietro il volto ed il lavoro dei molti produttori ecocompatibili o biologici che con onestà e trasparenza hanno in quegli anni aiutato la Città dell’altra economia a divenire un punto di riferimento per molti romani. Utilizzare la loro faccia per nascondere agli occhi dei cittadini un accordo sporco e lesivo dell’immagine e della storia dell’economia sociale e solidale di questa città è stato offensivo ed arrogante.

    Quando in alcuni ci opponiamo con sdegno e disgusto a questa pratica, riceviamo in cambio ampia solidarietà dalle realtà sociali cittadine e dalle migliaia di persone che avevano appoggiato il nostro tentativo, e alla nostra richiesta di dialogo ci viene, all’improvviso, risposto con uno sgombero di polizia, improvviso e immotivato, che ancora vede 12 persone accusate in modo ridicolo di “occupazione a scopo abitativo”, come se quegli spazi di vendita ed esposizione potessero magicamente trasformarsi in eleganti villette unifamiliari.

    Oggi all’interno del Consorzio che gestisce la Città dell’Altraeconomia c’è una cooperativa il cui presidente è indagato per reati mafiosi e fu uno dei protagonisti di quel patto di spartizione. La stessa persona è vicepresidente del Consorzio di Gestione della CAE, guidato da Aiab Lazio.

    Chi a suo tempo denunciò politicamente questa arroganza può oggi continuare a tenere alta la testa, perché nelle pagine dell’ipotesi accusatoria si arriva a elencare la CAE tra quelle realtà cooperative nelle quali, molto probabilmente, venivano “risciacquati” i proventi delle attività illecite della Mafia Romana, oppure costruiti documenti ad hoc per eludere fisco e legalità. Le attività giudiziarie dimostreranno se l’ipotesi è fondata, ma la sola citazione della CAE attuale tra pagine tanto inquietanti deve portare tutti quelli che, nella società e nelle istituzioni competenti credono necessaria un’altra economia, come strumento di un’altra società, di un futuro diverso per tutte e tutti, a fare le proprie considerazioni su che cosa, prevedibilmente, sia diventato quello spazio oggi, sulla validità formale e sostanziale dell’atto amministrativo che gli ha dato il presente che conosciamo, e ad agire di conseguenza.

    E’, questo, l’ennesimo segnale per il mondo dell’economia sociale e solidale a Roma, che da anni e anche nei tempi recenti viene utilizzato dalla politica come vetrina per le proprie iniziative promozionali ed elettorali, oggetto di feste, fiere, siti web e ricerche pompose, di cui da anni diciamo di non aver bisogno, per essere, il giorno dopo, abbandonato e privato di ogni sostegno e ragionamento condiviso. Un allarme, che da oltre un anno stiamo segnalando anche alle attuali amministrazioni regionali e comunali, con poca fortuna, che deve fare riflettere loro come tutte le nostre esperienze, tutti coloro che per costruire un altro modello di economia non si piegano ad accettare il compromesso con un’economia predatoria e accentratrice ma che per questo hanno pagato e pagano un prezzo politico e materiale talmente alto che ha portato, a volte, alla cancellazione stessa di alcune esperienze.

    E’ il momento, questo, di fare chiarezza. Di scegliere da che parte stare. Di dichiarare e, conseguentemente, agire per archiviare le pratiche del malaffare che hanno contaminato il nostro mondo. Chiediamo a tutte e tutti, nella società e in quel che resterà in piedi nelle istituzioni cittadine, di fare un passo avanti insieme, di censurare pubblicamente chi, nella politica e nell’economia sociale e solidale, si è prestato all’inciucio per prevalere sugli altri utilizzando la leva dell’arroganza e della violenza del malaffare cittadino. E di riaprire un cantiere partecipato di ragionamento e proposta su che cosa vuol dire fare Altra economia in città, e nell’Italia intera, emarginando tutto quello che si è confermato agire e pensare come il peggio della vecchia speculazione che siamo nati per superare.

     

    Laboratorio Urbano Reset è promosso da: Ass. A Sud, Ass. La Strada, Ass. Nuova Bauhaus, Ass. Reorient, Ass. Solidarius, Energetica soc.coop., FairWatch, Occhio del Riciclone, TERRE coop., Laboratorio Itinerante della decrescita, Cooperativa Agricoltura sociale Capodarco, Coop Equobio, Ciclofficina Nomade Gazometro Cooperativa Binario Etico

    Per info lab.urb.reset@gmail,com

  • Cucinieri di strada al Vag

    Cucinieri di strada al Vag

    martedì 2 dicembre

    al mercatino di Vag

    Cucinieri Di Strada

    presentano

    Zuppa col Cavolo

    Tortino Sale in Zucca

    prezzi popolari

    prodotti di CampiAperti

    in caso di maltempo l’evento verrà spostato al martedì successivo

  • RIMAFLOW E MONDEGGI: UNA FABBRICA E UNA FATTORIA SENZA PADRONI, UNO SPAZIO “FUORIMERCATO”

    RIMAFLOW E MONDEGGI: UNA FABBRICA E UNA FATTORIA SENZA PADRONI, UNO SPAZIO “FUORIMERCATO”

    Non potevamo non incontrarci, non potevamo non condividere un percorso di lotta per un’alternativa economica e sociale. E la rete di Genuino Clandestino ha posto le condizioni per la sua concretizzazione.  Una pratica di autogestione e di democrazia diretta, una produzione che guarda all’ecologia e si pone in contrasto con le logiche del Mercato, un progetto per ‘chiudere’ la filiera sul nodo tuttora irrisolto della circolazione e distribuzione dei beni prodotti: questo è lo spazio ‘fuorimercato’ in cui la fabbrica recuperata RiMaflow di Trezzano sul Naviglio e Mondeggi Bene Comune concordano di concentrare gli sforzi nel prossimo periodo, in una logica di mutuo soccorso. RiMaflow, dopo aver costruito nel corso degli ultimi due anni molteplici attività in una sorta di ‘cittadella dell’altra economia, è oggi in una fase di definizione dei rapporti con la proprietà dell’area, puntando alla regolarizzazione dell’occupazione per passare alla produzione industriale in base al modello delle fabbriche argentine in autogestione.
    Mondeggi, dopo l’avvio del presidio contadino con la tre giorni di fine giugno e varie iniziative che hanno ottenuto il risultato che l’asta per la messa in vendita dell’area demaniale andasse deserta, ha avviato la produzione coinvolgendo il territorio nella difesa di un bene comune, anche attraverso il lavoro degli orti sociali e del recupero di vigneti e oliveti.
    Ora, insieme ad altre realtà con pratiche convergenti come Sos Rosarno, Caicocci Terra Sociale, Netzanet di Bari e tante realtà che
    appartengono in primo luogo al circuito di Genuino Clandestino, si tratta a nostro avviso di dar vita a nodi/piattaforme logistiche che
    colleghino città e campagna in modo radicalmente alternativo alla Grande distribuzione organizzata, che strozza la piccola produzione contadina, distrugge l’ambiente e la biodiversità, avvelena la terra e il cibo con ogm e pesticidi.
    RiMaflow e Mondeggi concordano anche sulla necessità di aprire un cantiere per discutere le forme di un'<economia fuorimercato> che, pur non essendo oggi alla portata per il numero ancora limitato di esperienze (che quindi abbiamo come primo compito di moltiplicare), è il nostro obiettivo: noi quel film lo vogliamo vedere e lo diciamo fin d’ora. Fuorimercato, senza padroni e contro i padroni.
    RIMAFLOW, fabbrica recuperata
    MONDEGGI BENE COMUNE, fattoria senza padroni

    27 novembre 2014

    www.facebook.com/mondeggi.benecomune [1]

    www.rimaflow.it [2]

  • CICLO DI INCONTRI “SALUTE LIBERTARIA”

    CICLO DI INCONTRI “SALUTE LIBERTARIA”

    LA’BAS, VIA ORFEO 46 (bo)

    MER 26 NOVEMBRE: VIZI E MALANNI D’INVERNO
    prevenire e curare influenze, raffreddori, ECCESSI
    ALIMENTARI, etc. semplicemente ed autonomamente

    mer 3 dicembre: ERBE ED ACQUA
    come prepararsi tisane, pediluvi, vapori, bagni, etc.
    con erbe, ortaggi e sale

    mer 10 dicembre: AUTOGESTIONE DELLA SALUTE
    QUAL’è IL VERO SIGNIFICATO DI SALUTE, STRUMENTI PER AUTOGESTIRLA
    INCONTRI TEORICO/PRATICI A CURA DI BARBARA PISA (ERBORISTI “STRULGADOR” DI
    CAMPI APERTI); PARTECIPAZIONE APERTA A TUTTI AD OFFERTA LIBERA
    RITROVO ORE 21 PRESSO BANCHETTO “STRULGADOR” NEL PIAZZALE DEL MERCATO (GLI
    INCONTRI SI SVOLGERANNO AL COPERTO!)
    INFO: BARBARA 3248395063 E 3471491047