CampiAperti

Agricoltura biologica e mercati contadini per l'autogestione alimentare

Categoria: Mercati, alimentazione e salute

  • Una radura in città

    Una radura in città

    Ero all’università, primi anni 2000. Del mondo alternativo avevo scoperto il commercio equo e solidale, argomento poi della mia tesi di laurea.
    Mi ricordo una delle prime volte in cui ho incontrato contadini e attivisti di quella che in seguito è diventata l’associazione Campiaperti. Si trattava di un incontro sull’economia solidale nelle aule di Economia in via Mascarella. C’erano volontari del commercio equo, produttori biologici e consumatori critici, tutti proponevano una via pratica, che portava la politica nel quotidiano.
    Quella era una strada per me. Amavo le scienze sociali, la geografia umana, e proprio in quel periodo capivo che quella che mi interessava era la politica con la “p” minuscola, fatta di mani ruvide, facce, azioni concrete, cibo e terra.
    Era il periodo delle ispirazioni di Veronelli in Terra e Libertà/critical wine, libro che forse acquistai proprio quel giorno. Ricordo che leggerlo fu come trovare la strada di casa: le riflessioni sul prezzo sorgente, i primi racconti di esperienze di agricoltura e trasformazione di prodotti di qualità, fuori dai supermercati, lavoro libero e autogestito, che avesse senso per la terra e le persone. Campi e  mercati come laboratori di autonomia dai poteri delle multinazionali, dei governi, di leggi e confini disumani…

    Continua a leggere su http://radure.net/2017/03/03/una-radura-di-citta/

  • Voci dallo sciopero – perché l’XM24 è da preservare e difendere

    Voci dallo sciopero – perché l’XM24 è da preservare e difendere

    Perchè e riuscito/a, negli anni trascorsi, a riproporre i valori dell’antifascismo, dedicandosi all’accoglienza dei migranti e alle lotte per la dignità dei più deboli.
    Ha riallacciato e conservato i rapporti con antifascisti storici (molti di xm24 sono iscritti all’ANPI di Bologna); ma soprattutto ha sostenuto i diritti e la dignità dei popoli migranti attraverso concrete iniziative ed attività permanentemente rivolte ai numerosi cittadini che, venendo da altri paesi, cercano a Bologna condizioni di vita stabili: ospitalità costante al Coordinamento Migranti Bologna; sostegno alle famiglie che hanno occupato e ripulito lo stabile exTelecom di via Fioravanti per rivendicare il diritto universale alla casa; ha attivato corsi di lingue ad accesso gratuito; ha accolto una comunità di migranti rumeni per molti mesi nel 2003…
    Per più di 15 anni, gli spazi di via Fioravanti 24, hanno consentito l’incontro di studenti, lavoratori e migranti portatori di una cultura antifascista; ed oggi, questa caratteristica e disponibilità, è ancora più importante nel contrastare il riproporsi, anche a livello di governi europei, di pratiche e leggi fasciste, in quanto discriminatorie e umilianti delle differenze culturali, religiose e sessuali.
    Paolo e Giorgio di CampiAperti e Associazione Italia-Nicaragua
    Bologna, 2 Marzo 2017

  • Voci dallo sciopero – 4 anni fa…

    Voci dallo sciopero – 4 anni fa…

    4 anni fa…

    Quattro anni fa, i contadini del mercato biologico di CampiAperti all’XM24 –oggi  il mercato più importante di CampiAperti, coltivato lungo gli anni con tanto amore e tanto sforzo– ci hanno accolto, dandoci l’opportunità di cominciare a vendere le nostre verdure direttamente ai cittadini di Bologna.

    Fu la nostra salvezza, il motivo principale per cui la “Fattoria Masi” esiste ancora. Per una piccola attivita’ con poca esperienza, i costi della produzione erano troppo alti, i prezzi di acquisto della grande distribuzione (anche bio) troppo bassi, e il mestiere attento alla salvaguardia del nostro terreno troppo arduo e complesso senza la guida dei generosi pionieri del Bio che avevano creato il mercato di XM24 più di 10 anni prima del nostro arrivo.

    XM24 ha reso possibile questo scambio fra cittadini e contadini ‘eco-sensibili’, e a quello fra noi ‘nuovi contadini’ e quelli con maggiore esperienza. Ha contribuito alla nostra sopravvivenza come attività agricola. Adesso sosteniamolo come ha sostenuto noi.

    Grazie a Lorenzo Elena e alle loro socie Giulia e Stefania.

  • Voci dallo sciopero – l’autogestione dentro (e fuori) CampiAperti

    Voci dallo sciopero – l’autogestione dentro (e fuori) CampiAperti

    Quando ci capita di parlare con i contadini che chiedendo di iniziare a vendere ai nostri mercati ci si incarta sempre un po al tema “autogestione”. Non perché non abbiamo un’ idea precisa sulla questione anzi, ma risulta sempre difficile spiegare un sistema che normalmente non si incontra nell’ordinario vivere sociale.

    In termini concreti per noi autogestione significa che le decisioni che riguardano l’entità CampiAperti vengono prese sempre in assemblee aperte. Questo prendere le decisioni tutti assieme, con il coinvolgimento dei coproduttori che lo desiderano o dei semplici passanti, porta ad alcune conseguenze per noi fondamentali: innanzi tutto gli individui sono direttamente sollecitati a maturare una propria opinione sull’argomento in discussione, quindi a diventare soggetti attivi del processo decisionale. Inoltre l’apertura delle assemblee, il fatto che chiunque possa sedersi nel nostro “cerchio magico” fatto normalmente di 70-80 persone, rappresenta una sorta di garanzia che l’assemblea sta lavorando per il bene comune e non per interessi individuali o corporativi.

    Nelle assemblee, per quanto possibile, cerchiamo di non spaccarci in posizioni contrapposte utilizzando il metodo del consenso o dell’assenso. Le discussioni su temi particolarmente importanti hanno durata anche molto lunga, e portano spesso a sintesi e soluzioni creative.

    Dopo anni di sperimentazione dell’autogestione dentro CampiAperti ci sentiamo di dire che abbiamo costruito una vera e propria intelligenza collettiva, ovvero un’intelligenza politica che lavora meglio e più efficacemente di quella dei singoli.

    Questo nostro modo di essere, di vedere e di fare è stato immediatamente riconosciuto e accolto dagli spazi sociali bolognesi. In particolare dentro XM24 moltissimi collettivi sviluppano percorsi di autogestione assolutamente paralleli ai nostri, anche se trattano altri temi come lo sport popolare, la musica e l’arte, il meticciamento culturale o la mobilità alternativa…

    Ma se le altre esperienze di autogestione vengono di fatto soffocate che fine faremo noi?

    Di ossigeno abbiamo bisogno, e per noi l’ossigeno è dato principalmente da chi promuove dibattito, partecipazione, responsabilità etica e politica, cooperazione e solidarietà, coinvolgimento diretto. Senza questi valori non si sceglie di produrre e consumare il cibo biologico di prossimità proposto da CampiAperti.

    Contrariamente a molti nostri compagni di strada abbiamo accolto favorevolmente i patti di collaborazione proposti dal comune. Non solo per i vantaggi economici dovuti alla riduzione delle imposte su occupazione di suolo pubblico e rusco, ma perché ci sono sembrati un passo verso il riconoscimento delle situazioni di auto organizzazione presenti in città.

    Però attenzione! Non si può dare uno e prendere dieci. Se per CampiAperti i patti di collaborazione sono stati un passo in avanti chiudere XM24 (e Labas) significa fare dieci passi all’indietro, significa spegnere la più importante realtà di auto organizzazione popolare presente in città da 15 anni a questa parte.

    Ci colpisce la cecità che porta a non riconoscere l’importanza del ruolo sociale, politico, culturale, che ha Xm24 alla Bolognina. E non vogliamo credere che la promessa di chiusura sia dovuta solo al fatto che XM24 non fa parte dei clientes delle forze politiche al governo della città, o peggio, per inseguire i deliri securitari della destra più becera. Non vogliamo credere che la parola “sinistra” non abbia più alcun significato.

    Per questo siamo scesi in sciopero. Per tentare di far ragionare chi ha il potere di cambiare il corso degli eventi. Ci riusciremo o l’imbarbarimento della politica alla fine avrà il sopravvento?

    Staremo a vedere.

    carlo

  • Voci dallo sciopero – 15 anni fa…

    Voci dallo sciopero – 15 anni fa…

    Ricordo bene la telefonata che feci al comune di Bologna, doveva essere il ‘99 o il 2000. Chiesi se esisteva a Bologna un mercato dove gli agricoltori bio potessero andare a vendere i propri prodotti. L’impiegata mi disse gentilmente che non esisteva ma che se lasciavo il mio numero mi avrebbero contattata se in futuro, magari, forse…In quegli anni il nostro sogno di vivere coltivando la terra senza riempire l’ambiente e i cibi di veleni di varia natura si stava scontrando pesantemente con il fatto che vendendo all’ingrosso la nostra piccola azienda agricola non sarebbe sopravvissuta. Magari avremmo potuto fare un po’ di agricoltura cercando di vivere di altro. Nel 2001, tornati da Genova con una marea di emozioni e pensieri, come tutti quelli che avevano vissuto quelle giornate, decidemmo di organizzare un incontro qui nella Valle del Samoggia per iniziare a ragionare di sovranità alimentare, un concetto per noi nuovo appreso durante gli incontri organizzati dal Genoa Social Forum. Da lì l’incontro con due collettivi di Bologna, Capsycum degli studenti di agraria e Kontroverso, di studenti e lavoratori: noi avevamo bisogno di vendere direttamente ciò che coltivavamo, loro volevano acquistare il proprio cibo direttamente dai contadini. Decidemmo di organizzare un minuscolo mercato a Bologna, tutti d’accordo, ma dove? Qualcuno propose l’XM24, mai sentito nominare, e sempre qualcuno andò a parlare con “quelli di xm”. Per loro andava bene e ci mettemmo d’accordo di scendere all’XM24 tutti i giovedì pomeriggio. Il posto era piuttosto buio e disordinato, ma aveva quell’atmosfera particolare che hanno alcuni luoghi un po’ fuori, un po’ ignorati, ma proprio per quello si capiva che lì avremmo potuto provare a dare concretezza alle nostre idee senza essere disturbati più di tanto. Che non avremmo intralciato, che chi aveva in mano l’organizzazione del Tutto non ci avrebbe notati. Potevamo iniziare a decidere insieme, contadini e cittadini, intorno alle tante cose che ci stavano a cuore: l’agricoltura, l’alimentazione, la giustizia sociale, le risorse, l’autogestione, il lavoro. E’ stato possibile perché a Bologna c’era uno spazio autogestito, perché le idee non hanno bisogno solo di persone, ma anche di luoghi aperti dove sperimentare, incontrarsi, parlare, organizzare. Adesso il Comune di Bologna ci offre i luoghi per portare avanti i progetti, luoghi anche più belli di XM, e contemporaneamente vuole chiudere XM. Perché altre persone con altri progetti non abbiano più un luogo per far nascere e crescere il futuro.

    Germana

  • Voci dallo sciopero – XM24 story

    Voci dallo sciopero – XM24 story

    Undici anni fa, prossimi alla laurea in erboristeria, io e Lorenzo cominciavamo a darci da fare coi nostri esperimenti a base di piante: estratti, polveri, tinture, unguenti….Li facevamo per noi e amici, i quali facevano un po’ da cavie…
    In quel periodo un’ amica ci disse che in un centro sociale di Bologna dove lei si allenava per la giocoleria, si svolgeva settimanalmente un mercatino speciale; un mercato di contadini, ma contadini veri, non venditori. Provate a chiedere – ci disse – credo potreste andarci anche voi con le vostre cose.
    Fu così, che partecipammo, pochi giorni dopo, alla prima assemblea di quello che non era ancora Campiaperti, ma un mercatino nato alcuni anni prima dal volere di alcuni contadini ed allevatori della Valsamoggia, desiderosi di portare i loro preziosi prodotti direttamente sul banco, senza tortuose catene commerciali poco gratificanti sotto tanti aspetti. Fino ad allora, avevo frequentato centri sociali in occasione di rave party; pensavo che fossero luoghi dove i ragazzi possono sballare e ascoltare musica forte. Rimasi molto colpita nel vedere xm24 quella volta. Era si un posto pieno di muri coloratissimi, cani sciolti e robe così. Ma non fu quello a colpirmi. Durante quel mercatino tutto brulicare di piccoli banchetti pieni di mazzi di ortiche, strigoli, radicchi, pani, vini,formaggelle, vidi la più grande varietà di persone mai incontrata. La fila per la verdura contava: una vecchina col bastone che stava riportando i cartoni vuoti delle uova, un manager in trench che sceglieva compunto le migliori insalate, due ragazze che nell’attesa si baciavano appassionatamente, un uomo completamente tatuato, un gruppo di ragazzi africani splendidamente abbigliati in maniera tradizionale, e poi mamme con bambini, papà con bambini, bambini bambini tantissimi bambini. E intorno ai banchi una banda suonava e cantava. Seduti attorno ai tavoli persone d’ogni genere che si mangiavano qualcosa in compagnia acquistato dai banchetti, o dalla cucina sociale che prepara piatti coi cibi invenduti della grande distribuzione: delizioso! Un posto dove incontrarsi insomma.
    E piu’ mi guardavo intorno più rimanevo affascinata: in una stanza la sala prove per suonare, in un’altra proiettavano un documentario, un’altra ancora come palestra, e poi la scuola di italiano per stranieri, la ciclofficina….. Ero sbalordita! Sembrava la città ideale in miniatura! Quella sera, alla riunione del mercatino ci chiesero cosa ci sarebbe piaciuto fare, spiegammo la nostra passione, il nostro SOGNO: stare nella natura e cercare di viverci in armonia, vivere col poco che occorre e, soprattutto, lavorare con le erbe! Cominciammo così. Il giorno dopo nacquero “Gli Strulgador”, e con loro la ricerca e la voglia di realizzare questo desiderio di vita. Semplice no? Beh, normalmente non è proprio così semplice. Normalmente i sogni restano li, nel cassetto, a marcire. Per noi non è stato così. Grazie a quel posto, xm24, anno dopo anno, assemblea dopo assemblea, siamo cresciuti, abbiamo fatto tanta tanta esperienza per cui ora possiamo sentirci fieri di ciò che stiamo realizzando. Non solo. Il gruppo di contadini pian piano è cresciuto. E mi commuovo ancora nel ricordare le facce cotte di stanchezza, alle prime assemblee, per parlare di come andava, di come organizzarci o per accogliere nuovi produttori coi quali sentivo di avere qualcosa di profondo in comune. Sono passati undici anni; quel gruppetto si è evoluto in Campiaperti; ha dato vita ad un movimento importante, Genuino Clandestino, che ora muove passi importanti in tutta Italia, ad opera di altri gruppi di contadini più o meno grandi, ma anch’essi con le stesse idee di vita. Sono nati nuovi mercatini in vari quartieri di Bologna, spesso per desiderio di tante famiglie che vogliono poter beneficiare di cibo sano fatto con cura e rispetto: la sovranità alimentare è in questi posti l’unica sovrana! Ogni mercato ha una sua identità, una sua storia, ma tutte figlie di quei primi mercati ad xm. Questo spazio va difeso, è un simbolo; un simbolo di come si possa convivere nel rispetto delle diversità, nella coesistenza di tante realtà che si intersecano. Ovviamente ora si getta merda su quel centro sociale. Senza sapere, senza aver capito niente, si usano false accuse per stimolare l’odio e il disgusto verso ciò che è lontano dalla propria visuale ristretta…proprio verso quel luogo dove si cerca invece l’integrazione e il rispetto delle diversità! E’ vero, ci sono state scazzottate, risse, talvolta violenze e intorno o fuori c’è chi si fa le pere; ma mica perché c’è xm, ci sarebbero stati lo stesso. Ad xm abbiamo preso precauzioni; abbiamo stabilito di non somministrare gli alcolici dopo le nove; e comunque, non a chi si mostra un po’ troppo alterato…. Se qualcuno diventa lo si invita a smettere, e se non c’è verso che smetta lo si allontana….
    Come si spiegherebbe che centinaia di famiglie responsabili, scelgano ogni settimana e da anni, di frequentare questo luogo? Pensate che mettano in pericolo i loro figli per comprare due chili di patate? Venite a farci un giro, prima di prendere delle decisioni o di fare commenti si deve avere qualche spunto su cui riflettere no?

  • Ma …FICO deché???

    Ma …FICO deché???

    Solo per stomaci forti, questo post sul blog Pilastro2016 da cui si scopre che i milioni di visitatori verranno a vedere un ettaro (e poco più) di campi e allevamenti, e uno di mercato “con l’atmosfera del tipico mercato italiano”. 40 fabbriche alimentari e 25 ristoranti. Cioè, un’enorme burla ai danni di ignari visitatori un po’ gonzi che si spera di ingannare facendogli bere che ciò che mangiano è prodotto nei terreni lì a fianco. Sì, 1,1 ettari per sfamare qualche milione di visitatori. Altro che rivoluzione verde!

    Ma non si finisce mai di rilanciare. E così, il 16 dicembre il Corriere di Bologna svela il nuovo scoop: vicino al FICO, esattamente tra questo e il Meraville sorgerà, udite, udite, un nuovo centro commerciale. Si, si, avete letto bene: tra il FICO (un centro commerciale nascituro) e il Meraville (un centro commerciale già nato), si insedierà – probabilmente, dice il Sindaco – un nuovo centro commerciale. Si cambia! Al posto dei noiosi (e invendibili, aggiungiamolo pure…) appartamenti e uffici previsti, una bella idea innovativa, una variante alla variante, un riempitivo, quel che proprio mancava a quella zona della periferia nord di Bologna.

    In effetti, aggiungere solo gli scarni 80.000 mq di FICO ai già miseri 45.000 mq di Meraville faceva sembrare Bologna una città di serie B, incapace di prendere decisioni. Bloccata com’è da quei rompiscatole degli ambientalisti gufi che ne impediscono il giusto sviluppo e la realizzazione delle giuste aspirazioni di grandezza. Quindi, altri 40.000 mq di superficie di vendita sono appena appena il minimo per riprendere quota.

    Volete poi mettere le positive ricadute occupazionali? Centinaia di posti di lavoro in più. Creati dal nulla.

    E se poi in centro – o nel vicino quartiere san Donato, nel giro di qualche anno, dovesse chiudere qualche centinaio di negozi di prossimità, la colpa, in realtà, sarà certamente della crisi globale e della manifesta incapacità dei piccoli negozianti di narrare il loro prodotto, parafrasando il dominus dell’operazione, l’Oscar nazionale. Di certo non sarà un danno collaterale di questa bomba intelligente fatta di cemento e carrelli della spesa. Negare, negare tutto, anche l’evidenza!

    Ma, tranquilli! Non ci sarà consumo di suolo!

    Magari un qualche adeguamento della viabilità. Ecco. Minimo, però.

    Viabilità che, effettivamente, era previsto andasse in sofferenza solo nei fine settimana per effetto dell’apertura del fichissimo FICO e che, con la nuova previsione, potrebbe andare in crisi anche infrasettimanalmente. Ma si tratta di infrastrutture, quindi non contano. Sono cosa buona per definizione. Come il passante di mezzo.

    E poi, in effetti, c’è quella cosuccia dell’alberghetto-residence (160 camere più appartamentini con cucina, immagino per preparare succulenti pranzetti a base dei prodotti contadini acquistati al fichissimo mercato) che il Farinetti vorrebbe a corredo del FICO. Ma santosubitoSegrécontrolospreco aveva giurato che non si consumava suolo, ergo: essendo lui il santosubitoSegrécontrolospreco, il suolo lo rimetteranno al suo posto, sopra l’albergo, dopo averlo costruito. Così google maps non si accorge di nulla.

    Mai un dubbio, mai un pensiero che travalichi gli interessi dei – pochi – padroni del vapore. Credere, obbedire, cementare!

    Scarse e scarne, fino ad ora, le manifestazioni di opposizione a questa ventilata variante ad uno strumento urbanistico condiviso tra diversi enti. Che, a dire il vero, dopo la de-forma DelRio, non sono più così diversi, essendo il Sindaco anche Sindaco Metropolitano (che sia per questo che Merola non teme di essere bocciato dall’Ente sovraordinato? Ai poster – elettorali o propagandistici – l’ardua sentenza). Da scompisciarsi la scena quando il Sindaco di Bologna proverà a chiamare il Sindaco Metropolitano per proporgli la variante e troverà sempre occupato.

    La realtà supera di gran lunga la fantasia. E alle volte si mostra anche più spaventosa. O stupida. Sicuramente, molto più dannosa.

  • E’ nato il Ricettario di Cucina Meticcia!

    E’ nato il Ricettario di Cucina Meticcia!

    Quando le pratiche di liberazione, conflitto e autogestione sono esondate investendo tutti gli aspetti dell’agire umano, delle pratiche materiali, sociali e culturali, rivendicando autonomia e autodeterminazione, anche il capitale si è mosso per catturare queste energie, per riempire e incanalare nella sua direzione di sfruttamento questi solchi, per fare di quel terreno, dissodato da un impeto di ribellione, una nuova geometria del potere, piantando sementi sconsiderate, padroneggiando strumenti, mettendo a valore la nostra biodiversità.

    Oggi, dove la restaurazione imperiale è scossa alle fondamenta da un pianeta di nuovo in movimento, nascono tra le macerie nuovi germogli di futuro. Dentro un No antagonista, potente e collettivo al governo del presente, prendersi cura di un pezzetto di futuro è un buon antidoto per rompere le ambiguità degli immaginari di comodo che solidificano un’uscita differenziale dalla crisi.

    Questo Ricettario di Cucina Meticcia è nato a Bologna, da un progetto di Social Log (a cui potete richiederne una copia) e della Rete Eat The Rich, con la collaborazione dei mercati genuini clandestini di Campi Aperti e della Nuova Casa del Popolo di Ponticelli, dentro la lotta per il diritto all’abitare, lotta antirazzista, per la dignità, contro il governo della crisi. Si tratta di uno tra i tanti frammenti di futuro che da lì sono scaturiti e che per questo sono riusciti a trovare legami nel presente, nuove direttrici trasformative, nuove geografie urbane subito contese dal nemico.

    Questo Ricettario a modo suo ci parla anche di lotta alle multinazionali guerrafondaie dell’agroindustria, che aggrediscono le risorse naturali e umane del pianeta anche nella loro versione green e slow, di sovranità alimentare e del suo intrecciarsi alle lotte ambientali contro le nocività e per la vivibilità dei territori.

    Durante l’anno di Expo si svolgeva a Bologna il Corso di Cucina Meticcia, oggi nella mobilitazione contro Fico nasce questo ricettario. Piccolo, parziale, abbozzo di futuro.

    Di seguito l’introduzione del ricettario e una delle tante ricette che vi sono presenti:

    Il vecchio adagio latino dice de gustibus non est disputandum, ma all’Ex Telecom occupata, al Condominio Sociale Occupato di Mura di Porta Galliera e a quello di via di Mario De Maria non la pensavamo esattamente così e sembra ormai che tanti e tante a Bologna siano d’accordo con noi. Di gusti e più in generale di cibo e di cucina ne abbiamo voluto discutere eccome, consapevoli del fatto che ogni piatto porta sempre con sé una storia che viene da lontano, ma anche un futuro da costruire e reinventare.

    Il gusto viene rimesso in discussione ogni volta che sperimenta un sapore nuovo, tutte le volte che aromi sconosciuti pervadono le narici, quando le mani si misurano con ingredienti che ancora non avevano maneggiato. Le ricette vivono della quotidianità e della specificità delle regioni da cui provengono e necessariamente con la migrazione si trasformano mantenendo il delicato equilibrio tra quello che è imprescindibile nel piatto e quello che può essere sostituito e mescolato.

    Le storie e le ricette dunque si scrivono e riscrivono con nuovi incontri. Con questo spirito, dalla collaborazione tra protagonisti e protagoniste della lotta per il diritto all’abitare e la Rete di cucine popolari Eat the Rich, è nato il Corso di cucina meticcia. Una serie di incontri mensili nei quali cucinare, assaggiare e condividere piatti densi di sapori e saperi da tutto il mondo. Partendo da questo presupposto il corso di cucina è stato pensato in due cicli: la prima parte del corso ha visto la presentazione di ricette che sono state proposte dagli occupanti dei Condomini Sociali di mura di Porta Galliera e di via Mario de Maria, oltre che dall’Ex-Telecom e dalle tante famiglie del Comitato Antisfratto Inquilini Resistenti.

    La seconda parte del corso ha visto la creatività e la sapienza culinaria della rete Eat The Rich unirsi a quella degli occupanti nell’inventare svariati a gustosissimi piatti meticci. Il risultato è stato una sorpresa per tutti i palati. Dall’estremo oriente alla Bolognina, dall’Africa all’America Latina, dai Balcani alla Sicilia sono tantissime le ricette preparate insieme e che potrete trovare nel ricettario.

    Il corso di cucina è un delicato ingranaggio di passaggi non banali, dalla scelta di ricette che tenessero conto della stagionalità dei prodotti, alla preparazione di piatti che potessero coinvolgere i partecipanti attraverso forme laboratoriali. Anche il momento della spesa si è tradotto immediatamente in una scelta di parte, ovvero quella di utilizzare ingredienti provenienti dai mercati di Campi Aperti, della rete Genuino Clandestino, presenti nei diversi quartieri di Bologna. Nel ricettario troverete, per ogni ricetta, segnalati gli ingredienti che siamo riusciti ad acquistare dai produttori di Campi Aperti, tenendo conto della stagionalità e della disponibilità dei diversi prodotti. Pensiamo che anche a partire dalle occupazioni abitative si possa cominciare a sperimentare e sviluppare il tema della sovranità alimentare agendo dal basso in modo collettivo e autorganizzato.

    Naturalmente per l’acquisto di molti prodotti ci siamo dovuti rivolgere a vari alimentari gestiti da migranti che commerciano i prodotti delle loro terre d’origine, perché alcuni ingredienti non possono essere coltivati a queste latitudini o non hanno mercato al di fuori di questi circuiti, che sono sempre più diffusi all’interno dei quartieri popolari e che sono stati una rete di supporto imprescindibile per il corso tra consigli utili e solidarietà attiva. Alla fine del ricettario troverete l’elenco delle spezie meno comuni, degli ingredienti che non fanno parte delle colture locali e degli attrezzi da cucina specifici che abbiamo maneggiato. I QR completano le ricette rimandando al blog del corso con le sue videoricette.

    Il corso di cucina, pur essendo nato dentro le occupazioni abitative di Social Log ha visto diversi suoi incontri tenersi in altri luoghi della città, questo perché ha saputo intessere un profondo legame con molte altre realtà che si sperimentano nella costruzione di una Bologna meticcia e solidale, da Piazza Verdi insieme agli studenti, al Pratello R-Esiste per il 25 Aprile, da Piazza dell’Unità insieme ai Centri Sociali e alle Palestre Popolari, al Festival nazionale delle cucine popolari in Bolognina nel maggio 2016. E proprio durante questo festival, insieme alla Casona di Ponticelli, abbiamo portato fino in fondo la nostra creatività meticcia…

    Se anche voi pensate che a Bologna la grassa sia giunto il momento di cambiare il ripieno ai tortellini questo ricettario fa per voi!

    Cuoche, chef e maestranze del Corso di Cucina Meticcia

  • Savena, terza (e ultima?) puntata

    Savena, terza (e ultima?) puntata

    Oggi pomeriggio (16/11) si è tenuta una riunione presieduta dalla presidente del quartiere Savena che aveva convocato le associazioni presenti nello stabile di via Lombardia 36 e i vigili che lì hanno una delle sedi operative.

    Pare che la riunione, nonostante la nostra assenza (non eravamo convocati) abbia prodotto una serie di decisioni che vanno nella direzione, da noi auspicata, di rendere maggiormente fruibile l’area che ci ospiterà almeno fino alla scelta della sede definitiva del mercato.

    Passaggio in maggior sicurezza del cavo di alimentazione elettrica, più spazio per le manovre di carico e scarico e allestimento del mercato, disponibilità dei vigili per il supporto (regolazione del traffico) nella fase di allestimento e nel ridisegno dell’area destinata allo svolgimento del mercato, ecc…

    Tutte cose di buon senso, ma non scontate. Siamo quindi in presenza di uno sforzo di comprensione dei nostri problemi da parte di un pezzo dell’amministrazione che apprezziamo.

    Visto l’atteggiamento positivo mostrato in questo frangente dal Quartiere e dal settore attività produttive del Comune nel porre rimedio al disagio arrecato al nostro mercato con lo sfratto di due settimane fa, possiamo essere fiduciosi, fuori da ogni polemica, che questa disponibilità permarrà nei prossimi giorni, quando e se, verificando “in opera” il funzionamento dell’area nuova dovessero emergere nuove difficoltà (che noi, ovviamente, non ci – e non gli – auguriamo). Sicuramente questa disponibilità rispecchia maggiormente, a nostro parere, lo spirito di un rapporto regolato da un patto di collaborazione.

    Ci vediamo venerdì, dunque, in via Lombardia 36 col nostro solito mercato. …solo un po’ più in là.

  • Savena, c’era da aspettarselo

    Savena, c’era da aspettarselo

    Venerdì scorso (11/11) abbiamo svolto per la prima volta il mercato nella nuova area assegnata dal comune, in via Lombardia.

    Si tratta, sulla carta, di una collocazione ideale. Un parcheggio circondato da una inferriata, esattamente al lato opposto dell’edificio che faceva da quinta al piazzale di via Udine, storica sede del nostro mercato al quartiere Savena, quindi a pochi passi da lì.

    Avevamo chiesto, però, di attendere a traslocare l’area mercatale, in modo da aver tempo di avvisare i nostri co-produttori e di analizzare la nuova collocazione con la necessaria calma.

    Invece non si è potuto aspettare e, come prevedibile, la gatta presciolosa ha fatto i gattini ciechi.

    La nuova area si è rivelata troppo angusta per ospitare i banchi, ma, soprattutto, per permettere l’allestimento. Il mercato, infatti non è un libro “pop-up”, non basta, cioè, girare pagina per avere i gazebo montati e i banchi pieni di prodotti esposti convenientemente. Ci vuole tempo e spazio di manovra e comodità ai punti di connessione alla rete elettrica.

    Invece ci siamo trovati con un’area ridotta al minimo (400 mq di cui 126 occupati dai gazebo), con il resto del piazzale occupato da auto in sosta e da mezzi della polizia municipale che si sono pure trovati intralciati dalle manovre dei furgoni che facevano la fila per entrare e scaricare attrezzature e prodotti per l’allestimento del mercato.

    In aggiunta, il quadro elettrico a cui vengono attaccati gli strumenti e le attrezzature si trova ancora nel piazzale di via Udine e, per portare l’elettricità in via Lombardia, abbiamo dovuto (non c’è alternativa) attraversare il corridoio dell’edificio, rischiando di far inciampare gli utenti dei servizi che in quell’edificio hanno la sede.

    Per chi volesse farsi un’idea della confusione che si è creata all’arrivo dei produttori, con il parcheggio già occupato, abbiamo scattato una foto, che però non rende ancora a sufficienza il disagio e il caos a cui abbiamo dovuto fare fronte.20161111_154121_resized

    Per finire in bellezza, il tratto di via Lombardia adiacente al piazzale del nuovo mercato è interdetto alla fermata per motivi di sicurezza legati alla presenza del commissariato di PS antistante. Ne consegue che i mezzi dei produttori, esaurite le operazioni di scarico e allestimento, devono essere portati fuori e parcheggiati lontano dall’area di svolgimento del mercato.

    Beffa conclusiva: mentre in via Lombardia si imprecava e sgomitava per poter accedere alla propria piazzola, il piazzale di via Udine, dove ci è stato detto che non potevamo entrare perchè sarebbero cominciati i lavori prima di venerdì, era esattamente nelle stesse condizioni (vedi foto) della settimana precedente (sic!). 20161111_153950_resized

    La sintesi, purtroppo, è che il buon senso, soffocato dalla burocrazia e dall’arroganza di un sistema che non tutela più gli interessi del popolo, non riesce più a farsi spazio e ad informare di sé le decisioni assunte dalla struttura che dovrebbe rappresentarci.

    Abbiamo richiesto un incontro urgente alla Presidente del Quartiere. Stiamo aspettando la convocazione.