Tag: coop

  • Biologico non è abbastanza? Hai un appuntamento con “Camilla”

    Biologico non è abbastanza? Hai un appuntamento con “Camilla”

    Biologico non è abbastanza? Hai un appuntamento con “Camilla”

    Le adesioni all’Emporio di Comunità “Camilla” crescono. Se volete saperne di più, i prossimi giorni sono densi di presentazioni in giro per la città, il calendario è piuttosto fitto. Il prossimo giovedì, dalle 21 in via Marzabotto 2, il primo degli incontri di Gennaio allo spazio sociale delle 20Pietre.

    Cos’è l’emporio autogestito e solidale “Camilla”?

    Si tratta di un punto dove trovi prodotti di elevata qualità (alimenti biologici, filiere locali, prodotti equo-solidali, sfuso di qualità, cosmesi e detergenti naturali) organizzato in forma cooperativa. E’ autogestito, tutti i soci della cooperativa dedicano una quota del loro tempo alla gestione dell’emporio ed è solidale, grazie alla collaborazione di tutti. Le spese di gestione dell’emporio sono ridotte all’osso e i prezzi di vendita sono più bassi, alla portata di tutte le tasche.

    Se non siamo scesi dal pero, provate a leggere le faq di Camilla. Altrimenti venite a conoscerci agli appuntamenti perché così ne parliamo di persona.

    Il prossimo Giovedì, quindi, porta la tua pietra per costruire l’emporio di comunità insieme alle 20 pietre!

  • Verbale assemblea Labas 4 giugno 2014

    Verbale assemblea Labas 4 giugno 2014

     

    Odg

    1) ingresso azienda Nuova Arbora

    Confermato, sarà presente dalla prossima volta

    2) Uva per vino di Fiorella

    Dopo il report del gruppo che ha visitato Fiorella e il suo vicino è stato deciso di dare la possibilità a Fiorella di comprare l’uva del vicino (che gestisce in modo bio la vecchia vigna di Fiorella). Fiorella continuerà quindi ha vinificare e portare il vino al mercato. Il tutto in attesa che il nuovo vigneto che hanno piantato entri in produzione.

    3) Tavoli per mercato

    Labas sta lavorando alla realizzazione dei tavoli utillizando materiale di recupero della vecchia caserma

    4) Nuovo mercato di campi aperti

    L’unico produttore disponibile a partecipare ad un eventuale nuovo mercato è Rota

    5) Cena sociale

    Probabilmente il 22 giugno si organizzerà una cena aperta a tutti. Ancora da definire le modalità di partecipazione dei produttori.

    6) Questione materie prime pizza

    Labas ha ribadito la volontà di utilizzare le materie prime per la pizza dai produttori di Campi Aperti (escluso per ora la mozzarella che nessun produttore è in grado di fornire).

    Labas si impegna quindi a contattare i produttori di farina che hanno dato la loro disponibilità (Fiorella, Davide Rota, Alessandro La Palombara, Angirelle) per orrganizzare e definire le modalità di consegna e il prezzo.

    Per la passata il gruppo dei pizzaioli sta valutando la fattibilità di acquistare dei pomodori (Rota, Paola Tontini e chi ne ha) per trasformarli direttamente in passata.

    7) iniziativa menù nepalese

    Accanto alla pizzeria al mercoledì ci sarà anche una cucina “nepalese” di cui una parte del ricavato verrà devoluto per un progetto di cooperazione.
    8) workshop Barbara

    Barbara organizzerà nei giorni di mercato degli incontri di approfondimento  e piccoli dibattiti  su temi legati alla salute, al cibo e alle erbe.

    9) iniziativa su farine/grani antichi/panificazione

    Per l’autunno si pensa di organizzare un momento informativo sul tema del grano e delle farine. Per ora solo un’idea. Ancora tutto da costruire.

     

  • Operette Immorali – La Lupa, lo Stato e il Grillo Talpa

    di Marzia e Mattia

    Lupa: Pronto?

    Grillo talpa: Pronto, ciao lupa sono il grillo talpa.

    Lupa: Ciao grillo talpa come va?

    Grillo talpa: Bene bene, è da una settimana che ti sto chiamando…

    Lupa: Lo sai che non amo essere rintracciata, poi di solito dove sto io non prende…

    Grillo talpa: Sai benissimo che l’unico modo per non essere rintracciata è di non averlo proprio il cellulare. E’ inutile che fai quella fuori dal sistema col cellulare!

    Lupa: Hai ragione grillo. Prima o poi lo porterò all’isola ecologica. Ma anche quel giorno sono certa che continuerò a vivere nelle contraddizioni. Ti ho mai parlato della mia teoria dell’eliminazione graduale dei compromessi?

    Grillo talpa: No, magari un’altra volta eh lupa…a proposito di compromessi…hai visto i risultati delle elezioni?

    Lupa: Quali elezioni?

    Grillo talpa: Come quali elezioni? Cazzo lupa! Vivi proprio fuori dal mondo!

    Lupa: Preferibilmente nella boscaglia.

    Grillo talpa: Le elezioni europee lupa, le elezioni europee, fatte per eleggere il parlamento europeo, il parlamento dell’Europa cribbio!

    Lupa: Sì ma non ti scaldare grillo. Tu grillo credi veramente che abbia un senso andare a votare? Per il parlamento europeo poi…

    Grillo talpa: No che non ci credo. Non ci ho mai creduto.

    Lupa: Quindi non ci sei andato.

    Grillo talpa: Certo che ci sono andato.

    Lupa: E per quale motivo se non ci credi?

    Grillo talpa: Perché le persone hanno bisogno di poter credere che abbia un senso e in più siamo ad andarci più tutti si convincono che abbia un senso.

    Lupa: Quindi lo fai per le persone…

    Grillo talpa: No lupa. Non capisci proprio un accidenti di politica. Lo faccio per le istituzioni, per lo Stato, per il sistema, perché tutto non crolli miseramente. Per senso di responsabilità, per spirito civico, per il bene comune insomma.

    Lupa: Ma di quale bene comune parli grillo?

    Grillo talpa: L’unico bene comune possibile: il bene comune delle banche, dell’alta finanza, delle grandi industrie, dei petrolieri, dei faccendieri, delle cooperative rapaci, dei devastatori di montagne, dei fabbricanti di armi, “dei fabbricanti di saponette”, dei potenti di ogni colore, di chi regge i fili insomma. Il bene dei potenti è il vero bene comune. Senza di loro il popolino sarebbe spacciato…quando hai tempo rileggiti la Leggenda del Grande Inquisitore…

    Lupa: Vabbé. Ma chi hai votato alla fine? I grillini?

    Grillo talpa: Macché i grillini! Come sei scontata lupa! Solo perché hanno quel nome… Poveroni, sono carini e simpatici e la maggior parte di loro è animata da meravigliose intenzioni, poi li sento un po’ tutti come figli miei. In effetti anche loro sono dalla mia parte, anche se forse non se ne accorgono. Anche loro, anzi, soprattutto loro, sono lì per contribuire a dare una parvenza di democraticità al tutto. Vedi lupa, molte persone sono arrabbiate e hanno bisogno di trovare qualcosa dentro cui incanalare la loro rabbia. Sarebbe molto pericoloso se questo qualcosa non fosse controllabile all’interno delle istituzioni. Per questo esiste il mio omonimo senza talpa.

    Lupa: Ma chi hai votato alla fine?

    Grillo talpa: Ma per Renzi diamine! Ha grinta quel boy scout! E’ riuscito a fare entusiasmare anche il Resto del Carlino, pensa un po’!

    Lupa: Comunque grillo a me di questa storia non me ne può fregare di meno…mi hai chiamato per questo?

    Grillo talpa: No. In realtà ti ho chiamato per dirti che sei una minchiona.

    Lupa: E perché?

    Grillo talpa: Perché ho visto sul giornale cos’hai combinato con quelle pecore…

    Lupa: Avevamo fame. Il branco doveva mangiare.

    Grillo talpa: Avevi fame…proprio le pecore dovevi far fuori? Così non ti fai una bella pubblicità…Quelle immagini così truci in prima pagina…il pubblico avrà pensato che sei davvero feroce.

    Lupa: Non c’era altra selvaggina, e non per colpa mia. E se il pubblico si è scandalizzato significa che è un ipocrita allora…con tutti quegli agnelli che ogni anno vengono ammazzati per essere mangiati dagli umani…

    Grillo talpa: Ma lascia stare i massacri di agnelli! Sei anacronistica lupa. Il tuo tempo era già finito. Sei stata risuscitata per fare piacere agli “amanti della natura”, ai fotografi naturalistici, agli enti parco e agli impresari del turismo. Anche tu sei funzionale al sistema cara la mia lupa rivoluzionaria. Solo per questo non vi hanno ancora sterminato di nuovo. Ricordatelo. E ricordati anche, cara la mia lupa, che l’unico predatore da queste parti è l’essere umano. Non c’è spazio per altri predatori. Non capisci che è un monopolio il loro? Vuoi per caso metterti contro i monopoli? Vuoi finire in un pilone di cemento? Non puoi permetterti di mangiare carne destinata alla produzione di cibo. Rompi un equilibrio.

    Lupa: Ma di quale equilibrio parli grillo, che non abbia già rotto l’essere umano con la sua “grande civiltà”?

    Grillo talpa: L’equilibrio della produzione scemotta! Da quella pecora sai quanto latte doveva essere prodotto? Sai quanti agnelli per il macello dovevano ancora essere partoriti?

    Lupa: Avevamo fame. Il branco doveva mangiare. Anche tu quando hai fame mangi il colletto tenero delle lattughe.

    Grillo talpa: Dai non fare paragoni assurdi! Stiamo parlando di danni molto più ingenti e poi una lattuga ammosciata non farebbe scalpore fotografata in prima pagina. Te l’immagini il titolo sul giornale: “Allarme grillo talpa, massacro di lattughe”?

    Lupa: E la grandine, allora, che ammacca la frutta, squarcia le foglie e quando vuole tutto devasta? Le cavallette che fanno strage di giovani piantine appena trapiantate? E la monilia che annienta raccolti di ciliegie e albicocche? E l’oidio e la peronospera che insidiano le viti e tante verdure? E l’istrice che si mangia le patate? E la pioggia incessante che nutre le malattie e inzuppa i campi al punto che non è più possibile seminare per mesi e mesi? E il gelo che brucia i finocchi? E il solleone che ustiona i pomodori e i peperoni? E la dorifora che sfoglia le patate? E la carpocapsa che rode mele e noci? E le cavolaie e i lepidotteri tutti? Per non parlare dei cinghiali e dei caprioli, il giochino preferito dei cacciatori…E la siccità poi?

    Grillo talpa: Per questo esiste lo Stato, cara la mia lupa. Per questo vado a votare. Lo Stato è il papà che ti dà le sculacciate (o le cinghiate quando serve), ti chiude nello sgabuzzino buio se fai il cattivo, ti porta al circo se fai il bravo, ti dà i contributi per pagare i debiti con le banche e ti paga i danni quando arriva la grandine o il lupo cattivo (per danni da grillo talpa non credo esistano risarcimenti).

    Lupa: Bé allora se c’è lo Stato che paga qual è il problema?

    Grillo talpa: Paga troppo poco.

    Lupa: Comunque sia, io sono lupa e continuerò a fare la lupa, non credo che per qualche pecora in meno gli umani moriranno di fame. Mi auguro che il papà Stato dia i giusti risarcimenti ai pastori, basta che non cerchi di rinchiudermi dentro i suoi recinti. Piuttosto mi spari! Quello lo sa fare bene no? E quando vedi i tuoi amici umani ricorda loro che la natura non è tutta al servizio della loro maledetta produzione, ricorda loro che ogni tanto devono accettare di pagare un tributo alla natura per tutto quello che hanno preso e continuano a prendere, ricorda loro che forse è meglio essere liberi con una garanzia in meno che schiavi pieni di garanzie.

    Grillo talpa: Sei sempre la solita, lupa! Solo a papà Stato sono disposti a pagare i tributi gli umani. E non sono pochi.

    Lupa: Te l’ho detto, lupa sono e lupa resterò.

    Grillo talpa: Vabbé dai, si è fatto tardi e sto pure finendo i minuti dell’offerta Vodafone, ‘notte lupa, ci risentiamo…

    Lupa: Buonanotte grillo! E se li vedi salutami i tuoi amici grillini! E raccomanda loro di riascoltare meglio Storia di un impiegato!

    Grillo talpa: Ehi lupa! Ci sei ancora?

    Lupa: Dimmi.

    Grillo talpa: Questa ti piacerà.

    Lupa: Quale?

    Grillo talpa: Homo naturae lupus!

  • Si parla di terra al Pratello R’Esiste

    Ore 15.00-17.00 Piazza San Rocco – Dibattito “Terra bene comune: racconti di resistenze contadine”, con la partecipazione di Campi Aperti per la presentazione del manifesto e della campagna “Terra Bene Bomune”, Caicocci terra sociale (Umbria), Mondeggi bene comune (Toscana), coop. Arvaia, Accesso alla terra e Foglia di FICO.

    Qui il volantino col programma completo [gview file=”https://www.campiaperti.org/wp-content/uploads/2014/04/pratelloresiste-programma-25-04-2014-esec.pdf”] 

  • European Experience

    Come gruppo di lavoro sull’accesso alla terra all’interno di CampiAperti stiamo partecipando al progetto “European Experience-Sharing on Providing Land for Local Sustainable Agriculture”.

    Il progetto della durata di due anni, è finalizzato allo scambio di buone pratiche fra soggetti che in diversi Paesi europei si occupano di facilitare l’accesso alla terra e di promuovere un’agricoltura locale e contadina.

    Le realtà coinvolte nel progetto sono:

    Terre des Liens – Francia – capofila del progetto

    RegionalwertAG  e Gartencoop  Friburgo – Germania

    Soil Association Land Trust  e The Byodinamic Land Trust – Gran Bretagna

    Terre en vue  e http://www.land-in-zicht.be/ – Belgio

    AIAB Lazio e Coordinamento Romano, Terre Future, CampiAperti (Accesso alla Terra) – Italia   

    XCT (Xarxa de Custodia del Territori) e Rurbans/Terra Franca – Catalonia – Spagna

    Vivasol – Lithuania

    Da Agosto 2012 abbiamo partecipato a diversi incontri (Lione, Friburgo, Bristol, Roma). Inoltre abbiamo potuto fare una visita conoscitiva a Terres des Liens a Febbraio dell’anno scorso.

    Sono previsti ancora due incontri: uno in Spagna ad Aprile 2014 e l’ultimo di nuovo in Francia vicino a Parigi.

    I resoconti dei diversi incontri sono disponibili sul sito http://www.accessoallaterra.org/web/category/in-europa/

    Uno dei risultati previsti dal progetto è la creazione di un sito internet che raccoglierà informazioni dalle diverse organizzazioni coinvolte, fra le quali anche CampiAperti (ci sarà una pagina dedicata ad Accesso alla terra/CA con panoramica su CA e notizie specifiche su AT).

    Un altro dei risultati raggiunti dal progetto è stato quello di avviare una rete di relazioni fra soggetti che si muovono verso la difesa della terra come bene comune e verso la salvaguardia e il sostegno dell’agricoltura contadina e di prossimità.

    Si è anche avuta l’opportunità, grazie alla partecipazione a questa rete europea, di entrare in contatto con  realtà che promuovono e sostengono a livello europeo l’agricoltura sostenuta dalla comunità (http://urgenci.net/index.php?lang=en) e  la sovranità alimentare (http://nyelenieurope.net/en/).

    Si prevede una seconda edizione del progetto alla quale crediamo sarebbe importante riuscire a partecipare per mantenere aperto e vivo questo scambio di esperienze a livello europeo perché possono essere fonte di ispirazione e di confronto. L’idea è di partecipare insieme, Accesso alla Terra, Arvaia e CampiAperti. L’adesione formale sarebbe a nome di CA. La referente per il progetto sarei io (Cecilia) che mi prenderei l’impegno di aggiornare AT, Arvaia e CA che condividerebbero l'opportunità di partecipare agli incontri e l’onere di compilare ogni tanto i materiali richiesti.

    Cecilia

  • «Cooperativa» è una parola che non significa più un cazzo?

    falce

    pensierini sulle coop

    doveva essere il 1978 e tutti quanti, venti persone  e più,  mangiavamo a casa della zia all'aperto, sotto la grande quercia. Le famiglie operaie, come la mia, andavano in campagna dai parenti il sabato e la domenica a lavorare. A cavare le barbabietole a mano. Tornavano per un pasto gratis,  per una cassetta di frutta e verdura, un po' di uova e per chiaccherare e scherzare nella casa della grande famiglia originaria. Erano gli ultimi battiti di una storia che era stata molto lunga: la civiltà contadina stava per finire, la mezzadria contava pochi anni ancora ed era come se gli operai si raccogliessero intorno a un capezzale. Un decennio e quelle relazioni si sarebbero completamente disintegrate.

    Io e i miei cugini giravamo alla larga dai grandi. Armati di lance e archi percorrevamo i fossi invisibili come veri indiani. Appena ti scorgevano ti obbligavano a lavorare con loro, falcetto in mano, a decollare le barbabietole. I romagnoli di una volta non erano teneri con i bambini (famosa l'usanza barbara di fasciare i neonati e abbandonarli nella culla durante le ore di lavoro nei campi).

    In una di quelle domeniche assolate mi ricordo chiaramente un lontano parente proveniente dalle zone di Ravenna. Per noi montanari parlava con un accento assolutamente esotico: "me a so dla CMC, cooperativa cementisti e muratori!" declamava con orgoglio e la  dose di spacconaggine tipica.

    Pur essendo piccolo  questa cosa mi colpì e la ricordo ancora chiaramente. Doveva esserci qualcosa di veramente importante, pensai,  dietro quelle parole pronunciate in un'altra lingua (l'italiano). Cooperativa Cementisti e Muratori. Anni più tardi, diventato – diciamo – comunista,  mi convinsi che c'era sicuramente qualcosa di molto importante: innanzi tutto l'orgoglio di fare a meno del "padrone", perchè non c'era più il padrone, ma tanti soci uguali tra loro (all'incirca). Poi, così come i lavoratori delle fabbriche, anche gli artigiani dimostravano di sapersi unire: non più tanti piccoli, divisi, insignificanti a farsi la guerra l'un l'altro. E poi la consapevolezza di iniziare una nuova storia, un nuovo modo di fare  economia, nelle intenzioni più giusto, migliore….

    Perchè si è dovuti passare dall'orgoglio alla vergogna?

    Perchè quella speranza si è spenta?

    Trovo che l'idea del tradimento non sia sufficente per spiegare un andamento cha ha investito il movimento cooperativo storico nella sua interezza.

    Dato che mi è capitato di aver a che fare con le cooperative in diverse situazioni volevo condivedere alcuni ricordi e provare a rispondere, magari anche con il contributo di altri,  alla domanda del titolo.

    – fine pensierino n 1 –

    carlo

     

     

  • Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura

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    Riceviamo da SoS Rosarno il seguente invito:

    Vorremmo  rinnovare la richiesta di diffondere la petizione perchè nelle prossime settimane decideremo quando presentarla ufficialmente a COOP ITALIA in presenza della stampa e possibilmente nella persona di Claudio Mazzini in quanto "responsabile sostenibilità, innovazione e valori Coop Italia". 

    Allora, per chi non avesse ancora sottoscritto on line su change.org, affrettatevi!

    Visualizza la petizione:

    segnaliamo inoltre l'articolo di Domenico Perrotta

    IL CASO ITALIANO
    Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura
    Da "il Mulino" n. 1/14
    http://www.rivistailmulino.it/journal/articlefulltext/index/Article/Journal:RWARTICLE:75749

     

  • Palestina – le umiliazioni quotidiane

    checkpoint

    Pensavo di aver finito ma oggi devo proprio raccontare l’ultima cosa. Io e Angela siamo andate a Gerusalemme a fare le allegre turiste. Eravamo gia’ andate due volte questa settimana ma sempre in macchina perche’ i cooperanti ci avevano dato un passaggio, poi eravamo tornate indietro in autobus. Il fatto e’ che per tornare da Gerusalemme verso Ramallah gli israeliani non fanno controlli sugli autobus, oggi invece siamo andate in autobus da Ramallah a Gerusalemme e allora e’ diverso. L’autobus e’ arrivato al check point di Calandia e li’ siamo tutti scesi e siamo andati a piedi verso la barriera. Li’ ci siamo messe in fila con gli altri (poca fila perche’ il venerdi’ e’ festivo)
    e poi ci hanno fatto passare in un corridoio fatto di cancellate dove c’e’ giusto lo spazio per una persona, insomma in fila per uno tra due cancelli alti che conducevano ad una porta girevole fatta di sbarre di ferro. La porta girevole viene bloccata dai militari quando vogliono. Dalla porta girevole si arriva in una gabbia (proprio cosi’!) dove i militari, da dietro un vetro blindato controllano i passaporti. Angela non aveva capito ed e’ andata dritta allora i militari hanno bloccato la porta girevole di uscita e dall’altoparlante le hanno ordinato (onestamente non si puo’ dire “le hanno chiesto”) di far vedere il passaporto. A quel punto siamo passate dalla seconda porta girevole fatta di sbarre che conduce in un altro corridoio ingabbiato per poi passare da una terza porta girevole e poter tornare a prendere l’autobus che ha proseguito verso Gerusalemme. Ci hanno detto che nei giorni feriali si fa anche molta fila. Tutto questo per andare da Ramallah (Palestina) a Gerusalemme est (Palestina pure lei), Cioe’ non per entrare in Israele, ma per rimanere in Palestina. Mi direte ” e che non lo sapevi che ci sono i check point israeliani in Palestina?” In effetti e’ risaputo ma mi sono stupita ugualmente, il fatto e’ che la sensazione di essere trattata da bestia e’ stata nettissima, siamo tutti abituati a mostrare un documento per passare da qualche
    parte, ma non siamo abituati a essere trattati cosi’, non si capisce come facciano i palestinesi che fanno questa trafila tutti i giorni per andare a lavorare, una bella dose di umiliazione mattutina per cominciare la giornata… Poi un giorno di luce bellissima a Gerusalemme e domani si torna a casa, si torna al lavoro!
    Germana

  • Noi tifiamo facchini

    granarolo2Una megazienda dell'agroalimentare, i subappalti per la movimentazione delle merci, una lotta dura per la difesa del salario, la repressione che si scatena… 

    Da una parte la "sinistra" e la lega delle cooperative, dall'altra lavoratori immigrati che osano contestare la decurtazione del proprio salario.  Nel trambusto qualcuno arriva a dire che   "cooperativa è una parola che non significa più un cazzo."  (bisognerà riflettere bene su questa affermazione).  Ebbene, noi in questa faccenda non abbiamo dubbi: forza  facchini! Boicotta Granarolo!

    *** Incolliamo di seguito la lettera dei facchini in lotta.

    http://www.infoaut.org/index.php/blog/precariato-sociale/item/10495-lettera-alla-citt%C3%A0-di-bologna-dai-facchini-in-lotta-contro-granarolo

    Lettera alla città di Bologna dai facchini in lotta contro Granarolo Siamo i facchini, gli studenti, i precari, i centri sociali, che da 9 mesi lottano uniti, insieme al sindacato di base S.I.Cobas, per affermare la dignità degli ultimi.
    La nostra protesta è iniziata quando una parte di noi ha subito un grave sopruso.
    Puniti e licenziati per aver scioperato contro provvedimenti illegittimi che ledevano la nostra dignità di lavoratori.
    Per anni abbiamo lavorato spezzandoci la schiena nei magazzini della logistica di multinazionali che come Ctl/Granarolo e Cogefrin realizzano profitti milionari.
    Le grandi aziende appaltano una parte fondamentale del  lavoro a cooperative che in concorrenza tra loro promettono il prezzo più basso alla committente.
    Tutto ciò è possibile grazie al fatto che noi, i  “ soci cooperatori” siamo  trattati come  schiavi nei magazzini lontani dal centro cittadino, nelle periferie buie dove il nostro turno di lavoro inizia al tramonto  e finisce quando il sole tiepido inizia a scaldare la città.
    Lavoriamo nelle celle frigorifere  e nei magazzini polverosi e bui.  Spostiamo bancali di merci nei piazzali d'asfalto dove file di camion ci attendono per essere caricate.  I ritmi con cui lo facciamo vngono cronometrati e debbono essere  sempre più veloci, poco importa che lo si faccia durante il caldo torrido dell'estate, o nel gelo invernale.
    La maggior parte di noi è arrivata in questo paese lasciando la propria terra e i propri affetti in cerca di un futuro migliore.  Nel nostro viaggio pochi di noi hanno avuto la fortuna di arrivare con tutti quelli con cui erano partiti.
    Molti dei nostri compagni non ce l'hanno fatta. Inghiottiti da un mare che non ricorderà nemmeno i loro nomi. Lasciati a marcire in  carceri come quelle libiche dove ogni diritto umano è sospeso.  Dimenticati nei “centri di accoglienza”italiani dove nudi nei piazzali venivamo ripuliti con gli idranti come la storia ci ricorda facevano i nazisti nei campi di concentramento.
    Molti di noi alle spalle hanno storie terribili come queste.
    Ma ora siamo qui con un permesso di soggiorno che ci dice che finché lavoriamo possiamo restare.
    Ma a quali condizioni?
    Può il lavoro sacrificare la nostra dignità? E' giusto chiederci di tenere la testa abbassata mentre il capo ci urla e ci offende in continuazione?  E' democratico un sistema di lavoro che ci impone turni massacranti, straordinari mai pagati, buste paga irregolari, tagli del salario del 35 %?
    Granarolo afferma di non avere nulla a che fare con noi. Loro bianchi e candidi come il latte noi, sporchi e scuri com la fame e la miseria.
    Loro dicono che non siamo loro dipendenti , ma noi per anni abbiamo lavorato nei loro magazzini, eseguendo i comandi dei loro capi, caricando e scaricando i loro prodotti .  Loro dicono che davanti ai cancelli quando scioperiamo non riconoscono le nostre facce. Ci crediamo perché nemmeno noi abbiamo mai visto le loro nei magazzini.
    Ma davvero non c'è una responsabilità di  chi appalta il lavoro? Davvero è sufficiente girarsi dall'altra parte e fingere di non sapere?
    Ci dicono che la Granarolo continua ad investire nel mercato. Leggiamo sui giornali che il suo fatturato lo scorso anno ha sfiorato  i 1oo milioni  e che si conferma in crescita.
    E allora perché il suo presidente ha permesso che una cooperativa a cui aveva affidato il lavoro del facchinaggio ci tagliasse le buste paga per “stato di crisi”, mentre peraltro si continuavano a fare straordinari?
    Perchè dopo mesi la nostra dignità deve essere ancora offesa dall'arroganza di un padrone che ha tutto e che per sbeffeggiarci sceglie di comprare le pagine di tutti i giornali per offenderci ancora una volta?
    Noi non possiamo comprare l'informazione e nemmeno crediamo sia giusto poterlo fare.
    Abbiamo questa nostra storia da raccontare.  La raccontiamo da 9 mesi, davanti ai cancelli di chi per tanto tempo ci ha sfruttato, nelle piazze e nelle vie della città. L'abbiamo raccontata a voce alta mentre la celere ci prendeva a cazzotti, ci spruzzava per ore dei gas velenosi in faccia, e ci trascinava via due nostri colleghi per arrestarli. Non abbiamo amicizie tra tutti coloro che comandano la città. Abbiamo la nostra voce, abbiamo i nostri corpi, abbiamo la solidarietà di chi è sempre stato al nostro fianco.  Abbiamo la forza della nostra dignità e della nostra lotta. Bologna, schierati con noi! 

  • Assemblea generale 11/Dicembre 2010

    Assemblea generale 11/Dicembre 2010

    Accesso alla terra – a proposito dei trasformatori di CampiAperti

    Da circa un anno CampiAperti sta raccogliendo delle relazioni dei trasformatori di CampiAperti (Luciano e Paola, Il Plicotto, Ambra, Manu, Isabella, Davide e Federica, Pinuccia, Stefania di Una fattoria per amico). Tutto ciò è utile a fare il punto della situazione, in quanto CampiAperti accetta i trasformatori nei mercati per dar loro la possibilità di avere un microreddito. E questo perchè possano avere un minimo di liquidità per avviare il proprio progetto in campagna. In alcuni casi questo sembra che non sia successo, come emerge dalle relazioni. Alcuni trasformatori non hanno avviato un vero e proprio progetto di vita in campagna. Questo non è in linea con i principi di CampiAperti, anche perchè magari il posto al mercato di chi ci sta senza avere un progetto, potrebbe essere di qualcuno a cui quel microreddito serve veramente.

    Nei particolari dei singoli casi, vista l'assenza di molti trasformatori in assemblea generale, ne parleremo nelle singole assemblee di mercato, che a questo punto, potremmo convocare nel mese di gennaio.

    La necessità emersa dall'assemblea è quella che ci sia consapevolezza politica del progetto che c'è dietro la vendita dei trasformati.

    Un gruppo di soci (tra cui trasformatori e co-produttori) andrà a far visita ai trasformatori per spiegare loro ciò ulteriormente e risolvere le situazioni caso per caso.

    Gestione mercati

    Marco Mazzanti de “Il Serraglio” ha sollevato il problema che si verifica nelle assemblee di mercato di fronte ai nuovi ingressi.

    FASI PER I NUOVI INGRESSI:

    a) il nuovo produttore si rivolge a un responsabile di mercato o spedisce una mail a info@campiaperti.org

    b) il responsabile o chi altri spiega cos'è CampiAperti, e che avere un banco al mercato non significa solo questo, ma significa far parte di un'associazione

    c) visita in azienda da parte di un gruppo di produttori e di co-produttori

    d) se tutto va bene assemblea di mercato

    Nell'ultima fase, cioè l'assemblea di mercato il parere, circa il nuovo ingresso, deve essere dei produttori dello stesso prodotto ma anche di tutti gli altri produttori nonché co-produttori. Questo perchè i nuovi ingressi devono essere limitati solo in casi eccezionali. L'arrivo di un nuovo produttore nella maggior parte dei casi fa bene al mercato perchè porta nuove persone.

    Nel caso in cui il mercato abbia poca affluenza, allora l'assemblea di mercato può decidere di investire in comunicazione e pubblicitàò, invece di non accettare nuovi produttori.

    Per il Savena Rachele e Michela si sono proposte di avviare un punto di ristoro, un chiosco bio in cui distribuire piatti caldi con i prodotti di CampiAperti. Si impegnano quindi a scrivere un progetto, anche economico, e presentarlo in lista entro la primavera, quando vorremmo che il chiosco partisse.

    A breve inoltre, come deciso all'assemblea politica di luglio, stamperemo il DECANOLOGO da esporre su un cavalletto ai mercati. Un incaricato lo porterà ogni volta con il suo mezzo al mercato.

    Decisione riguardo alla gestione dei mercati è anche quella di stabilire due responsabili a rotazione (ogni anno cambieranno) tra i produttori, di modo che siano autogestite dal mercato le richieste di nuovi ingressi, o qualsiasi altra faccenda (controlli , relazione con xm o vag, posteggi, ecc…). Così anche se Michela non fosse fisicamente presente (cosa che succede tutti i mesi, vista l'impossibilità di essere presente sempre a tutti e tre ogni settimana) il mercato è in grado da solo di affrontare questioni importanti.

    Nelle assemblee di mercato che faremo a gennaio stabiliremo anche I due responsabili per ogni mercato. In occasione di queste distribuirò anche le nuove schede da esporre ai banchi dei mercati, quelle dei trasformatori avranno anche gli ingredienti sul retro, chi non mi ha ancora consegnato l'elenco degli ingredienti si faccia vivo.

    Etica del lavoro

    Accettato dall'assemblea di mercato il nuovo punto del regolamento:

    Campiaperti rifugge il lavoro come alienazione. Appoggia il coinvolgimento dei lavoratori (dipendenti, stagionali o occasionali) nella gestione dell'azienda. Crede inoltre nella chiarezza di rapporto di lavoro tra titolare e dipendenti. Questi ultimi sono parte attiva dell'azienda, e per questo alla prima visita devono essere presenti insieme al titolare, per comunicare il loro ruolo. Nel caso in cui un dipendente avesse problemi con il titolare, può farlo presente a un gruppo di lavoro (composto anche da dipendenti delle aziende associate e co-produttori) il quale approfondirà la questione, e riproporrà il caso in assemblea. L'assemblea può poi valutare ciò che il gruppo di lavoro riporta e decidere se sospendere il produttore dai mercati di CampiAperti.

    Vivaio di CampiaAperti

    Nelle serre dei giardini Margherita o nell'area dell'ex-centro di microprogazione di Croce di Casalecchio si è aperta la possiblità per CampiAperti di presentare un progetto per un vivaio di piantine bio. Progetto la cui organizzazione (economica e gestionale) non spetterà all'associazione, ma ad altro ente, e con cui però i produttori di CampiAperti vorrebbero collaborare per selezionare semi e acquistare piantine bio autoprodotte.

    Nello specifico, un gruppo di associazione tra cui Oltre e Borgomondo, hanno scritto una lettera al comune e al patrimonio (il centro ora è di proprietà del patrimonio di Bologna) per ricevere l'affidamento dell'area con vari progetti. CampiAperti ha sottoscritto la lettera e si è proposta dio aiutare le associazioni nel dialogo con il patrimonio di Bologna.

    Il posto è molto grande, ha già delle serre attrezzate e potrebbe inoltre diventare la sede reale dell'associazione, dove fare incontri, laboratori, cene ed avere un ufficio di riferimento per ricevere i nuovi ingressi ecc…

    insediamento rurale-accesso alla terra

    Germana propone di rivolgersi alla cooperativa MAG6 di Modena per investire come CampiAperti nell'acquisto di terra. Terra da dare a chi ne farà richiesta a campiAperti con progetti di insediamento rurale. A questo proposito pensiamo di avere un'incontro con MAG6 a gennaio.

    altre ed eventuali

    Il gruppo di lavoro sulla comunicazione dei prezzi di CampiAperti ai mercati si incontrerà dall'anno prossimo, già ci sono Michele e Carlo, chi si vuole aggiungere ben venga.

    Simone Li Calzi porterà al banco anche i prodotti de Le galline felici.